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Quando due solitudini s'incontrano

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Oggi vi parlerò di un romanzo, come si capisce a colpo d'occhio dall'immagine (carina vero? Ho usato i sassi che qualcuno mi ha portato dal mare). Se l'argomento non v'interessa a prescindere, c'incontriamo nel prossimo articolo. Spesso leggo e sento (ma leggo di più, perché ormai ascolto poco) che si ama particolarmente un'opera letteraria quando in essa si ritrova qualcosa di sé. Che sia lo stile, quindi il modo di raccontare, oppure che si tratti di suggestioni o ambientazioni famigliari, pare si tenda a ricercare qualche tratto comune tra il lettore e il lavoro del narratore. Personalmente, posso affermare il contrario; tale certezza deriva dal piacere con cui leggo gli autori giapponesi. A prescindere dalla storia e dai personaggi, mi affascina quella che definirei la "grazia" dell'espressione, che si dice sia naturale nei loro gesti (e, sospetto, abbastanza innaturale nel mio modo di raccontare). Mi è accaduto di leggere romanzi nipponici in...