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Visualizzazione dei post con l'etichetta virus

Ne usciremo migliori? Ciau bale!

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Erano i primi giorni. Il vento dell'est, sotto forma di giramondo che avevano fatto almeno uno scalo in Cina, aveva portato dentro i nostri confini il virus che si aggirava come la molecola di sodio nell'acqua: "C'è qualcuno?"; a differenza dello sferoide con voce petulante dello spot, ha trovato un casino di gente. Erano i primi giorni, dicevo, ed eravamo tutti annichiliti, scioccati, insomma ci si cagava addosso dalla paura. Allora ci si sentiva uniti, ci si voleva bene come manco a Natale. Che meraviglia! Potendo, ci saremmo uniti in un unico, sincero e avvolgente, abbraccio planetario... ecco, magari ai milanesi, ai cinesi e ai coreani avremmo mandato una mail affettuosa in luogo del reale contatto umano, ma loro all'inizio facevano più paura degli altri. Ma ci si voleva bene, alla partenza della Fase 1. Per una settimana, forse due, siamo usciti sui balconi a salutare sconosciuti o gente mai considerata, che anzi prima ci stava persino antipati...

Qui c'è roba buona: Più dentro che fuori

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Oggi vi parlerò di un libro, talmente bello che verrebbe da dedicargli un sonetto, di cui ho sentore di avervi già accennato di sfuggita. Il fatto che ne sia io l'autrice non inficia minimamente il suo valore intrinseco, anzi lo rafforza perché la mia autostima è incagliata in abissi tanto profondi che non potete nemmeno immaginare. "Più dentro che fuori", edito da Morellini (persona incredibilmente sagace e sempre sul pezzo anche l'editore), narra le vicende di una donna stanca d'essere imprigionata tra le mura di casa che, un mattino decide di partire per Dublino guidando una vecchia auto debole di motore. Vi ricorda qualcosa? Ebbene, il romanzo è stato scritto, pubblicato e uscito in libreria in tempi non sospetti (oddio, quando è uscito il virus c'era già, ma si aggirava timidamente a tastare il terreno); ma chi scrive con profondità di spirito, coniugata con un'intelligenza che rasenta la genialità - autostima bassa a parte - fini...

Era solo nascosto

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dove prima c'erano i libri Si era nascosto in un angolino buio. Se ne stava acquattuato, con i muscoli tesi, forse muoveva il posteriore come un felino pronto a saltare. Di preciso non so, perché non lo vedevo. Ne avvertivo la presenza, certo, per via di quell'istinto che fa percepire i pericoli prima che i sensi vengano allertati da un rumore, un odore, un lieve spostamento d'aria. E' un fatto che stavo allerta da tempo; non che lo aspettassi con ansia, ma l'ansia c'era. E' arrivato dopo che mi ero persuasa che ormai avrei potuto sopportare tutto, che nulla sarebbe più riuscito a piegarmi. E' entrato con la grancassa e mi ha svegliata mentre riposavo, seguito dalla banda, rumorosa oltre il limite del tollerabile, composta da nausea, tachicardia, iperventilazione, terrore d'impazzire, semiparalisi agli arti... mi pare di aver visto anche delle majorettes inette a cui cade la mazza direttamente sulla mia testa. A pensarci bene, forse ...