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Visualizzazione dei post con l'etichetta autoanalisi

La paralisi emozionale

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Lisbeth con matita Questo è un periodo di grane grosse, da qualsiasi parte lo si voglia guardare. Lanciate pure un argomento a caso, e io vi do la grana a tema. Lo so che qui è sempre tutto complicato, ma ora non si scherza: gira tutto al contrario e con moto caotico, non è possibile prevedere da dove e quando arriverà il prossimo disastro.  Le preoccupazioni sono tante e ho anche la pessima abitudine di sobbarcarmi i guai altrui. Non se ne esce. Provo ad essere razionale, e mi spiego la sfilza di eventi degli ultimi mesi adducendo come causa scatenante il fatto che due o tre persone mi odiano tanto e le loro energie negative sono riuscite ad impossessarsi del mio essere, nonché dell'ambiente circostante. Non vi sto a raccontare quali teorie elaboro quando provo ad essere irrazionale. Ma giusto ieri, mentre esponevo la tesi sulle devastazioni provocate dall'odio altrui a una meravigliosa bambina di nome Firyal, lei mi ha risposto che mi ama talmente tanto da compensare. I bambi...

Più dentro che fuori - il viaggio dell'agorafobica

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Quante volte vi ho detto che volevo andare a Dublino? Siate sinceri: avete pensato che non ce l'avrei mai fatta, eh? Credete forse che una donna perlopiù impegnata a raccontarvi il tormento interiore per una capatina dal panettiere sotto casa, non riesca ad allontanarsi dalla sua tana per più di mezzora? Gente di poca fede!  Certo che ci sono andata a Dublino. Con la fantasia, ma ci sono andata. Adesso direte che così sono capaci tutti. Mica vero, serve parecchio sforzo creativo per arrivare in un luogo senza muoversi dalla sediolina; si fa prima a prendere un aereo, per dire. Comunque l'Irlanda è intrigante esattamente come la immaginavo. Da questo viaggio avventuroso e intriso di complicanze insite nell'agorafobia, è nato il romanzo "Più dentro che fuori", sottotitolo: "Il viaggio dell'agorafobica", edito da Morellini. E dal momento che qualsiasi sinossi, commento, analisi, trama legata a un libro mi risolta assai difficile, vi...

fuori dalla memories avenue

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Oggi pensavo che è folle analizzare ogni comportamento e ogni pensiero. Poi ho iniziato a notare che stavo analizzando il mio analizzare. Ne sono uscita per un pelo. L'autoanalisi, l'analisi in generale, è cosa buona e giusta, ma se il lavoro parte da basi errate si finisce con la catastrofe dell'umore. C'è poco da fare, l'ansia patologica è una cattivissima consigliera; mette in fila tutti i pensieri come fossero tessere del domino. Poi s'inciampa in un ricordo molesto e parte l'effetto go-down. Qualche giorno fa teorizzavo che da qualche tempo sono men depressa, o almeno non con effetti psico-fisici così evidenti, perché non ho tempo. L'ho sparata così, una battuta per tacitare domande insistenti. Oggi, che ho un po' meno da fare, mi ritrovo a rifletterci e intravedo quantomeno una mezza verità. L'impegno a lottare per piccole e grandi grane quotidiane, certamente non rende più sereni (anzi), ma allontana la sequenza devastante...