Ho rubato un po’ di voi (parte 1)
Questa è l’era del digitale, sono gli anni del distanziamento che per me, e alcuni di voi, fanno parte di un’abitudine consolidata molto tempo prima dell’avvento delle mascherine. E questa è una premessa o una giustificazione, devo rifletterci. Da circa un mese ho terminato di scrivere il nono o decimo romanzo; al momento non riesco a ricordare con precisione, perché stamattina mi sono svegliata alle 5 con un’ansia che mi sfasa presente e passato (comunque, tre li hanno pubblicati e se questo seguirà lo stesso destino, saranno quattro… gli altri sono spiaggiati in vecchi computer). Ciò che so per certo è che stavolta non è stata come le altre: è una storia a tratti divertente, ma non mi sono divertita a scriverla (di solito ridacchio mentre scrivo, qui ero un po’ incazzata); ho impiegato un’eternità a finirla, almeno per i miei parametri (era persino lievitato a 600 pagine, poi drasticamente ridotte) perché non riuscivo a smettere; l’idea è stata partorita...