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Visualizzazione dei post con l'etichetta ansia anticipatoria

Anima gemella? Incontrata.

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Ho preso il treno e sono andata al mare. Così, con scarso preavviso per fregare sul tempo l’ansia anticipatoria. È stata un’azione impulsiva, dettata da rabbia, da illusione e delusione che, guarda caso, viaggiano sempre in coppia; e da una nuova consapevolezza che mi ha colpita come un ramo in fronte, mentre corri e stai guardando da un’altra parte. Stavo scrivendo, "inventando" la storia di un bambino e... boom! Botta in testa. Avevo bisogno di ascoltare le onde che arrivano impetuose e poi si ritraggono: sembrano suggerirti di affrontare i problemi con coraggio e allontanarti da ciò che ferisce giusto il tempo per riprendere vigore. Ma lì è accaduto qualcosa che non mi aspettavo. Innanzitutto, una nota di colore: in Germania andrei via come il pane; si vede che ai tedeschi piace la roba che inizia a frullare… in effetti, ragioniamoci, i crauti – secondo la ricetta originale – richiedono un certo tempo di fermentazione. Comunque, gli aitanti teutonici non ci interessa...

Aspetto con ansia

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Capita spesso di sentire "aspetto con ansia". La frase di solito termina con: la telefonata di qualcuno particolarmente gradevole (o a cui si sta mentendo), l'uscita di un nuovo romanzo, l'ultimo modello di telefonino, ecc. E' un modo di dire che trovo divertente, perché io (e suppongo molti di voi) aspetto con ansia e basta. Non so cosa aspetto, a parte le catastrofi; quindi do al concetto un significato anticonvenzionale, diciamo così. Quello che per altri è un attendere con beata trepidazione, per me è ansia anticipatoria. Non ci sono santi, non si scappa. Ci ragionavo stanotte, nell'intento di sfuggire da altri pensieri ben più molesti, e mi davo ragione su un dato certo: l'aspetto più insopportabile dell'ansia, sono i suoi tempi d'attesa.  Attenzione: come sempre, intendo l'ansia patologica, non quella che gli esperti definiscono salutare, propedeutica alla creatività, salvifica, e altre belle cose. So che tra una settiman...

Agosto è finito e l'ansia da ospite

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Agosto è finito. E anche per oggi ho inserito nel testo un'inutile ovvietà; ormai è quasi un marchio di fabbrica. Pur avendo una certa predisposizione per le asserzioni banali, questa ha un suo perché. Agosto è il mese delle vacanze, delle città che si svuotano (sempre meno, purtroppo), delle gite, passeggiate, cene con amici, birrettina nei locali, eccetera. Ma è anche il mese in cui la depressione sboccia mostrando colori più vividi, le ansie trovano maggiore spazio tra i diminuiti impegni, le nostalgie di vecchi viaggi (ormai persino un po' sbiaditi) mordicchiano qua e là come zanzare moleste. Personalmente ho cercato di impegnare questo mese in modo costruttivo. L'impresa non ha avuto i risultati sperati, a parte una bronchite che ha riproposto le suggestioni dell'estate al mare 1995. Tuttavia, mi sono tenuta occupata: ricerca di nuovi lavori (il mio curriculum ha qualcosa che non va, devo studiarlo meglio), progetti inattuabili o comunque vagament...