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Visualizzazione dei post con l'etichetta follia

Smettere di nascondersi.

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  Appena terminato di guardare un telefilm che mi ha turbata; una non scelta, una casualità da zapping. Turbata e decisa a distrarmi con qualche sciocchezza. Ed ecco un blackout, buio e silenzio rotto solo da qualche antifurto. Fortuna che mi piacciono le candele e ne ho sempre sul tavolino. Esco sul balcone e scopro che sta piovendo: è una buona cosa, la pioggia sembra rendere più leggera ogni cosa. Nelle altre case si scorge qualche luce da torcia o da schermo del telefonino.      Ripenso alla storia di quel telefilm, cerco di capire perché ne ho trascritto quasi integralmente i dialoghi… “Prendimi come sono, chiunque io sia”, s’intitola così ma non ricordo il nome della serie; c’è Anne Hathaway, questo lo so, all’inizio è oltremisura euforica e non è dato capirne la ragione; è mattino presto e va al supermercato… a quell’ora s’incontrano poche persone.   Nelle notti d’insonnia, a volte aspetto l’apertura del supermercato seduta nel parcheggio antistante...

La piccola follia quotidiana

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  Av ete presente quel pizzico di schizofrenia che talvolta fa capolino nella nostra mente? Avanti, ditemi di sì, cosa vi costa? Sto parlando di quel fenomeno che ci fa apparire diversi anche a noi stessi, facendoci ribaltare da fermi. È come se qualcuno, inaspettatamente e senza apparente motivo, spostasse tutto il peso su un solo lato del nostro equilibrio (scrivo "nostro" anche se vi percepisco dubbiosi).  Non è piacevole, ma ho scoperto che la sgradevolezza deriva dal fare resistenza.  Così, quando la piccola follia (o grande, dipende dal terapeuta interpellato) si affaccia, quando mi sento risucchiare in quel mondo che francamente fa una gran paura, smetto di meditare su eventuali strategie (tanto, l’ho imparato, mi do dei pessimi consigli). Resto lì rovesciata e osservo l’ambiente circostante da quella prospettiva, cercando di individuare cosa lo renda così interessante; annoto e rileggo appena mi rimetto in piedi, stabile sulle zampe. C’è molto da imparare dalle no...

Il contagio da odio

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Amo ascoltare. Ho imparato un gran numero di  cose ascoltando attentamente. Molte persone non ascoltano mai. Ernest Hemingway Lo leggo, lo vedo, lo sento: stiamo perdendo quel po’ di equilibrio che ci era rimasto ; e, purtroppo, non stiamo scivolando verso una follia creativa, di quelle che, per dirne una, spingono a fermare la gente per strada con farneticazioni di vario tipo per poi premiare gli ascoltatori con caramelle in parte già succhiate. Ho conosciuto un uomo, indubbiamente malato, che aveva questa meravigliosa abitudine… salvo tentare di prendere a legnate chi non lo degnava d’attenzione, e forse aveva ragione: è oltremodo scortese non ascoltare chi ha qualcosa da dirci, ma soprattutto ci si può perdere concetti importanti per noi stessi. Diventare sordi ai pensieri altrui è, a mio parere, l'handicap più invalidante che esista.  Ma sto perdendo il filo del discorso. Aggiungo solo che, per un annetto buono, quotidianamente mi sono ritrovata in tasca caramelle ...

La paralisi emozionale

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Lisbeth con matita Questo è un periodo di grane grosse, da qualsiasi parte lo si voglia guardare. Lanciate pure un argomento a caso, e io vi do la grana a tema. Lo so che qui è sempre tutto complicato, ma ora non si scherza: gira tutto al contrario e con moto caotico, non è possibile prevedere da dove e quando arriverà il prossimo disastro.  Le preoccupazioni sono tante e ho anche la pessima abitudine di sobbarcarmi i guai altrui. Non se ne esce. Provo ad essere razionale, e mi spiego la sfilza di eventi degli ultimi mesi adducendo come causa scatenante il fatto che due o tre persone mi odiano tanto e le loro energie negative sono riuscite ad impossessarsi del mio essere, nonché dell'ambiente circostante. Non vi sto a raccontare quali teorie elaboro quando provo ad essere irrazionale. Ma giusto ieri, mentre esponevo la tesi sulle devastazioni provocate dall'odio altrui a una meravigliosa bambina di nome Firyal, lei mi ha risposto che mi ama talmente tanto da compensare. I bambi...

Più dentro che fuori - il viaggio dell'agorafobica

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Quante volte vi ho detto che volevo andare a Dublino? Siate sinceri: avete pensato che non ce l'avrei mai fatta, eh? Credete forse che una donna perlopiù impegnata a raccontarvi il tormento interiore per una capatina dal panettiere sotto casa, non riesca ad allontanarsi dalla sua tana per più di mezzora? Gente di poca fede!  Certo che ci sono andata a Dublino. Con la fantasia, ma ci sono andata. Adesso direte che così sono capaci tutti. Mica vero, serve parecchio sforzo creativo per arrivare in un luogo senza muoversi dalla sediolina; si fa prima a prendere un aereo, per dire. Comunque l'Irlanda è intrigante esattamente come la immaginavo. Da questo viaggio avventuroso e intriso di complicanze insite nell'agorafobia, è nato il romanzo "Più dentro che fuori", sottotitolo: "Il viaggio dell'agorafobica", edito da Morellini. E dal momento che qualsiasi sinossi, commento, analisi, trama legata a un libro mi risolta assai difficile, vi...

Da soli è meglio. A volte.

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Da "L'assassino del commendatore" di Murakami AVVERTENZA: se siete tanatofobici, non proseguite nella lettura. Ci ritroveremo comunque nei prossimi giorni... se saremo ancora qui (a volte, la mia perfidia mi stupisce). Avete mai partecipato alla cerimonia di consegna delle urne cinerarie?  Io non ero nemmeno informata della sua esistenza e mi ci sono trovata da sola, con due addetti cimiteriali (o qualcosa del genere) che mi stavano a fianco come corazzieri (anche l'altezza era quella giusta). Loro, i corazzieri, sembravano stupiti e persino avviliti per via della penuria di gente in buona salute (insomma, così così) nella stanza rotonda e per la mia evidente brama di concludere tutto velocemente. Perché "confezionare" le ceneri di un defunto è un'attività che richiede lentezza meditativa e una certa quantità di packaging.  Chiariamo un concetto: ve la racconto in modalità brutale, ma sul momento c'era della sofferenza che dovevo ges...

Le mie feste

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Trascorrerò Pasqua e il relativo diminutivo in compagnia di gente dalla mente obnubilata da malattie varie ed eventuali. Non me faccio un cruccio, considerando che una delle conversazioni più brillanti degli ultimi tempi l'ho intrattenuta con una donna in stato catatonico... secondo l'augusto parere dei medici che a volte, lasciatemelo dire, tendono a una certa superficialità diagnostica. Ho già acquistato ovetti di cioccolata (quella buona) per le operatrici sanitarie, che in questi mesi mi hanno insegnato una lezione preziosa: fuori di qui bisogna ripulirsi la mente da ciò che si vede e si sente, bisogna dimenticare che la vita è anche questa. Loro ci riescono bene per via dell'esperienza, io sto cercando d'imparare e sono lenta come sempre. Sì, c'è la signora che si mangia la tovaglia appena la si lascia fare, un'altra che piange senza sosta lamentando di voler tornare a casa sua, e c'è la figlia di una donna dall'aspetto nipponico (è b...