"Solo per un po'".
Mi hanno detto “per un po’ non scrivere. Esci, guarda cosa accade fuori da te, incontra gente e i loro pensieri… solo per un po’”. Così, per due o tre mesi ho segregato i quaderni in un cassetto, messo in attesa tutte le storie già iniziate e mi sono piazzata in ascolto di voci e mi seduta su panchine e ho sorriso anche quando non ne avevo voglia e ho provato a ripudiare l’isolamento e un sacco di altre cose poco significative. Poi ho avvertito quella sensazione di vuoto che, di norma, prelude al pericolo di umore tendente al tetro: una bizzarra sfumatura di nero, perché pure il nero non è un assoluto (anche se la scienza ha scoperto un nero più nero del Vantablack, che però qui non ho mai visto). Allora mi hanno detto “Sei strana, sembri assente, forse hai nuovamente bisogno di un aiuto, di uno specialista… solo per un po’”. Così sono tornata dalla specialista che mi ha trovata singolarmente noiosa, segno che è una brava perché mi venivo a noia da me. Ho riflettuto sull’...