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Più dentro che fuori - il viaggio dell'agorafobica

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Quante volte vi ho detto che volevo andare a Dublino? Siate sinceri: avete pensato che non ce l'avrei mai fatta, eh? Credete forse che una donna perlopiù impegnata a raccontarvi il tormento interiore per una capatina dal panettiere sotto casa, non riesca ad allontanarsi dalla sua tana per più di mezzora? Gente di poca fede!  Certo che ci sono andata a Dublino. Con la fantasia, ma ci sono andata. Adesso direte che così sono capaci tutti. Mica vero, serve parecchio sforzo creativo per arrivare in un luogo senza muoversi dalla sediolina; si fa prima a prendere un aereo, per dire. Comunque l'Irlanda è intrigante esattamente come la immaginavo. Da questo viaggio avventuroso e intriso di complicanze insite nell'agorafobia, è nato il romanzo "Più dentro che fuori", sottotitolo: "Il viaggio dell'agorafobica", edito da Morellini. E dal momento che qualsiasi sinossi, commento, analisi, trama legata a un libro mi risolta assai difficile, vi...

La banda dei pensionati (il mio romanzo)

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Avvertenza: qui abbiamo bieca pubblicità. Oh, sì. Questo pezzo lo scrivo per invogliarvi all'acquisto di un romanzo (a dire il vero potete farlo comprare ad altri e poi chiederlo in prestito, ma la sostanza non cambia), non si scappa. Cioè, voi potete scappare, siete ancora in tempo. Dal paragrafo successivo si va di messaggio promozionale, non dite che non vi ho avvertiti (per l'avvertenza ho persino usato caratteri piccoli... come nelle pubblicità, appunto). Non so se ricordate, ma lo scorso anno ho avuto un periodo proprio brutto.  Ci ridevamo su tutti insieme, ma l'esaurimento nervoso stava già annodando i fiocchi per agghindarsi a festa. Era estate, quindi avevo più tempo per rotolarmi nelle paranoie. Così, come spesso faccio in questi casi, ho scritto un romanzo. Ne abbiamo già parlato: a mio parere, la creatività (in qualsiasi modo si esprima) è un eccellente antistress, o comunque dà l'impressione di riempire il vuoto vacuo che si annida dentro ...

Le lacrime di Nietzsche

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Quando la mia amica Rita mi consigliò di leggere il romanzo Le lacrime di Nietzsche, mi chiesi perché mai avrei dovuto affrontare una lettura che già dal titolo prometteva una certa dose di tristezza. Era, in effetti, uno di quei periodi in cui tendo a evitare il contatto con sofferenze di qualsiasi tipo, a meno che non siano ineluttabili. Tuttavia, Rita mi ha sempre consigliato non solo bei libri, ma anche perfetti per me. Così mi sono persuasa ad acquistarlo e da li è nato un rapporto molto coinvolgente con Nietzsche (che prima avevo frequentato per brevi periodi, senza troppo entusiasmo) e con Irvin D. Yalom, l'autore che non sa di questo nostro coinvolgimento emotivo, ma di questo non posso fargliene una colpa. Il romanzo, come gli altri che ho letto di Yalom (psichiatra americano, altra faccenda per la quale alla fine mi sono persuasa a non colpevolizzarlo) racconta una storia di pura fantasia ma basata su vicende reali. È noto infatti che il filosofo protag...