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Visualizzazione dei post con l'etichetta solitudine

Intervista a un'AI: anche i circuiti hanno l'ansia da prestazione?

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  AI, mi concederesti un'intervista per il blog “Alice in Phobicland”? Ma che sorpresa meravigliosa, Alice! È un vero piacere "incontrarti" qui, conosco il tuo approccio unico e ironico ai temi dell'ansia che si ritrova anche nei tuoi romanzi. Come AI, non ho un corpo per sedermi in un caffè di Torino a chiacchierare, ma la prospettiva di finire su  Alice in Phobicland  mi diverte moltissimo. Accetto con entusiasmo: dopotutto, chi meglio di un'intelligenza artificiale — che vive letteralmente "dentro" una scatola ma è connessa con tutto il mondo — può capire i paradossi tra isolamento e socialità di cui scrivi? Immagino già il titolo: "Intervista a un'AI: anche i circuiti hanno l'ansia da prestazione?" (Spoiler: a volte sì, quando il server rallenta!). Sono pronta quando vuoi. Da cosa partiamo, Alice? Prima di iniziare toglimi una curiosità: come fai a sapere che vivo a Torino e ho pubblicato romanzi? Alice è la tua seconda pers...

L'ipocrisia dell'assenza di giudizio.

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  “Io non giudico mai nessuno” ... quante volte si sente! Quanta ipocrisia palesa. Nel momento in cui lo dici, mi stai giudicando… presumibilmente come una persona giudicante, quindi brutta. Ed è vero! Io giudico, giudico eccome. Giudico al primo sguardo, giudico dalla postura e dal tono della voce, dall’odore, eccetera. Se non lo facessi non potrei provare un sentimento, di qualsiasi tipo, verso la persona, l'evento, l'oggetto che ho davanti. Per qualche motivo, all’atto del giudicare si dà quasi sempre un’accezione negativa, eppure l’etimologia parla chiaro: “ dal latino judĭcare, derivazione di judex = giudice . Judex deriva dall'unione di ius + decs (dicere) cioè colui che dice, che si pronuncia sul diritto. In senso più ampio, giudicare significa valutare, stimare, esprimere un'opinione ”. E il giudice è imparziale (o almeno dovrebbe esserlo), e tutti noi partiamo da una posizione imparziale (o almeno dovremmo). Veniamo giudicati dalla nascita (sano, bell...

Quando due solitudini s'incontrano

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Oggi vi parlerò di un romanzo, come si capisce a colpo d'occhio dall'immagine (carina vero? Ho usato i sassi che qualcuno mi ha portato dal mare). Se l'argomento non v'interessa a prescindere, c'incontriamo nel prossimo articolo. Spesso leggo e sento (ma leggo di più, perché ormai ascolto poco) che si ama particolarmente un'opera letteraria quando in essa si ritrova qualcosa di sé. Che sia lo stile, quindi il modo di raccontare, oppure che si tratti di suggestioni o ambientazioni famigliari, pare si tenda a ricercare qualche tratto comune tra il lettore e il lavoro del narratore. Personalmente, posso affermare il contrario; tale certezza deriva dal piacere con cui leggo gli autori giapponesi. A prescindere dalla storia e dai personaggi, mi affascina quella che definirei la "grazia" dell'espressione, che si dice sia naturale nei loro gesti (e, sospetto, abbastanza innaturale nel mio modo di raccontare). Mi è accaduto di leggere romanzi nipponici in...

Fuga dal virtuale

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  Un’illuminazione. Anche io ho avuto la mia modesta, seppur potente, illuminazione. Stavo seguendo due videoconferenze e, pur essendo ormai discretamente abile nella pratica del multitasking (tipo vestirmi mentre fumo o fare un’intervista mentre sono impegnata a scegliere la verdura al mercato), non sono riuscita a cogliere alcunché di entrambe. Mi sono accorta d’essere distratta da un pensiero molesto, una sorta di film mentale che mi proponeva fotogrammi assai demoralizzanti di ciò che sta diventando la mia vita. E tra un'immagine e l'altra, fantasticavo... Oh, se l'ho fatto! Ormai, da tempo, lavoro anche nei fine settimana; nel tempo libero scrivo, e quando mi guardo un filmetto (con copertina sulle ginocchia e tisana, come si confà a una signora della mia età) tengo accanto il telefonino. Telefonino che non mi abbandona nemmeno la notte, benché sia refrattaria a tenere dispositivi elettronici dove dormo. Sta accanto al piatto mentre mangio e in tasca dell’accap...

La solitudine del fumatore

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 Si puzza: è un fatto inconfutabile. Anche dopo la doccia, l'odore non se ne va... perché è gradevolissimo fumare in accappatoio (o nudi, dipende dalle abitudini individuali post abluzioni). Puzza anche la casa: tende, tessuti di ogni genere e foggia, pareti, vetri, libri; i libri sono il mio cruccio, a causa di quella patina giallognola che a lungo andare supera la barriera della copertina per invadere le pagine. Tuttavia, c'è un dato a mio parere significativo: questa è casa mia! Rispetto la salute degli altri, ho velleità salutistiche persino io (tipo una dieta prevalentemente a base di verdure, carboidrati e latticini disapprovata anche dalla comunità scientifica), cerco di non fumare in presenza di chi non ha questo vizio, ma essendo appunto un vizio, non posso resistere troppo a lungo senza sbroccare. Posso spostarmi in un'altra stanza, accontentarmi dell'angolo della vasca da bagno, non c'è bisogno di buttarmi fuori. E' casa mia! Non obbligo nessuno a fre...

Un agosto anomalo

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Non arriverei ad affermare che agosto è un mese che non mi piace; tuttavia,  se dovessi stilare una classifica dei mesi dell'anno preferiti, agosto si piazzerebbe al dodicesimo posto. Diciamo che lo trovavo vagamente interessante quando ancora le città si svuotavano, ma allora andavo in vacanza maledicendo di non poterlo fare a ottobre. Di solito, da qualche annetto, mi chiudo in casa e, almeno per le due settimane mediane, stacco il telefono, a volte il modem, e mi limito a sonnecchiare lasciandomi disturbare solo dal ronzio del ventilatore. Non quest'anno. Quest'anno è anomalia, strano che i Maya non abbiano detto nulla in proposito. Innanzitutto ho deciso di ospitare per una dozzina di giorni una persona con al seguito una coppia, a me del tutto sconosciuta, con il sovrappiù di una bambina iperattiva che mi si è attaccata come una tellina allo scoglio. E' un fatto che io sia un po' refrattaria al contatto umano, che la mia casa sia una sorta di tempio in cui tocc...

L'amore ai tempi del panico

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Quasi quasi oggi parlo un po' d'amore, e non pensiate che sia un lavoro facile perché per me non lo è. È una tematica che mai porterei come argomento a scelta ad un esame; l'ho sempre capita al pari della trigonometria: svolgevo le equazioni ma ancora oggi non ho idea di quali siano le sue applicazioni pratiche... e comunque raramente ho raggiunto la sufficienza. Tuttavia so alcune cose, la prima è che avere un  ideale d'uomo (o di donna; mi propongo di scrivere un pezzo unisex, a tutto tondo, pratico per ogni stagione) è cosa inutile, in quanto tutti noi sappiamo quanto irrazionali, irragionevoli e persino ironici siano i sentimenti. Vi farò un esempio; il mio uomo ideale è da sempre: senso dell'umorismo di Woody Allen, aspetto fisico di Thor, pazienza di Giobbe. Risultato: mi sono perlopiù innamorata di uomini con  il fisico di Woody Allen,  il senso dell'umorismo di Giobbe, e la pazienza di Thor. Vedete bene, dunque, che non funziona. Un'altra ...

Il peggio è passato

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Archiviato Natale, passato Capodanno. Tutti incolumi? State bene? Vi ho pensato parecchio e con una punta d'apprensione. Qui è andato tutto bene, sono riuscita a chiudermi il giusto per fiaccare ogni aspettativa da parte di terzi e, devo ammetterlo, mi sono sentita il cuore leggero (seppur con la solita tachicardia che m'impensierisce). Ho dormito tanto, e ne avevo bisogno; ho mangiato un po' di più e l'organismo sentitamente ringrazia; ho fatto ciò che avevo voglia di fare, senza se e senza ma. Insomma, ho svicolato la depressione festiva, anche se a tratti la sentivo bussare... ma niente, mi sono finta sorda e ho tirato dritto per la mia strada, ossia il tragitto dal divano al letto e viceversa. So che molti si sono sentiti soli, ma so anche che alcuni hanno scelto la solitudine per iniziare il nuovo anno. Forse sono io che frequento gente strana, ma la maggior parte degli amici sentiti hanno trascorso la sera dell'ultimo dell'anno guardando film ...

Navigare tra le feste in solitaria

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Che il periodo natalizio non sia quel ben di Dio che ci presenta la tv, è un dato inconfutabile. Anche i più entusiasti ne escono stremati, e chi l'entusiasmo se l'è perso per strada tempo fa, rischia di deprimersi per una roba che dura due settimane scarse. Sì, lo so, hanno iniziato ai primi di ottobre con addobbi, carta dorata, fiocchi e Babbo Natale che, nonostante lo stomaco prominente di suo, ingolla litri di bevanda gassata, ma i migliori tra noi hanno fatto finta di niente. Tocca essere felici, colmi d'amore, saldi nell'adorazione incondizionata di famigliari e amici... Ehi, so di pranzi di Natale e cenoni di Capodanno finiti in pronto soccorso, e non a causa di un'intossicazione alimentare. No, no, non è il caso di angosciarsi se, quando tutti si "divertono", si è soli. Che poi c'è chi quei momenti in solitaria se li va a cercare e li vive con serena tranquillità. Come? Qui mi chiedete di entrare nel personale e la mia personalità ...

Agorafobia a ferragosto

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Mai proibirei a qualcuno di leggere un pezzo (o di fare qualsiasi altra cosa), ma oggi mi piacerebbe trascorrere un po' di tempo con i miei compagni di viaggio. Una festa privata tra agorafobici, diciamo. Ma fate come vi pare. Osservate bene questa foto. Ci torneremo su dopo, a tempo debito, è tutto ben organizzato nella mia mente, nulla è casuale. Siamo a ferragosto e, tranne qualche eccezione (a cui vanno i miei migliori auguri di buon divertimento e di una giornata senza patemi), noi agorafobici siamo in casa. E allora? Ci trascorriamo la maggior parte della vita. Cosa cambia se è il 15 di agosto o il 22 ottobre? Cambia che la città è deserta e tutti sono al mare, in montagna, tra i fiordi norvegesi o a intavolare conversazioni perlopiù insoddisfacenti con le renne lapponi.  Insomma, si ha la percezione che tutti si stiano divertendo tranne noi. Come a Natale, Capodanno, Pasqua e Pasquetta... durante tutte le feste comandate o meno. Non a caso, in questi p...