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Visualizzazione dei post con l'etichetta ricordi

Il titolo non mi viene.

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  A volte mi incanto a fissare qualcosa o qualcuno. Finché è qualcosa, va bene; gli oggetti, gli alberi e le nuvole guardano altrove o se ne fregano se li fisso. Ma con le persone è diverso. Le persone pensano subito che ci sia qualcosa che non va, in loro o in me, o che va, ma non come penso io. In realtà non penso quando mi incanto, cioè penso ad altro. Capita che ci sia il dettaglio di un volto che mi ricorda qualcos’altro, di solito si tratta di luoghi, di ricordi o di una voce nell’elenco della spesa che ho dimenticato di acquistare. Resto lì, imbambolata a puntare un puntino anomalo in un’iride sconosciuta e mi perdo. È che non sono fisionomista, non ho memoria per le facce: se dovessi stilare un identikit ne uscirebbe un ritratto alla Picasso. I connotati mi sfuggono sempre e, ho scoperto, mi confondono anche i tatuaggi (li vedo in una maniera e li descrivo con colori diversi e forme che diventano lettere, e viceversa). “L’occhio è solo uno strumento ottico”, l’ho ...

Sul rancore, l'amore, l'assenza, la consapevolezza del tempo.

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“Il tempo ripara tutto” : me lo diceva spesso mia nonna; con lei il tempo non è stato clemente e io non ho mai creduto a questa, come a molte altre, perle di saggezza. Ho sempre elaborato teorie alternative, snaturato il significato di proverbi e di altri consigli derivanti dall’atavica esperienza popolare. Così, nel tempo, chi mi ha dato motivo d’astio, l’astio se l’è tenuto. “Dimentico ma non perdono”: ecco un altro stravolgimento, una semplice anastrofe che suona quasi come un lapsus, mentre delinea un preciso bug di programma mentale. Il rancore è un sentimento esecrabile, ma come accade con tutti i sentimenti è assai difficile, se non impossibile, ragionarci e ridurlo a più miti consigli. Sono una persona rancorosa che, peraltro sfoga apertamente il proprio rancore, perché tenerlo dentro produce ulcere gastroduodenali, ipertensione e, soprattutto, ansia e insonnia. Sputandolo fuori perde intensità e poi accade sempre qualcosa che lo fiacca, lasciandolo lì a languire: si scorg...

Memoria anni '80.

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  Mentre guido, un po' assonnata, chiacchiero con il volante.  Intanto sommo le cifre di qualche targa, così, per tenere la mente in allenamento e appagare quel briciolo di mania ossessivo-compulsiva che a tratti si fa viva.  Ferma a un ingorgo di cui non comprendo la genesi, noto un gruppo di ragazzini con braghe della tuta e giacca imbottita d’ordinanza: abiti neri, visi pallidi, capelli tagliati in stile camelide, sguardi fissi sui telefoni; una dozzina d’occhi che probabilmente non si accorgerebbero nemmeno di un’improvvisa eclissi totale di sole.  Mi chiedo se esistono ancora i Monclar. Uno di loro sputa a terra, tanto per rompere la noia, un altro ride da solo… beh, io parlo col volante, non c’è tutta questa differenza.  Però, penso che sia un peccato che loro si siano persi gli anni ’80 ed è una fortuna che io mi stia perdendo il piacere di preferire uno schermo alla condivisione di battute sceme con gli amici. Così mi ritrovo a fare una cosa che di s...

Panico da autosuggestione in notte temporalesca.

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       Stavo guardando l'ennesima replica di Fringe, un episodio un po' ansiogeno, tendente all’ agghiacciante: roba di esseri mutaforma che uccidono gli umani, poi gli trafiggono il palato con un aggeggio a tre punte per rubargli l’aspetto fisico e, mentre ci sono, anche i ricordi. Nulla che non possa sopportare (ho visto tutti i 218 episodi, più i due film, di X-Files; non sono una principiante), ma avverto una puntina di paura. Però, sul divano, con la tisana e le gatte su pancia e gambe, la paura si sgonfia; resta giusto un po’ d’apprensione.  Se non fosse che è iniziato l’ormai usuale temporale. Mi piacciono i temporali, sono rilassanti e conciliano il sonno, tranne quando i tuoni fanno presumere che le saette stiano puntando al tetto sotto al quale abito. Fringe, gente che infilza i palati, temporale con pioggia tipo uragano, rombi di tuono da far tremare i vetri e io, con la pessima predisposizione alla solitudine. Va via la luce: ok, sono al buio...