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Visualizzazione dei post con l'etichetta sigarette

La cura

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  A ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria. Uhhh, che cazziatone! La faccenda dei  due venerdì non poteva restare impunita. L’Uomo dei libri non dimentica. E allora stavo guardando un episodio di Ellery Queen (che mi piace tanto), quando suona il telefonino. Lancio l’occhio e medito di darmi per morta, perché lo so che è in arrivo un vento gelido dall’est (anche se le coordinate geografiche non sono esattamente quelle di levante, sospetto). Non c’è bisogno d’essere sensitive per sentire l’onda d’urto di una rabbia trattenuta per ore. Nell’ordine: le sigarette, il ritmo sonno-veglia (e viceversa), la dieta squilibrata, la vita squilibrata, lo Xanax che rintrona, i libri suicidali che mi ostino a leggere, le analisi che rimando perché tanto già so il risultato (perché sono “presuntuosa e testarda”, tra le altre cose).   - Mi hai detto che Battiato ha scritto “La cura” per me. Qui faccio la voce di bambina che chiede d’essere presa in bracci...

La solitudine del fumatore

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 Si puzza: è un fatto inconfutabile. Anche dopo la doccia, l'odore non se ne va... perché è gradevolissimo fumare in accappatoio (o nudi, dipende dalle abitudini individuali post abluzioni). Puzza anche la casa: tende, tessuti di ogni genere e foggia, pareti, vetri, libri; i libri sono il mio cruccio, a causa di quella patina giallognola che a lungo andare supera la barriera della copertina per invadere le pagine. Tuttavia, c'è un dato a mio parere significativo: questa è casa mia! Rispetto la salute degli altri, ho velleità salutistiche persino io (tipo una dieta prevalentemente a base di verdure, carboidrati e latticini disapprovata anche dalla comunità scientifica), cerco di non fumare in presenza di chi non ha questo vizio, ma essendo appunto un vizio, non posso resistere troppo a lungo senza sbroccare. Posso spostarmi in un'altra stanza, accontentarmi dell'angolo della vasca da bagno, non c'è bisogno di buttarmi fuori. E' casa mia! Non obbligo nessuno a fre...

Cose che ho imparato in questi giorni

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Eccomi di nuovo qui, fresca di un altro soggiorno in ospedale dove mi è stata offerta una nuova opportunità di riflessione sui fatti della vita, dall'ansia e di tutto il resto; inezie incluse, che mi appassionano non meno degli altri argomenti. Diciamo che ho ottimizzato il tempo attaccata alle flebo per osservare un neon rotto sul soffitto e i guasti nella mia testa ( e  in altri distretti del mio organismo, ma su questi non desidero intrattenervi). Da tempo ho maturato la teoria per cui lo scopo fondamentale della vita potrebbe essere, in ultima analisi, quello di imparare più cose possibili; riassumendo: osservare e imparare, quindi modificare il proprio percorso e ricominciare a osservare e imparare...  A che pro? Non ne ho la più vaga idea, per ora; appena ne saprò di più, sarete i primi a ricevere indicazioni in merito. Partiamo dal periodo che stiamo vivendo tutti quanti. Ho osservato gente per nulla incline all'ansia, cedere al panico. Ed é giusto che si...

E non si parte

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Ho lavorato con impegno a tutti i tipi di influenza virale conosciuti dalla scienza. Praticamente ho trascorso il mese di dicembre spiattellata come una piadina romagnola. Oggi ho compreso che non potevo più rimandare una serie di commissioni procrastinate troppo a lungo; tipo andare a fare scorte in farmacia e tabaccheria, che poi sono i luoghi di maggiore frequentazione. Mentre c'ero, mi sono detta, toccava anche andare un po' più lontana per recuperare materiale di lavoro... perché non si vive di solo Xanax e sigarette (comunque per acquistarli servono soldi, è una dura e orribile verità). Mi vesto come Messner in partenza per l'Everest. Dopo due minuti scarsi sono un bagno di sudore, modo eccellente per declinare l'influenza in polmonite... e per fare salire il panico (non so voi, ma a me il caldo agevola l'ansia).  Arrivo alla mia auto traballando come un pinguino in stato di ebrezza: dopo tanti giorni in casa, l'agorafobia si fa stile di vita. O...

Malamore nell'aria notturna

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      Ero a un passo dall'addormentarmi con un romanzo sul naso. Capita spesso e mi offre una spiegazione soddisfacente al senso di soffocamento che a volte mi sveglia.  Meglio dare la colpa a libro piuttosto che assumersi la responsabilità di un tabagismo che tento d'ignorare.  Ma non siamo qui per parlare di rantoli notturni. Aggiungo solo che, nonostante la premessa, il romanzo in questione è avvincente.      Mentre il capitolo 5 si stava adagiando sul setto nasale, sono stata scossa da voci femminili (una giovanissima, l'altra matura) provenienti da un non identificabile, almeno per me, appartamento del palazzone che mi sta davanti. Ho guardato l'ora: circa le due. E che cazzo, ho detto; se ben ricordo ci ho aggiunto anche un punto esclativo, ma non potrei giurarlo. Sono uscita sul balcone, scalza, vestita di una maxi t-shirt con ombrelli, Big Ben e la scritta rain in London (grazie Pat, regalo assai apprezzato)...

Sarà "facile" ma fumo ancora

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Ho finito di leggere quel libro che fa smettere di fumare anche i comignoli. Non ho smesso. Ci credevo, ci ho investito del tempo e qualche illusione. Alla fine mi scrive che ora posso dire "fantastico! Sono un non fumatore" e io mi chiedo se per caso la mia edizione non fallata, censurata, non integrale o se esita un volume precedente che mi sono persa. Conosco parecchie persone (tre, non una folla, ma non è che frequenti gente a camionate e si tratta delle uniche che so averlo letto) che hanno smesso grazie al libro: finita l'ultima pagina, buttato via il pacchetto. Stop, fine, enfisema scongiurato. Io invece sono qui, cicca in bocca, che faccio congetture su cosa non ha funzionato; tutto, alla luce dei risultati: oggi fumo più di ieri. Mi capita raramente di sentirmi frustrata, anche se i motivi non mancherebbero. Ho un buon carattere, mite, che mi consente di rattristarmi ma senza acredine. Ma le sigarette vincono dove altri fallimenti perdono alla ...