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La vita è un gioco.

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  “Ti comporti come una bambina” . Capita di sentirselo dire nei momenti più allegri e giocosi ma, spesso, nella voce dell’interlocutore c’è una sfumatura di biasimo. E non importa se hai iniziato molto presto ad arrangiarti da sola, a gestirti i guai e a imparare a stare da sola senza la paura del buio. Ma è come se quella spensieratezza (o leggerezza, ci sta), che magari da bambina non avevi, fosse poco gradita. Personalmente vivo momenti di questo tipo, al netto dei periodi di depressione che, purtroppo, è una malattia che appiattisce anche l’età: non ci si sente né bambini né adulti… proprio non ci si sente in generale. Quindi, ho trovato molto consolante e illuminante il nuovo libro della giornalista e scrittrice Daniela Daniele, “La vita è un gioco”. Si tratta di un’opera che fatico a inserire in un genere ben definito: un po’ saggio, un po’ romanzo, un po’ autobiografia e reportage giornalistico. La prima cosa che mi sono chiesta, appena terminata la lettura, è come ...

Il decalogo del Sonnologo.

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  D a 7 a 5, poi a scalare fino a due o tre ore al giorno di sonno; mi è capitato di trascorrere 48 ore consecutive di veglia, posto che lo stato catatonico possa essere definito “veglia”. Tutto questo per un paio d’anni.   Ho provato l’autoipnosi, lunghe passeggiate notturne, rimedi erboristici dal sapore gradevole quanto masticare guano di piccione, suoni della natura provenienti dal comodino, visione notturna di partite di golf e altre strategie più o meno (o per nulla) approvate dal mondo medico e dal buonsenso comune.    Niente! Certo, quando mi era concesso dormire di giorno andava a meraviglia, ma la quotidianità è satura di regole comportamentali aggirabili esclusivamente da chi se lo può permettere, e io non posso. Sull’insonnia ho già scritto varie volte ( QUI potete leggere un pezzo in cui, circa un anno fa, promettevo di ricominciare a dormire), ad un certo punto mi ero persuasa ad accettare questo problemuccio, fino a quando l’organismo ha iniziato a sc...

Over 50: l’abbattimento del pudore? (un raccontino)

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  Sono seduti lì sul divano, un uomo e una donna amici fin dai tempi del liceo.  Lui uscito da una separazione difficile (raro siano facili), lei uscita di testa (che è più facile). Lui, davanti a una tazza di tè che sorseggia con il contegno da vecchia dama inglese – pur non riuscendo a infilare il dito nel manico di quell’oggettino in fine porcellana - si sfoga raccontando le ultime novità sulla sua vita amorosa. - Ma cosa vi è preso a voi donne? – Le chiede. - Non so, sono fuori dal giro. – Risponde lei. Racconta di una serie di loro coetanee che, con uno slancio sproporzionato all’età e a qualsiasi canone di estetica interiore, gli si sono proposte mettendolo in serio imbarazzo. Sulla narrazione di una signora di 53 anni, la cui veemenza amatoria lo ha bloccato nel corpo e nello spirito, che in seconda battuta ha portato anche la sorella vicina ai 60 per provare una cosa a tre (tanto per vedere se casomai, in una situazione meno intima e più affollata, si riattivav...

Anno nuovo, vecchie ansie e qualche risposta

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  Anno nuovo, vecchie ansie e qualche risposta Tutto bene? Giunti indenni nel nuovo anno? Bene! (Male, se avete risposto no). Questo pezzo di strada che sto per condividere - o forse no, deciderò alla fine – mi risulta un po’ difficile da scrivere, perché ci sono argomenti che, come già detto in precedenza, ritengo estremamente privati. Argomenti che riguardano la sfera sentimentale, di cui sono un filo gelosa, possessiva, omertosa, e che, fondamentalmente, fanno parte anche della vita di altre persone e quindi vanno trattate con rispetto (o, meglio, non trattate affatto). Tuttavia, è accaduto qualcosa che mi ha condotta su un percorso di riflessione profonda e di una nuova autoconsapevolezza. Quindi la reputo importante, perché magari vi può tornare utile per districarvi nel groviglio di ansie che, a volte, appaiono di difficile lettura. Vediamo se e come me la cavo. Partiamo con un dato di fatto: esprimere emozioni e sentimenti mi è sempre risultato difficile; sono us...

Lavoro a domicilio: vince il sesso

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Ho già scritto a più riprese sulla ricerca di lavoro a domicilio, che purtroppo costituisce l'unica speranza di guadagno di un agorafobico che si rispetti. Un mondo che, a mio parere, si può affrontare in due modi: con umorismo o con estremo sconforto; il più delle volte le emozioni si sovrappongono e si ride per non piangere. Dopo avervi fornito un  quadro generale  ed essermi sottoposta personalmente ad alcuni illuminanti quanto surreali colloqui (vi ricordo, tanto per citarne uno, il lavoro di spaccio di volantini che trovate  QUI ; altre esperienze le trovate in giro per il blog), oggi vi narro nuove avventure. Nella top ten della classifica delle offerte, continuiamo a trovare i servizi di cartomanzia, astrologia, numeri del lotto e affini; tutta roba che non presuppone capacità paranormali, se non quelle relative alla sopportazione davanti a narrazioni ripetitive e immensamente ottuse. Lavoro che richiede una straordinaria capacità narrativa, una titan...