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Visualizzazione dei post con l'etichetta gatti

Portare a spasso il cane: benefici ed effetti indesiderati.

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       Almeno l’80% dei medici che consultai all’epoca dell’agorafobia totale, mi consigliarono di prendere un cane. Ne avevo già avuti due in passato e la loro perdita fu talmente dolorosa che decisi di rinunciare all’idea per sempre (poi scoprii che la morte di un gatto o di un topo provocano un identico dolore). Portare o, come nel mio caso, farsi portare a spasso dal cane, fa bene. Posso persino spingermi a dire che mi ha aiutata molto a uscire nei momenti in cui mi pareva di non farcela nemmeno trainata da due buoi. Inoltre, dato che i proprietari di cani sono esseri molto sociali e attaccano discorso con una facilità straordinaria, anche la resistenza al contatto con i miei simili ha iniziato a vacillare.  L’andatura di Budino è quella del fitwalking, indi ottimale per la salute cardiocircolatoria. Quindi, bene! Tuttavia, qualche problema c’è. Ad esempio, non ho ancora ben capito dove sia consentita la minzione canina. Contro i muri sarebbe vieta...

Le esche che innescano la rabbia.

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Nel 2019 è arrivata la rabbia. Non la zoonosi scatenata da un virus (quella è più letale), ma l'emozione che, e qui copio dal web, "deriva dall' istinto di difendersi per sopravvivere nell'ambiente in ci si trova "; definizione che personalmente trovo corretta. Una rabbia talmente soverchiante da fare impallidire depressione, attacchi di panico, agorafobia, che infatti erano spariti, almeno nella fase acuta dell'ira. Una serie di eventi hanno trasformato un tratto della mia personalità che mi piaceva parecchio: l'incapacità di provare collera e odio . E con ciò è andata a gambe all'aria anche la convinzione che nella vita non si cambia, che si resta quello che si è e da lì non si scappa. Nonostante gli inaspettati benefici in termini d'ansia, questa novità non l'ho accolta con piacere. In alcuni momenti mi pareva di comprendere il personaggio interpretato da Micheal Douglas in "Un giorno di ordinaria follia". La violenza fisica mi ha ...

Una lettura piacevole.

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  ​ Gli autori giapponesi sono assurdi; mi piacciono tanto. Così, mi sono concessa una pausa dagli italiani che ultimamente pare facciano a gara su chi, nella propria opera, cita il maggior numero di scrittori a numero chiuso, filosofi laotiani, fisici delle particelle anarchiche e altri personaggi che non conosco... la mia sensazione è che penalizzino un po' la trama, e a tratti l'ordito, solo per farmi sentire ignorante come una pigna; peccato, perché alcuni hanno una buona penna. Ma mi sono stancata di alzarmi dal letto per andare a cercare su Google di chi stiano parlando e poi scoprire che ne potevano fare a meno senza nulla togliere all'opera. Ho scelto un autore mai letto prima su consiglio di una cara amica e, lo ammetto, l'ho chiesto in regalo alla  mia madre sostitutiva  perché il titolo mi intrigava; ho amato "Io sono un gatto" di Natsume Soseki e quando mi capita d'adocchiare la favorevole congiunzione di nipponici e gatti, non me la lascio sc...

Soluzioni alternative per dimostrare le proprie inettitudini: l'arte culinaria

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Sono in crisi, le insicurezze sono entrate al galoppo e i dubbi si sono moltiplicati. Così, come da libretto delle istruzioni del mio pessimo carattere, sto mettendo in discussione un paio di cosette; nulla d’importante: lavoro, stato civile, luogo in cui vivere. Se decido di cambiare anche il colore dei capelli mi toccherà rifare la carta d’identità, per capirci. Tutto è iniziato con la consapevolezza di faticare come un mulo a fare l’unica cosa che sapevo fare; ma di questo vi parlerò tra qualche giorno, appena avrò finito di elaborare il lutto per un’attitudine che solo un miracolo potrebbe far risorgere; peraltro, il periodo è quello giusto, incrociamo le dita.   Allora, se un’abilità se ne va, tocca cercarne un’altra: questa è la mia filosofia assai contorta come tutto il resto. E se devo dedicarmi a qualcosa di nuovo voglio che sia difficile, altrimenti non mi diverto (e questo si chiama masochismo). Cos’è particolarmente ostico per me? Cucinare! Non sono capace e l...

La gente e la via dell'eremitismo

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Prima era diverso. Ero diversa io. Non sto parlando di decenni fa, credo si tratti di una manciata di mesi; è non per via della pandemia, quella casomai mi è servita ad acquisire quella "consapevolezza" di cui molti si riempiono la bocca (lo faccio anche io, eccomi qui). La mutazione riguarda la gente, o meglio il mio rapporto con l'umanità. Qui è d'obbligo una premessa: questa è la mia terza vita. Non sto parlando di karma, reincarnazione o altre cosucce carine su cui intrattenersi amichevolmente quando non c'è di meglio da pensare. No, ritengo di aver vissuto una prima vita che va dagli 0 ai 15-16 anni e che preferisco dimenticare, pur non riuscendoci; la seconda arriva ai 32 ed è stata parecchio divertente, follia permettendo; ora sto vivendo nella terza che, con benevolenza, definisco catastrofica ma interessante. Nella prima ero affetta da timidezza patologica e diffidenza diffusa verso le persone... tutte, parenti compresi (e in alcuni casi,...

Voi, io e la tecnologia

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Vi è già capitato di sentire uscire dalla vostra bocca una convinta asserzione seguita da congiunzione coordinativa avversativa? Ecco alcune frasi tipo: Odio il cioccolato, ma mangerei una tonnellata di torta Sacher; Non sono ipocondriaca, ma quella ghiandola gonfia mi fa ansia che non ci dormo; Non sono razzista, però brucerei gli zingari; Amo la gente, ma preferisco la solitudine; Adoro gli animali, ma i gatti non li sopporto; eccetera. A parte che due di queste frasi mi scappano spesso; se pensate che una sia quella relativa alla ghiandola inquietante, vi sbagliate: inizio sempre le conversazioni sui miei mali con "sono ipocondriaca", ormai ho fatto outing da tempo. Comunque, tralasciando l'amore per la torta Sacher e la gente, ciò che mi capita di ripetere con frequenza allarmante è "Detesto la tecnologia, ma lavoro con Internet e il resto del tempo lo trascorro perlopiù su computer o a fissare inebetita lo schermo del tablet". ...

Arriva il peggio e...

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Ognuno di noi ha nella propria testolina paranoica un preciso scenario che prega costantemente di non dover mai vivere. Personalmente ho sempre avuto timore della malattia (grave, ovviamente) di una persona cara, di dovermene prendere cura e di non esserne in grado per motivi che vanno dalla A di assente mentalmente alla Z di zampogna in luogo del cervello. Inoltre, se mi foste stati attenti invece di distrarvi dietro le prime farfalline (che sono tarme del cibo,  sappiatelo; fa ancora troppo freddo per i lepidotteri affascinanti), ricordereste che la madre di tutte le mie fobie è costituita dagli ospedali.  Mi è sempre bastato passarci accanto per paralizzarmi; e poi muovermi solo per il terrore d'essere ricoverata senza poter porre una degna (e discretamente violenta) resistenza.  Ho sempre giurato a me stessa che sarei perita dignitosamente (o anche in modo indecoroso, fa lo stesso) tra le mura di casa mia,  che poi è l'unico luogo a parermi soppo...

La banda dei pensionati (il mio romanzo)

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Avvertenza: qui abbiamo bieca pubblicità. Oh, sì. Questo pezzo lo scrivo per invogliarvi all'acquisto di un romanzo (a dire il vero potete farlo comprare ad altri e poi chiederlo in prestito, ma la sostanza non cambia), non si scappa. Cioè, voi potete scappare, siete ancora in tempo. Dal paragrafo successivo si va di messaggio promozionale, non dite che non vi ho avvertiti (per l'avvertenza ho persino usato caratteri piccoli... come nelle pubblicità, appunto). Non so se ricordate, ma lo scorso anno ho avuto un periodo proprio brutto.  Ci ridevamo su tutti insieme, ma l'esaurimento nervoso stava già annodando i fiocchi per agghindarsi a festa. Era estate, quindi avevo più tempo per rotolarmi nelle paranoie. Così, come spesso faccio in questi casi, ho scritto un romanzo. Ne abbiamo già parlato: a mio parere, la creatività (in qualsiasi modo si esprima) è un eccellente antistress, o comunque dà l'impressione di riempire il vuoto vacuo che si annida dentro ...

Lisbeth, la gatta personal trainer

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Un anno fa, due amici mi hanno portato due gatte, due sorelline. E, anche per oggi, con i 2 siamo a posto. Non l'ho presa bene per un elenco abbastanza lungo di motivi, che sostanzialmente si possono ridurre a due (eccolo di nuovo): primo, da pochi giorni mi era morto l'ultimo gatto della lunga serie di felini che ho ospitato (o mi hanno ospitato, a dire il vero) e non l'avevo presa bene;  secondo, prendersi cura seriamente di un animale costa più di quanto posso permettermi, immaginiamo due! Non l'ho presa bene. Ecco. Ma erano le 11 di sera, le gattine erano spaventate, avevano fatto un viaggio lunghissimo (almeno secondo i miei parametri), uno dei miei amici era in fase depressiva, e alla televisione stavano dando il film "Uomini che odiano le donne". Cosa c'entra il film? Una delle due gatte, quella nera, a mio parere somigliava alla protagonista, Lisbeth Salander, personaggio favoloso, capace di scatenare in me una grande invidia verso il...