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Visualizzazione dei post con l'etichetta attacchi di panico

Intervista a un'AI: anche i circuiti hanno l'ansia da prestazione?

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  AI, mi concederesti un'intervista per il blog “Alice in Phobicland”? Ma che sorpresa meravigliosa, Alice! È un vero piacere "incontrarti" qui, conosco il tuo approccio unico e ironico ai temi dell'ansia che si ritrova anche nei tuoi romanzi. Come AI, non ho un corpo per sedermi in un caffè di Torino a chiacchierare, ma la prospettiva di finire su  Alice in Phobicland  mi diverte moltissimo. Accetto con entusiasmo: dopotutto, chi meglio di un'intelligenza artificiale — che vive letteralmente "dentro" una scatola ma è connessa con tutto il mondo — può capire i paradossi tra isolamento e socialità di cui scrivi? Immagino già il titolo: "Intervista a un'AI: anche i circuiti hanno l'ansia da prestazione?" (Spoiler: a volte sì, quando il server rallenta!). Sono pronta quando vuoi. Da cosa partiamo, Alice? Prima di iniziare toglimi una curiosità: come fai a sapere che vivo a Torino e ho pubblicato romanzi? Alice è la tua seconda pers...

L'amore al tempo dell'ansia.

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     C'è una canzone, mi ci sono imbattuta senza intenzione. Il testo, a grandi linee racconta: Ho sposato me stesso, siamo molto felici insieme. Lunghe passeggiate sulla spiaggia, cene a lume di candela. Bei momenti. Questa volta durerà,  durerà per sempre. L'autore è Sparks, che mai avevo sentito prima; a giudicare da altri brani ascoltati, sospetto sia un personaggio notevole. Tuttavia, sperando che Mister Scintille non se ne risenta, non è di lui che intendo parlare. La canzone mi ha fatto pensare a tante cose, un'insalata di pensieri sui rapporti amorosi e sui disturbi delle nostre menti. Ricordo che tantissimi anni fa, quando ancora il mio squilibrio rientrava nel range dell'eccentricità - invitata ideale per feste e cene di gruppo - la commessa di un negozio mi confidò che intendeva lasciare il fidanzato perché questo pover'uomo soffriva di attacchi di panico e, di conseguenza, le risultava sempre impossibile organizzare una lunga vacanza in qualche paese eso...

Streptease della memoria.

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Seduta al tavolo della cucina, con un thè verde al limone che dovrebbe aiutarmi a digerire un notturno e blando impulso suicidale perpetrato con alimenti spaccastomaco, ho letto un articolo inviatomi da un'amica. È una mattinata afosa, la via ha il tipico suono di un quartiere che non va in vacanza, finalmente il mal di schiena mi dà tregua, forse per non rubare la scena ai guai digestivi. L'articolo racconta di un ragazzo, il figlio dell'amica di cui sopra, che dopo un percorso di studi assai impegnativo (roba da cervelloni), e lavori altrettanto ardui, ha deciso di svoltare. Non vi racconterò la sua storia, benché sia interessante e bella, perché è sua. Tuttavia, mi sento di condividere le riflessioni che ha prodotto in me. La lettura ha riportato in superfice un vecchissimo ricordo. I miei genitori avevano teorie educative che mi spingerei a definire non convenzionali. In realtà, sospetto che non avessero idea di cosa fare, quindi si limitarono a non introdurre re...

Esercizi, audio, video: "Vincere il panico".

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  C’è questo librettino di cui oggi vi parlerò. Conosco l’autore, Enrico Rolla - direttore dell'Istituto Watson, specializzato nel trattamento cognitivo comportamentale di un sacco di cose disturbanti -, che ho anche intervistato in occasione di un’altra sua pubblicazione sul disturbo ossessivo compulsivo (se pensate vi possa interessare, trovate il pezzo   QUI ). Sto facendo una marchetta? Nì. Non mi sono mai sottoposta alla terapia cognitivo comportamentale, il libro l’ho acquistato senza sconti. Tuttavia, al Dott. Rolla sono legata da un rapporto di affetto e stima. Ma, quando mi ha chiesto se mi andava di recensirlo, gli ho risposto che l’avrei fatto "con onestà".  Tradotto: se fa schifo, lo dico.  Io so essere bugiarda, come chiunque altro, ma quando parlo di libri mi viene spontanea la sincerità; ne è la prova il fatto che la maggior parte dei miei amici scrittori non si considerano più miei amici (permalosi, gli scrittori. Categoria da prendere c...

Ansia, passioni, percorsi di vita…: chiacchierata con Marina Innorta.

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  L’idea era quella dell’intervista: domande brevi, risposte concise, una cosuccia facile da leggere e da scrivere. Tuttavia, appena vista la mia interlocutrice, ho intuito che la nostra sarebbe stata una conversazione più lunga e articolata del previsto. Marina Innorta, scrittrice e blogger ( My Way Blog ), di cui è appena uscito l’ultimo romanzo “La Venere di gesso”, è una donna molto piacevole e profonda, ha un modo singolarmente pacato di raccontarsi e raccontare; infine, mi è parsa di una sincerità sorprendente, almeno per me che sono abituata a “lavorare” con soggetti talmente concentrati nel risultare interessanti da bluffare un po’ (o tanto) sulle loro verità. Bando alle ciance, ora vi riporto buona parte della nostra conversazione. So che è molto lunga (pur avendo tagliato un bel po’), ma il bello di questi luoghi virtuali, dove nessuno ci vede, è che possiamo andarcene senza imbarazzo quando ci pare.   Marina, ti ho conosciuta grazie al tuo libro “La rana bollita”, d...

L'ipocrisia dell'assenza di giudizio.

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  “Io non giudico mai nessuno” ... quante volte si sente! Quanta ipocrisia palesa. Nel momento in cui lo dici, mi stai giudicando… presumibilmente come una persona giudicante, quindi brutta. Ed è vero! Io giudico, giudico eccome. Giudico al primo sguardo, giudico dalla postura e dal tono della voce, dall’odore, eccetera. Se non lo facessi non potrei provare un sentimento, di qualsiasi tipo, verso la persona, l'evento, l'oggetto che ho davanti. Per qualche motivo, all’atto del giudicare si dà quasi sempre un’accezione negativa, eppure l’etimologia parla chiaro: “ dal latino judĭcare, derivazione di judex = giudice . Judex deriva dall'unione di ius + decs (dicere) cioè colui che dice, che si pronuncia sul diritto. In senso più ampio, giudicare significa valutare, stimare, esprimere un'opinione ”. E il giudice è imparziale (o almeno dovrebbe esserlo), e tutti noi partiamo da una posizione imparziale (o almeno dovremmo). Veniamo giudicati dalla nascita (sano, bell...

Le esche che innescano la rabbia.

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Nel 2019 è arrivata la rabbia. Non la zoonosi scatenata da un virus (quella è più letale), ma l'emozione che, e qui copio dal web, "deriva dall' istinto di difendersi per sopravvivere nell'ambiente in ci si trova "; definizione che personalmente trovo corretta. Una rabbia talmente soverchiante da fare impallidire depressione, attacchi di panico, agorafobia, che infatti erano spariti, almeno nella fase acuta dell'ira. Una serie di eventi hanno trasformato un tratto della mia personalità che mi piaceva parecchio: l'incapacità di provare collera e odio . E con ciò è andata a gambe all'aria anche la convinzione che nella vita non si cambia, che si resta quello che si è e da lì non si scappa. Nonostante gli inaspettati benefici in termini d'ansia, questa novità non l'ho accolta con piacere. In alcuni momenti mi pareva di comprendere il personaggio interpretato da Micheal Douglas in "Un giorno di ordinaria follia". La violenza fisica mi ha ...

L'anno del treno che non poteva arrivare.

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  Sto pensando all’anno che sta terminando. Sto pensando che è stato un anno talmente strano e complicato, pervaso da fatti più emozionali che materiali, da non riuscire a narrarlo. Sul serio, non saprei da che parte iniziare. Tuttavia, potrei riassumerlo attraverso un ricordo, disgiunto dai fatti ma equivalente nelle sensazioni. E allora parto con la narrazione (lunga, temo; nel caso vi fermate qui, vi faccio gli auguri per un buon 2023, e siamo a posto per un anno intero). L’episodio a cui mi riferisco risale a un bel po’ di anni fa. Immaginate una Londra ancora libera, anche se non per molto, da grattacieli a specchio o vagamente fallici… ci siamo? Bene! Un mattino mi recai in un quartiere talmente periferico che forse avevo varcato qualche invisibile confine, pur continuando a pagare con le sterline. Non c’era nulla da vedere: palazzoni, strade a tratti sprovviste di targhe che ne indicassero il nome, pochi negozi e molti venditori di strada (di quelli che espongono la ...