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Visualizzazione dei post con l'etichetta panico

Invecchiando s’impara. E si cambia qualcosina.

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  Foto di Foto di Светлана Бердник      Da giovane pensavo che superati i cinquant’anni, e ancor più arrivata ai sessanta, tutto si sarebbe fermato… sogni, cambiamenti, desideri. A dire il vero, da giovane pensavo che sarei morta giovane, e non è accaduto (a volte sbaglio anch'io). Però, è anche vero che sono sempre stata lenta (apposta amo le lumache), ma mai avrei osato sperare che questo difetto mi sarebbe tornato utile. Invece, col passare del tempo è diventato più facile immergermi in quel luogo spaventoso, tuttavia necessario, in cui ti siedi davanti a uno specchio e ti vedi per quella che sei e che dovresti essere per ritrovare l’equilibrio perduto. Non vi nego che è stato un po’ sconvolgente scoprire di aver trascorso mezzo secolo in un inganno perpetrato a mio esclusivo danno. Inganno che si è piacevolmente accoppiato con la depressione, l’ansia, la fobia sociale: hanno banchettato tutti insieme, hanno occupato casa, portandosi via una marea di an...

Caldansia

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  Scena 1 - Nove del mattino circa, un alitino d'aria. Sono fuori col cane, stiamo tornando a casa perché sono già marcia di sudore e il cane sbava come un lumacone e si rifiuta di bere alla fontanella (cane strano, venti chili di pulci e idiosincrasie). Svoltiamo un angolo e ci attende lo spettacolo della rissa mattutina. Un omone ce l'ha con un omino piccino ma dall'aspetto abbastanza inquietante. Dall'eloquio elegante come un calzino di spugna sotto uno smoking, evinco che la questione ruota attorno a una transazione insoddisfacente per una delle due parti (il piccinino ha preso una bustina, sospetto non di Polase, e non l'ha pagata il giusto). Sto per cambiare marciapiede, quando l'omone solleva l'omino e lo getta a una spanna da me. In una situazione normale, chiederei allo spiattellato se serve aiuto... ci ho anche pensato, lo ammetto. Ma lui, quello adeso all'asfalto dice "sei fortunato che non c'ho il pezzo". Ora, per deformazione p...

Il luogo della fine.

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     Non è stato difficile prendere quel treno né affrontare tante ore seduta a osservare persone in intimità con telefonini, tablet e computer (i passeggeri di lingua inglese leggevano libri, restituendomi un paio di speranze circa il futuro dell'umanità). Con i cambi mi sono sentita un po' persa: stazioni mai frequentate prima, sottopassaggi notturni e deserti, senso dell'orientamento lacunoso e un'innata imbranataggine; fortuna che sono una che chiede indicazioni, anche più di quanto sarebbe necessario e confacente a una buona educazione. Zaino in spalla con il minimo indispensabile: acqua, bustine di thè, torcetti torinesi, ansiolitici, documenti e la Guida galattica per autostoppisti (i soldi li tengo in tasca, più per praticità che per sicurezza). Il romanzo di Douglas Adams si muove sempre con me quando devo affrontare situazioni passibili di panico (ha girato più lui negli ospedali che il manuale di farmacologia). Mi fa compagnia, soprattutto è uno dei miei ogge...

Il titolo non mi viene.

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  A volte mi incanto a fissare qualcosa o qualcuno. Finché è qualcosa, va bene; gli oggetti, gli alberi e le nuvole guardano altrove o se ne fregano se li fisso. Ma con le persone è diverso. Le persone pensano subito che ci sia qualcosa che non va, in loro o in me, o che va, ma non come penso io. In realtà non penso quando mi incanto, cioè penso ad altro. Capita che ci sia il dettaglio di un volto che mi ricorda qualcos’altro, di solito si tratta di luoghi, di ricordi o di una voce nell’elenco della spesa che ho dimenticato di acquistare. Resto lì, imbambolata a puntare un puntino anomalo in un’iride sconosciuta e mi perdo. È che non sono fisionomista, non ho memoria per le facce: se dovessi stilare un identikit ne uscirebbe un ritratto alla Picasso. I connotati mi sfuggono sempre e, ho scoperto, mi confondono anche i tatuaggi (li vedo in una maniera e li descrivo con colori diversi e forme che diventano lettere, e viceversa). “L’occhio è solo uno strumento ottico”, l’ho ...

L'ansia digitale.

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       Ieri sono salita su un pullman di quelli che aspetti mezz'ora e poi entri in un girone dell'inferno dove se ti muovi urti qualcuno, ma tanto non c'è possibilità di muoversi (una preoccupazione in meno). Fino a non molto tempo fa mi sarei sentita male solo a immaginare una scena così. Ricordo di aver già provato una simile esperienza, seppur con meno calca, e di essere scesa alla fermata successiva con la convinzione di essere vittima di un'embolia polmonare. Certo, ho patito le urla di alcuni ragazzini, il caldo soffocante, la gomitata tra fegato e stomaco ricevuta da una signora che cercava di decidere con me, senza il mio consenso, se trascorrere la serata in un locale latino-americano o starsene a casa; tuttavia, sono scesa alla mia fermata, quella giusta, e mi sono goduta il tragitto a piedi nelle vie già buie e deserte. Ho festeggiato... senza ballare la rumba: a me basta un pacchetto di patatine e un bel film in TV. Ho pensato che ormai sto bene, benché ...

Sul rancore, l'amore, l'assenza, la consapevolezza del tempo.

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“Il tempo ripara tutto” : me lo diceva spesso mia nonna; con lei il tempo non è stato clemente e io non ho mai creduto a questa, come a molte altre, perle di saggezza. Ho sempre elaborato teorie alternative, snaturato il significato di proverbi e di altri consigli derivanti dall’atavica esperienza popolare. Così, nel tempo, chi mi ha dato motivo d’astio, l’astio se l’è tenuto. “Dimentico ma non perdono”: ecco un altro stravolgimento, una semplice anastrofe che suona quasi come un lapsus, mentre delinea un preciso bug di programma mentale. Il rancore è un sentimento esecrabile, ma come accade con tutti i sentimenti è assai difficile, se non impossibile, ragionarci e ridurlo a più miti consigli. Sono una persona rancorosa che, peraltro sfoga apertamente il proprio rancore, perché tenerlo dentro produce ulcere gastroduodenali, ipertensione e, soprattutto, ansia e insonnia. Sputandolo fuori perde intensità e poi accade sempre qualcosa che lo fiacca, lasciandolo lì a languire: si scorg...

Riassunto 2023.

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    Anno particolare il 2023.  Difficile, capriccioso, a tratti insolente. Ad agosto ci sono stati due pleniluni, che è cosa rara. Sempre ad agosto ho compiuto 58 anni, che è un fatto che nella vita capita una volta sola. Per i cinesi sta finendo l’anno del Coniglio (quieto e meditabondo) per entrare, dal 20 febbraio (o giù di lì), in quello del Drago, simbolo di potenza e fortuna (auguri ai cinesi, soprattutto agli abitanti di Hong Kong). Il mondo si è concesso una nuova guerra, che tanto guerra non è perché di eserciti ce n’è uno solo ma, c’è da ammetterlo, sta spargendo morte e distruzione come se fosse una dozzina. La mia vecchia auto se n’è andata col botto, letteralmente; ne è arrivata un’altra: occhi inflessibili, mascella volitiva e colore risoluto, originaria dal pezzetto di mondo che tollero meno (perché sono intollerante, è un fatto); tuttavia, ci stiamo studiando e nel frattempo intratteniamo un rapporto distaccato ma rispettoso, magari un giorno sub...

Panico da autosuggestione in notte temporalesca.

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       Stavo guardando l'ennesima replica di Fringe, un episodio un po' ansiogeno, tendente all’ agghiacciante: roba di esseri mutaforma che uccidono gli umani, poi gli trafiggono il palato con un aggeggio a tre punte per rubargli l’aspetto fisico e, mentre ci sono, anche i ricordi. Nulla che non possa sopportare (ho visto tutti i 218 episodi, più i due film, di X-Files; non sono una principiante), ma avverto una puntina di paura. Però, sul divano, con la tisana e le gatte su pancia e gambe, la paura si sgonfia; resta giusto un po’ d’apprensione.  Se non fosse che è iniziato l’ormai usuale temporale. Mi piacciono i temporali, sono rilassanti e conciliano il sonno, tranne quando i tuoni fanno presumere che le saette stiano puntando al tetto sotto al quale abito. Fringe, gente che infilza i palati, temporale con pioggia tipo uragano, rombi di tuono da far tremare i vetri e io, con la pessima predisposizione alla solitudine. Va via la luce: ok, sono al buio...

Piccola digressione sul romanticismo.

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  Serata con due amiche che, per questioni di privacy e amore di sintesi, denominerò A1 e A2 (tipo strade con pedaggio): teiera con poetico earl grey, caffettiera con prosaico Lavazza, cibo spazzatura vario, Miss Marple alla tv che sferruzza e risolve misteri. Intanto si chiacchiera, perché quella Marple lì l'abbiamo già vista. A dire il vero, io sono più silenziosa per via del fatto che non ricordo chi è l'assassino (e non sono la più anziana del gruppo; fa pensare e preoccupare). A1 - Perché oggi gli uomini hanno perso il romanticismo di quando avevamo 20 o 30 anni? È una vita che nessuno m'invita a cenare in un bel ristorante... un caffè, al massimo l'apericena... che è una parola quasi più odiosa di... Io - Metastasi? - Se serve un aiuto con sinonimi e affini, non mi tiro indietro. A2 - Fiori, un ciondolo... mai più visti. Sto da un anno con A3 (come sopra) e si è pure dimenticato l'anniversario: è uno, mica cento! E il compleanno, pure a Natale è caduto dal ...

Sincerità? E' roba per pochi.

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     Non sono una persona particolarmente sincera, e non me ne dolgo. Spesso sento dire, o leggo, frasi del tipo "dico sempre la verità!", dove il punto esclamativo quasi rimbomba. Ammetto che sarei tentata di chiedere agli autori (o autrici, che sono più frequenti), se conducono una vita solitaria come tenie; perché questo fa la sincerità nuda e cruda, senza filtri: allontana gli altri. Essere sinceramente sinceri... l'avverbio è lì non solo per baloccarmi coi vocaboli, piuttosto per via della falsa sincerità che dilaga; è un ossimoro, lo so, ma noi umani siamo parecchio contraddittori, fateci caso. Credo che la sincerità vada meritata, come qualsiasi altra cosa. Inoltre, so che non tutti la sopportano e rischiano di cadere in spiacevoli equivoci, come pensare che una brutta verità sia falsa, frutto d'astio o d'invidia. Ecco perché la uso poco ( la motivazione più rilevante la tengo per la fine, anche se ho spoilerato all'inizio) : da un lato non mi piace fer...

Sviluppare il coraggio. Le armi contro il Disturbo Ossessivo Compulsivo

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  “Come posso allontanare da me questi pensieri che mi fanno star male? Ho provato in tutti i modi a cacciarli via ma, ogni volta che ci provo, loro ritornano immediatamente perché sono dentro la mia testa. È come se avessi una voce interna che mi parla. So che sono pensieri irrazionali, che mi costringono a evitare tante situazioni e a ripetere alcuni comportamenti, ma non riesco a non averli […] So che dall’esterno tutto ciò appare insensato, ma io sento dentro di me una sorta di voce che mi spinge a lavarmi continuamente e, dopo essermi lavato, a non toccare nessun oggetto per non “sporcarmi” di nuovo. Quando finalmente vado a letto, mio padre mi deve accompagnare, rassicurandomi di non aver toccato nulla che possa avermi contaminato […].” Con la testimonianza di un paziente, si apre “ Ossessioni e compulsioni. La terapia cognitivo comportamentale in azione ” (IW Edizioni), del terapeuta Enrico Rolla, direttore dell’Istituto Watson, Centro di Psicoterapia e Scuola di Specializ...