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Estate e sindrome da serie tv

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Divano, tazza di tè e telefilm in successione talmente rapida che a volte mi sono confusa: mai mettere lo stesso attore in due lavori diversi, finisce che il pubblico si chiede come l'ergastolano neonazista sia diventato un consulente psichiatra della polizia di New York; magari non proprio tutto il pubblico, ma io sì, forse perché sono facile alla distrazione. Così ho trascorso buona parte delle vacanze. Sono diventata teledipendente. Ho visto ogni sorta di teleromanzo, escluse le vicende ospedaliere che, se non c'è il Dottor House, mi mettono ansia, depressione e paranoia da ipocondria. Bé, anche il buon House riesce a farmi avvertire tutti i sintomi di una malattia autoimmune; non so se ci avete fatto caso, ma i suo pazienti hanno sempre quella roba lì, almeno a inizio puntata, quando invariabilmente si sbaglia diagnosi e al moribondo tocca sorbirsi farmaci potenzialmente letali e inutili, con conseguente trapianto di fegato. Ma ormai è storia vecchia... che ho ...