Post

Visualizzazione dei post con l'etichetta rabbia

Le esche che innescano la rabbia.

Immagine
Nel 2019 è arrivata la rabbia. Non la zoonosi scatenata da un virus (quella è più letale), ma l'emozione che, e qui copio dal web, "deriva dall' istinto di difendersi per sopravvivere nell'ambiente in ci si trova "; definizione che personalmente trovo corretta. Una rabbia talmente soverchiante da fare impallidire depressione, attacchi di panico, agorafobia, che infatti erano spariti, almeno nella fase acuta dell'ira. Una serie di eventi hanno trasformato un tratto della mia personalità che mi piaceva parecchio: l'incapacità di provare collera e odio . E con ciò è andata a gambe all'aria anche la convinzione che nella vita non si cambia, che si resta quello che si è e da lì non si scappa. Nonostante gli inaspettati benefici in termini d'ansia, questa novità non l'ho accolta con piacere. In alcuni momenti mi pareva di comprendere il personaggio interpretato da Micheal Douglas in "Un giorno di ordinaria follia". La violenza fisica mi ha ...

Anima gemella? Incontrata.

Immagine
Ho preso il treno e sono andata al mare. Così, con scarso preavviso per fregare sul tempo l’ansia anticipatoria. È stata un’azione impulsiva, dettata da rabbia, da illusione e delusione che, guarda caso, viaggiano sempre in coppia; e da una nuova consapevolezza che mi ha colpita come un ramo in fronte, mentre corri e stai guardando da un’altra parte. Stavo scrivendo, "inventando" la storia di un bambino e... boom! Botta in testa. Avevo bisogno di ascoltare le onde che arrivano impetuose e poi si ritraggono: sembrano suggerirti di affrontare i problemi con coraggio e allontanarti da ciò che ferisce giusto il tempo per riprendere vigore. Ma lì è accaduto qualcosa che non mi aspettavo. Innanzitutto, una nota di colore: in Germania andrei via come il pane; si vede che ai tedeschi piace la roba che inizia a frullare… in effetti, ragioniamoci, i crauti – secondo la ricetta originale – richiedono un certo tempo di fermentazione. Comunque, gli aitanti teutonici non ci interessa...

Un'estate tra i polli

Immagine
Mi sono detta "se a casa devo stare, tanto vale occupare il tempo in modo produttivo". Così ho trascorso l'estate tra polli e denti; fatto singolare che potrebbe fare riflettere, avendo del tempo da perderci: i polli non hanno denti, anche se i pulcini sono dotati di una protuberanza calcarea, una sorta di dentino che serve a rompere l'uovo e che perdono subito dopo; ma non siamo qui a fare scienza. Un'estate strana, a tratti dolorosa, di quelle che si fatica a dimenticare. Ma il romanzo che da due anni sta circolando tra quei pochi neuroni rimasti, sta giungendo al termine. Devo ammettere che mi sono scelta "consulenti" decisamente sul pezzo, veri esperti, sapienti, ma soprattutto dotati di grande pazienza e della rara capacità di sorvolare sulle mie stranezze: due veterinarie (una specializzata in allevamenti, anche di polli) e un dentista che, a ore quantomeno inopportune, mi hanno edotta su argomenti di cui ignoravo tutto e anche di più. Scrivo da ta...

Il contagio da odio

Immagine
Amo ascoltare. Ho imparato un gran numero di  cose ascoltando attentamente. Molte persone non ascoltano mai. Ernest Hemingway Lo leggo, lo vedo, lo sento: stiamo perdendo quel po’ di equilibrio che ci era rimasto ; e, purtroppo, non stiamo scivolando verso una follia creativa, di quelle che, per dirne una, spingono a fermare la gente per strada con farneticazioni di vario tipo per poi premiare gli ascoltatori con caramelle in parte già succhiate. Ho conosciuto un uomo, indubbiamente malato, che aveva questa meravigliosa abitudine… salvo tentare di prendere a legnate chi non lo degnava d’attenzione, e forse aveva ragione: è oltremodo scortese non ascoltare chi ha qualcosa da dirci, ma soprattutto ci si può perdere concetti importanti per noi stessi. Diventare sordi ai pensieri altrui è, a mio parere, l'handicap più invalidante che esista.  Ma sto perdendo il filo del discorso. Aggiungo solo che, per un annetto buono, quotidianamente mi sono ritrovata in tasca caramelle ...

Lavoro, ansia, rabbia, sarcasmo e via

Immagine
Cercare lavoro è ansiogeno. Presentarsi ai colloqui espone al panico: tutta quella tensione per fare una buona impressione e non mostrare alcuna tensione (tanto meno un attacco d'ansia) mette a dura prova il sistema nervoso. Se poi si ha un'età che supera di molto i requisiti richiesti , ai disturbi sopra citati si aggiunge quella punta di depressione e fiducia nel fallimento che conferiscono la classica postura con spalle incurvate e mento mesto. Attenzione, però: la sequela di "no" incassati, a lungo andare, aggiunge quel pizzico di rabbia che può aiutare. E' vero che la rabbia viene collocata nella colonna dei sentimenti negativi, ma è altrettanto vero che è un istinto primordiale che ci sprona a difenderci per sopravvivere nell'ambiente in cui ci troviamo; e, non vivendo nella savana circondati dai leoni (e quindi con una grana in meno di cui occuparci), il lavoro costituisce l'elemento fondamentale per sopravvivere. Quindi, se espressa in modo adeg...

Tutti fuori! O quasi.

Immagine
Finito il lockdown! Tutti in strada, avanti! E' una parola. Troppi punti esclamativi, per i miei gusti. Non è che temo che lo scampato pericolo non sia così tanto scampato (ma su questo non voglio aprire discussioni perché non sono un virologo, e anche loro mi paiono un po' confusi), il problema è un altro. I l problema è che se prendi un'agorafobica in via di miglioramento sintomatico e la chiudi in casa, quindi le aggiungi altre questioncelle su cui preoccuparsi - nello specifico, una pandemia (mica un doloretto al ginocchio) - si rischia il sovraffollamento di paranoie che sono contagiosissime; non c'è mascherina che tenga. E tutti quei pensieri molesti, che prima si evitavano tuffandosi di testa nel lavoro o delegando l'attività speleologica allo psicoterapeuta, ricompaiono in fila disordinata: una calca di malinconia, recriminazioni, rabbie represse e sensi di colpa (c'è parecchia altra roba, ma non amo gli elenchi infiniti) che, a lungo andare, t...

Piccola riflessione sul Credo e non credo

Immagine
Sono atea, questo è un fatto. Ne sono contenta? Mi sento più intelligente e sensata di altri?  No. Anzi, spesso penso che credere, credere sinceramente, in un'entità superiore sia un dono, una fortuna, una fonte extra di forza. Non amo chi tenta di convincermi e chi vuole impormi il proprio credo, così ho imparato a non giudicare, a non discutere sull'argomento, a superare la tentazione di fare altrettanto. Avverto analogo fastidio per chi dileggia i credenti o gli atei, e anc or più quando gli stessi vantano disgusto per chi si mostra intollerante verso razze e culture diverse; questa la chiamo ipocrisia. C'è chi mi scrive che prega per me e ringrazio perché vi leggo affetto; c'è chi mi inonda di immagini sacre e inviti alla preghiera, e qui passo oltre. Alla vicina che ieri mi ha invitata a guardare il Papa per ottenere l'assoluzione di tutti i miei peccati, ho risposto che ciò che di male ho fatto nella vita è per me un insegnamento pr...

Mentre cercavo la pace interiore

Immagine
Dalla finestra di Alice Per trovare la pace interiore, contemplare il proprio sé profondo, baloccarsi con i demoni che infestano la mente, sfuggire da rabbia e altri inquinanti, esistono varie alternative: c'è chi va in India, in Buthan o in un monastero; chi si isola in eremo lontano dalla civiltà cibandosi di licheni o in una lussuosa spa a mangiare aragosta al vapore, e infine chi percorre la via dello shopping compulsivo. Io ho spento il modem per una settimana. Niente internet e niente telefono (lo smartphone era acceso, lo ammetto... perché ho degli amici che mi preme sentire tutti i giorni, ma in mia difesa posso giurare che nessuno di loro è minimamente inquinante). Tutte le alternative di cui sopra sono allettanti, non ci piove; è che sono pigra, piena di grane finanziarie e un tantino agorafobica. Tuttavia, l'idea del lichene la tengo a mente magari per la prossima estate. Ora, penserete che me ne sia stata in casa a meditare, che nulla abbia interferit...

A cena fuori: le fasi di elaborazione

Immagine
C'è un libro che dimora nella lista dei miei preferiti e di cui rubo il titolo perché calza a pennello con l'evento (qui ci starebbero alla perfezione le virgolette, ma dopo l'apostrofo mi fanno ansia) che mi accingo a narrarvi con una fedeltà che nemmeno un cane. Si tratta del romanzo di David Foster Wallace (scrittore sublime e tragicamente tormentato), intitolato "Una cosa divertente che non farò mai più". La storia narra, in chiave umoristica, l'esperienza dell'autore durante una crociera ai Caraibi. Ovviamente, non mi sono spinta a tanto: a una crociera preferisco la gastroscopia, e sia chiaro che detesto sottopormi a questo esame diagnostico che tendo a equiparare a una tortura dell'Inquisizione spagnola. Semplicemente, dopo anni, sono uscita a cena con amici. Fase 1 - La notizia. Quando mi è stato notificato l'avviso, che consisteva in  - stasera non ceniamo a casa tua, andiamo al ristorante o in pizzeria... dove vuoi...

Lamenti articolari e assenza di agorafobia

Immagine
Tutto è iniziato pigiando enter sulla tastiera del computer. E' vero, ho usato il mignolo che è piccolino e non dovrebbe essere impiegato in lavori pesanti, ma ormai era fatta, non ci ho prestato la dovuta attenzione. Dolore. E io sono una che non sopporta il dolore mentale, ma quello fisico le fa un baffo... se si tralascia la questione dell'ipocondria, che comunque è mentale. Per qualche ora ho pensato d'essermi rotta il dito e, avendo la fobia dei medici, oltre ad avvertire un certo imbarazzo nello spiegare la dinamica dell'incidente, ho preso il bastoncino di un gelato (che mi sono mangiata con piacere, tuttavia senza perdere di vista il motivo di tale sacrificio) e ho steccato il mignolo. Terrei a precisare che nel lasso di tempo in cui ho fagocitato il ricoperto al cioccolato, il ditino è gonfiato fino a somigliare, per dimensioni e colore, a un wurstel tedesco. Non mi sto lamentando, sia chiaro, è solo per farvi comprendere i sintomi che mi hanno co...

L'era della rabbia

Immagine
Foto di Harry Fabel Non so se capita anche a voi di avvertire una presenza in costante aumento di rancore, odio, intolleranza, insomma rabbia. Si litiga selvaggiamente per la politica, la religione, il calcio, i tradimenti presunti e reali, il parcheggio, persino per le grane personali dei vip (di cui, francamente, ci dovrebbe importare poco o nulla, visto che abbiamo già parecchi guai personali da gestire e mettere in fila ordinata: un lavoro grosso che richiede concentrazione e nessuna distrazione).  A volte sembra ci abbiano corretto l'acqua con neurotossine. Non lo escluderei a priori, almeno non senza dati certi di laboratorio in grado di fugare ogni dubbio. Giusto stamani hanno tentato di trascinarmi in una lite su chi c'era prima in una fila. Me ne sono stata sulle mie, ma durante lo sforzo per tirarmene fuori, due persone mi sono passate davanti; le ho viste con i miei occhi. Non ho protestato perché c'è solo una cosa che sopporto meno delle accese di...