Il non sonno dell'inquieta.
Foto di Giulia Della Croce Quando finalmente arriva quella stanchezza che promette un buon sonno (ed è cosa rara), inizia il susseguirsi di distrazioni. “Non ho messo in carica il telefono”, così tocca alzarsi e testare i vari cavi appesi a una presa che prima o poi tracollerà; l’ultimo è quello giusto. Torno a letto. “Com’è che non ha fatto il solito bi-bop? Mi sa che non ho infilato bene lo spinotto”, mi alzo a controllare; sta caricando. Bene! Testa sul cuscino. Ho sete. “Perché ho lasciato l’acqua in cucina?”. Mi alzo, apro il frigo, mangio un quadretto di cioccolato e, dopo un tentennamento piacevole per via del fresco che giunge dallo sportello aperto, apro un succo d’aloe; ci hanno aggiunto lo zucchero ma è rinfrescante. Torno a letto . “Dovrei lavarmi i denti, ma ho sonno… troppo dolce quell’aloe, ora ho di nuovo sete e non ho portato l’acqua... ma che testa di...!”. Mi alzo, prendo la bottiglia, ritorno. Mi piace bere da sdraiata....