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Visualizzazione dei post con l'etichetta fumo

Il non sonno dell'inquieta.

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  Foto di Giulia Della Croce      Quando finalmente arriva quella stanchezza che promette un buon sonno (ed è cosa rara), inizia il susseguirsi di distrazioni. “Non ho messo in carica il telefono”, così tocca alzarsi e testare i vari cavi appesi a una presa che prima o poi tracollerà; l’ultimo è quello giusto. Torno a letto. “Com’è che non ha fatto il solito bi-bop? Mi sa che non ho infilato bene lo spinotto”, mi alzo a controllare; sta caricando. Bene! Testa sul cuscino. Ho sete. “Perché ho lasciato l’acqua in cucina?”. Mi alzo, apro il frigo, mangio un quadretto di cioccolato e, dopo un tentennamento piacevole per via del fresco che giunge dallo sportello aperto, apro un succo d’aloe; ci hanno aggiunto lo zucchero ma è rinfrescante. Torno a letto . “Dovrei lavarmi i denti, ma ho sonno… troppo dolce quell’aloe, ora ho di nuovo sete e non ho portato l’acqua... ma che testa di...!”.  Mi alzo, prendo la bottiglia, ritorno. Mi piace bere da sdraiata....

La solitudine del fumatore

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 Si puzza: è un fatto inconfutabile. Anche dopo la doccia, l'odore non se ne va... perché è gradevolissimo fumare in accappatoio (o nudi, dipende dalle abitudini individuali post abluzioni). Puzza anche la casa: tende, tessuti di ogni genere e foggia, pareti, vetri, libri; i libri sono il mio cruccio, a causa di quella patina giallognola che a lungo andare supera la barriera della copertina per invadere le pagine. Tuttavia, c'è un dato a mio parere significativo: questa è casa mia! Rispetto la salute degli altri, ho velleità salutistiche persino io (tipo una dieta prevalentemente a base di verdure, carboidrati e latticini disapprovata anche dalla comunità scientifica), cerco di non fumare in presenza di chi non ha questo vizio, ma essendo appunto un vizio, non posso resistere troppo a lungo senza sbroccare. Posso spostarmi in un'altra stanza, accontentarmi dell'angolo della vasca da bagno, non c'è bisogno di buttarmi fuori. E' casa mia! Non obbligo nessuno a fre...

Consigli per rimettersi in piedi

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Attenzione: i seguenti consigli non provengono da specialisti in psichiatria o psicologia, ma solo da esperti di vita quotidiana. Tuttavia non raccomando estrema cautela nell'utilizzarli: non hanno effetti collaterali. Si dice che l'amico si vede   nel momento del bisogno. Non sono del tutto d'accordo perché ritengo che un vero amico si veda in qualsiasi momento. Tuttavia non mi sento di dissentire con questo vecchio detto, in quanto è nel momento del bisogno che maggiormente si avverte la necessità di avere accanto persone che ti vogliono bene. Con l'avvicinarsi del Natale, e con altre grane che ormai si sono avvicinate da tempo, il mio umore è tendenzialmente pessimo; per capirci, fosse per me scaverei una buca e mi ci infilerei dentro con un coperchio a tenuta stagna. Non me ne lamento, perché in questi casi anche la lamentazione fa fatica. La depressione rende fiacchi di corpo e di mente, si sa. Però gli amici se ne accorgono: dal tono di voce quando ...

Sopravvivere nonostante la scienza

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La faccenda è questa: fumo come una locomotiva, ma sono salutista. E' tutta una questione di equilibri che non sto a spiegarvi perché non l'ho ancora ben capita io. Aggiungo che per lavoro leggo quotidianamente un discreto numero di articoli sulle nuove frontiere raggiunte dalla ricerca scientifica. Molti di questi sono in inglese, quindi posso affermare con un minimo scarto, che li interpreto alla "pressoché"... vuol dire che a volte li elaboro mentalmente come più mi fa comodo (ad esempio, i danni da fumo non sono così inquietanti come sembrano in italiano e la pizza con i funghi è comunque la panacea per tutti i mali). La spinta salutistica mi porta a fare tesoro di tutto ciò che leggo; ho anche dei quaderni in cui mi appunto le novità più stimolanti: nomi di bacche che crescono solo in cima a monti che non si trovano sulle mappe, varietà di bevande che tocca ordinare da un monaco tibetano privo di indirizzo mail e, sospetto, anche di computer, cibi che sa...

Sarà "facile" ma fumo ancora

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Ho finito di leggere quel libro che fa smettere di fumare anche i comignoli. Non ho smesso. Ci credevo, ci ho investito del tempo e qualche illusione. Alla fine mi scrive che ora posso dire "fantastico! Sono un non fumatore" e io mi chiedo se per caso la mia edizione non fallata, censurata, non integrale o se esita un volume precedente che mi sono persa. Conosco parecchie persone (tre, non una folla, ma non è che frequenti gente a camionate e si tratta delle uniche che so averlo letto) che hanno smesso grazie al libro: finita l'ultima pagina, buttato via il pacchetto. Stop, fine, enfisema scongiurato. Io invece sono qui, cicca in bocca, che faccio congetture su cosa non ha funzionato; tutto, alla luce dei risultati: oggi fumo più di ieri. Mi capita raramente di sentirmi frustrata, anche se i motivi non mancherebbero. Ho un buon carattere, mite, che mi consente di rattristarmi ma senza acredine. Ma le sigarette vincono dove altri fallimenti perdono alla ...