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L'assenza ingiustificata dell'entusiasmo

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Tra una manciata di giorni uscirà il mio nuovo romanzo. Ieri ho ricevuto le prime copie fresche di stampa. Bello, bello, bello... gioia gioia, gioia... festa... ALT! No. Niente. Solo un po' d'ansia, di quella brutta peraltro. Eddai, sii contenta, mettici un po' d'entusiasmo, cosa ti costa? Me lo ripeto mentre, seduta sul divano con le spalle spioventi del depresso, fisso la scatola contenente i volumi profumati da carta non ancora contaminata dal fumo dalle sigarette. E mi odio, eh. Attenzione, in momenti come questi mi odio con tutte le mie forze.
Una gatta entra nella scatola e tenta di distruggere la fonte della mia tristezza. Mi scappa una risata, giro un brevissimo video: tre minuti di umore decente. Poi passa, non c'è da preoccuparsene.
Di tutto ciò non me ne frega niente. Lo dico a voi perché so che non lo racconterete in giro. Mi spiace solo che potrebbero passare casualmente di qui l'editore, la mia agente, le persone che hanno lavorato alla copertina, all'im…

Ridere di dolore

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Giorni fa mi sono imbattuta in un articolo che parlava della connessione tra ironia, umorismo, sarcasmo (soprattutto sarcasmo) e depressione. Purtroppo non lo trovo più perché mi ostino a credere fermamente di poter ricordare dove ho messo qualcosa, dove ho letto qualcos'altro, persino dove mi trovo. La realtà è che la mia memoria è assai selettiva ed ha scelto di ricordare nulla, a parte eventi sgradevoli e dati del tutto inutili, ovviamente.
Comunque sia, sono molti gli esempi, soprattutto in campo artistico, di personaggi estremamente divertenti che nella realtà soffrono di vari disturbi dello spettro depressivo. Il più famoso è certamente Woody Allen, che non ha mai fatto mistero del suo mal di vivere, anzi lo ha elevato a forma d'arte. Un celebre scrittore, David Forster Wallace, che per inciso amo moltissimo, ha scritto straordinarie pagine intrise d'ironia, ma purtroppo ha sempre sofferto di una grave depressione che lo ha portato al suicidio. Nel romanzo che lo ha r…

Il peggio è passato

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Archiviato Natale, passato Capodanno. Tutti incolumi? State bene? Vi ho pensato parecchio e con una punta d'apprensione. Qui è andato tutto bene, sono riuscita a chiudermi il giusto per fiaccare ogni aspettativa da parte di terzi e, devo ammetterlo, mi sono sentita il cuore leggero (seppur con la solita tachicardia che m'impensierisce). Ho dormito tanto, e ne avevo bisogno; ho mangiato un po' di più e l'organismo sentitamente ringrazia; ho fatto ciò che avevo voglia di fare, senza se e senza ma. Insomma, ho svicolato la depressione festiva, anche se a tratti la sentivo bussare... ma niente, mi sono finta sorda e ho tirato dritto per la mia strada, ossia il tragitto dal divano al letto e viceversa.
So che molti si sono sentiti soli, ma so anche che alcuni hanno scelto la solitudine per iniziare il nuovo anno. Forse sono io che frequento gente strana, ma la maggior parte degli amici sentiti hanno trascorso la sera dell'ultimo dell'anno guardando film anni '80, co…

Navigare tra le feste in solitaria

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Che il periodo natalizio non sia quel ben di Dio che ci presenta la tv, è un dato inconfutabile. Anche i più entusiasti ne escono stremati, e chi l'entusiasmo se l'è perso per strada tempo fa, rischia di deprimersi per una roba che dura due settimane scarse. Sì, lo so, hanno iniziato ai primi di ottobre con addobbi, carta dorata, fiocchi e Babbo Natale che, nonostante lo stomaco prominente di suo, ingolla litri di bevanda gassata, ma i migliori tra noi hanno fatto finta di niente.
Tocca essere felici, colmi d'amore, saldi nell'adorazione incondizionata di famigliari e amici... Ehi, so di pranzi di Natale e cenoni di Capodanno finiti in pronto soccorso, e non a causa di un'intossicazione alimentare. No, no, non è il caso di angosciarsi se, quando tutti si "divertono", si è soli. Che poi c'è chi quei momenti in solitaria se li va a cercare e li vive con serena tranquillità. Come? Qui mi chiedete di entrare nel personale e la mia personalità ha falle che imb…

10 cose da non dire al depresso

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Tempo fa ho scritto un pezzo su ciò che risulta urtante sentirsi dire durante, ma anche prima e dopo, un attacco di panico (se lo avete perso e  vi interessa, potete leggerlo cliccando su Da non dire in caso di panico).  Oggi vorrei affrontare, con analoga dedizione e quella puntina di acidità donatami dall'esperienza, l'arduo tema della depressione vista da chi ne sta fuori; è un lavoro duro, lo so, ma mi sacrifico volentieri per voi (ed è anche domenica, tenetene conto).
E' giusto inserire un breve preambolo: in questa sede e in questo momento, per depressione intendo quello stato che ci tiene a letto con le coperte sopra la testa, per farci alzare solo per istanze improrogabili (andare in bagno, dove però evitiamo di lavarci perché è una fatica inaffrontabile), che ci toglie la fame o ci fa mangiare senza posa per riempire un vuoto incolmabile e, talvolta, sembra rendere stancante anche respirare... insomma, ci siamo capiti; parlo di quella che gli specialisti definiscono…

Adulare o essere se stessi?

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Esistono uomini meno interessanti e più repellenti di quelli che passano l'esistenza a lisciare il pelo a qualcuno un cicinin più importante di loro? No, è un fatto. Qui nei social se ne trovano all'ingrosso. Gli haters, in confronto, sono simpatici; il loro stato nevrotico-dissociativo fa persino tenerezza; poi li si picchierebbe con una mazza ferrata, ma con cuore colmo d'indulgenza.
Coloro che per poter ottenere qualcosina, fosse anche un minimo di considerazione (o persino un like), adulano gente oggettivamente odiosa e supponente o che semplicemente non stimano: Dio ci scampi. Poi, e qui si cade nel grottesco, in separata sede, ne delineano una genealogia un filo irrispettosa... piuttosto che frequentare un uomo così, preferirei chiudermi in un convento di clarisse (che non so chi sono, ma dopo m'informo). Non so cosa sperino di ottenere, o cosa effettivamente ottengano, ma di certo sono piccinini e privi di ossatura (dei vermini, ecco).
Ho visto uomini che per avere …

La storia di Lutvija e del chiodo arroventato

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"Noi eravamo sempre e solo di passaggio - estranei, odiosi, insultati - per niente turbati, e nemmeno tanto tristi, ma a volte con addosso una stanchezza dolorosa. Come se il cammino fosse davvero la nostra strada."
Oggi vi scriverò di un romanzo, perché mi gira così. Non parla di panico, ansia o altri problemucci che mi diletto a rifuggire, ove e quando mi sia possibile. Preambolo del tutto irrilevante: ho un amico in Florida (Ema) con cui intrattengo conversazioni notturne. Notturne per me, lì è pomeriggio e qui sono le due di notte; lì fa caldo e qui mi presento davanti allo schermo con la vestaglia di flanella della nonna; lui è abbronzato e io sono scura solo sotto agli occhi... potrei continuare per pagine e pagine, ma vi vedo già annoiati. Il mio amico, oltre ad essere bello come il sole della Florida, è un'autorità in campo di libri (che scrive anche, con un genio che invidio fino alla gastrite). Detto ciò, quando finisco le scorte di volumi che, con lo Xanax e la nic…