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Provare a stare bene è un duro lavoro.

       L'osservazione dei progressi fatti non offre grandi soddisfazioni, almeno così è per me. Sarà che sono diventata un po' severa: a volte mi premio, ma accade sempre più raramente; altre volte prendo atto di un'azione che sono riuscita a compiere mentre penso ad aumentare il grado di difficoltà. All'inizio di questo programma (del tutto personale, inutile entrare in dettagli che probabilmente non vi sarebbero di alcuna utilità) privilegiavo la prima opzione, quella del regalo e dei "festeggiamenti"; ora no. E' che, a mio parere assai opinabile, tentare di uscire da un disturbo parecchio invalidante richiede allenamento, ma soprattutto educazione mentale... che non significa non dire parolacce tra sé e sé. Una bravissima psicoterapeuta, un giorno mi disse che dovevo sforzarmi di pensare alla mia mente come a un muscolo che, per restare tonico, necessita di costante esercizio. Tutto ciò è per dire che oggi ho provato l'esposizione a una situazione
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Osservare come fosse baseball.

  Mi accorgo ora di non essere passata da queste parti per più di due mesi. Come state? Tutto bene?  Potrei affermare di trovarmi a corto di cose da raccontare o di indulgere in una particolare pigrizia, e non direi il falso. Potrei persino avventurarmi in ambito psico/sociale e ammettere che sono un po’ ghoster , perché è vero ma di questo parleremo, casomai, in un altro momento (mi sto interessando all’argomento e avrei due o tre idee da sottoporre agli studiosi del fenomeno). Ci sta tutto, compreso il fatto d’essermi dimenticata del blog, ma aggiungo un dettaglio che presumo corrisponda alla motivazione primaria: il virtuale non mi diverte più… social, messaggistica, chat, computer ormai tendo a usarli (usare, sì, questo è il verbo corretto) per lavoro… e di ciò li ringrazio; ma leggere per leggere, preferisco un romanzo; guardare per guardare, scelgo un film in tv o rivedere per n volte elevato all’infinito un episodio di Poirot o Barnaby; comunicare per comunicare, preferisco
  Ultimo giorno d'agosto, ultima pausa pranzo in centro città. Ora è il tempo del ritorno a cose, abitudini, strade affollate. E ho incontrato paesaggi deserti gustosi per la mente; dopamina da vuoto, quando si notano i dettagli che sfuggono quando i volti della gente richiedono disattenzione. Durante questo mese, passeggiando, mi è capitato di riflettere sul fatto che nei miei pensieri la nostalgia sia merce scarseggiante. Tuttavia, è un'emozione che mi attrae; non saprei spiegarne il motivo, se non per una sorta di romanticismo poetico, peraltro molto distante dai miei pensieri in prosa. Aggiungerei che da qualche tempo riesco a gironzolare senza l'allarme continuo dell'agorafobia e non so quanto durerà (perché Lei ritornerà, ne sono certa... ma per ora non mi manca perché, appunto, non sono nostalgica). Quindi, ne ho approfittato per stimolare l'emozione di ricordi un po' struggenti. Ho fatto un tour della memoria, delle strade, dei palazzi e dei loro occupa

Una lettura piacevole.

  ​ Gli autori giapponesi sono assurdi; mi piacciono tanto. Così, mi sono concessa una pausa dagli italiani che ultimamente pare facciano a gara su chi, nella propria opera, cita il maggior numero di scrittori a numero chiuso, filosofi laotiani, fisici delle particelle anarchiche e altri personaggi che non conosco... la mia sensazione è che penalizzino un po' la trama, e a tratti l'ordito, solo per farmi sentire ignorante come una pigna; peccato, perché alcuni hanno una buona penna. Ma mi sono stancata di alzarmi dal letto per andare a cercare su Google di chi stiano parlando e poi scoprire che ne potevano fare a meno senza nulla togliere all'opera. Ho scelto un autore mai letto prima su consiglio di una cara amica e, lo ammetto, l'ho chiesto in regalo alla  mia madre sostitutiva  perché il titolo mi intrigava; ho amato "Io sono un gatto" di Natsume Soseki e quando mi capita d'adocchiare la favorevole congiunzione di nipponici e gatti, non me la lascio sc

Il non sonno dell'inquieta.

  Foto di Giulia Della Croce      Quando finalmente arriva quella stanchezza che promette un buon sonno (ed è cosa rara), inizia il susseguirsi di distrazioni. “Non ho messo in carica il telefono”, così tocca alzarsi e testare i vari cavi appesi a una presa che prima o poi tracollerà; l’ultimo è quello giusto. Torno a letto. “Com’è che non ha fatto il solito bi-bop? Mi sa che non ho infilato bene lo spinotto”, mi alzo a controllare; sta caricando. Bene! Testa sul cuscino. Ho sete. “Perché ho lasciato l’acqua in cucina?”. Mi alzo, apro il frigo, mangio un quadretto di cioccolato e, dopo un tentennamento piacevole per via del fresco che giunge dallo sportello aperto, apro un succo d’aloe; ci hanno aggiunto lo zucchero ma è rinfrescante. Torno a letto . “Dovrei lavarmi i denti, ma ho sonno… troppo dolce quell’aloe, ora ho di nuovo sete e non ho portato l’acqua... ma che testa di...!”.  Mi alzo, prendo la bottiglia, ritorno. Mi piace bere da sdraiata. Un sorso, due sorsi e m

Non mi sento vecchia, ma...

Non mi sento vecchia, ma alcune evidenze mi portano a riflettere. Ho acquistato un tappetino antiscivolo per la doccia e una borsa per l'acqua calda, nell'eventualità di coliche. Non mangio più il cioccolato con le nocciole intere o il croccante di sesamo per non lasciarci i denti. Ho uno shampoo antigiallo per togliere i riflessi nicotina ai capelli bianchi; non l’ho ancora usato, ma è lì in caso d’emergenza. Mi sono sottoposta a una visita geriatrica; il medico mi è parso abbattuto. Riesco ancora a mettermi una gamba sulla spalla, ma se provo a fare una capriola mi accartoccio su me stessa e rischio il collare ortopedico (non so perché lo faccio, è anche questo mi impensierisce). Ho comprato uno di quei portapillole settimanali perché spesso non riesco a ricordare se ho preso lo Xanax o meno (il che significa che anche lui inizia a non funzionare un granché). Controllo i piedi ossessivamente alla ricerca di calli (per ora non ne ho, ma è questione di ore). Ho un taccuino

Sviluppare il coraggio. Le armi contro il Disturbo Ossessivo Compulsivo

  “Come posso allontanare da me questi pensieri che mi fanno star male? Ho provato in tutti i modi a cacciarli via ma, ogni volta che ci provo, loro ritornano immediatamente perché sono dentro la mia testa. È come se avessi una voce interna che mi parla. So che sono pensieri irrazionali, che mi costringono a evitare tante situazioni e a ripetere alcuni comportamenti, ma non riesco a non averli […] So che dall’esterno tutto ciò appare insensato, ma io sento dentro di me una sorta di voce che mi spinge a lavarmi continuamente e, dopo essermi lavato, a non toccare nessun oggetto per non “sporcarmi” di nuovo. Quando finalmente vado a letto, mio padre mi deve accompagnare, rassicurandomi di non aver toccato nulla che possa avermi contaminato […].” Con la testimonianza di un paziente, si apre “ Ossessioni e compulsioni. La terapia cognitivo comportamentale in azione ” (IW Edizioni), del terapeuta Enrico Rolla, direttore dell’Istituto Watson, Centro di Psicoterapia e Scuola di Specializzazi