Passa ai contenuti principali

Post

Tre pazzi (e un cane) che guardano la luna

  Qui è necessaria una premessa per conoscere uno dei personaggi di questa storia. Nel mio quartiere si aggira un signore che, a primo incontro (ma spesso anche al secondo e al terzo) mette un po’ d’inquietudine. Non è giovane, ma si fatica a inserirlo in una precisa fascia d’età; ha il viso (e altre parti del corpo a cui non ho fatto caso perché la faccia si mangia tutta l’attenzione) tempestato di tatuaggi, di quelli che si facevano in un passato remoto, che in origine dovevano essere neri e poi si sono scoloriti. Ha sul volto rugoso, invecchiato credo dalle difficoltà, delle croci, dei triangoli, numerose lacrime (se è vero che i carcerati si tatuavano una lacrima per ogni anno di detenzione, costui si è beccato almeno due ergastoli da scontare consecutivamente) e altri simboli che non saprei descrivere. Lo si trova spesso tra la tabaccheria e il bar; sta lì appoggiato con la sua canottiera bianco-grigio a costine e ti chiede un euro o una sigaretta o entrambe le cose (tanto per l
Post recenti

Il contagio da odio

Amo ascoltare. Ho imparato un gran numero di  cose ascoltando attentamente. Molte persone non ascoltano mai. Ernest Hemingway Lo leggo, lo vedo, lo sento: stiamo perdendo quel po’ di equilibrio che ci era rimasto ; e, purtroppo, non stiamo scivolando verso una follia creativa, di quelle che, per dirne una, spingono a fermare la gente per strada con farneticazioni di vario tipo per poi premiare gli ascoltatori con caramelle in parte già succhiate. Ho conosciuto un uomo, indubbiamente malato, che aveva questa meravigliosa abitudine… salvo tentare di prendere a legnate chi non lo degnava d’attenzione, e forse aveva ragione: è oltremodo scortese non ascoltare chi ha qualcosa da dirci, ma soprattutto ci si può perdere concetti importanti per noi stessi. Diventare sordi ai pensieri altrui è, a mio parere, l'handicap più invalidante che esista.  Ma sto perdendo il filo del discorso. Aggiungo solo che, per un annetto buono, quotidianamente mi sono ritrovata in tasca caramelle appic

Le giornate mondiali che svoltano l'umore

       Vi giuro, io ci provo a svegliarmi di cattivo umore e proseguire la giornata immersa nella tetraggine dei miei pensieri.  Si tratta d’essere fedeli a se stessi, di non tradire le proprie aspettative e inclinazioni. Inizio a lavorare, con i muscoli facciali impegnati a mantenere l’occhio torvo e la bocca in una smorfia disgustata (ho le rughe sulla fronte che possono confermare, non vi vendo panzane). Eppure, puntualmente, il programma impostato su una discreta depressione subisce modifiche inaspettate.  Mentre faccio ricerche, m’imbatto in chicche che finiscono per demolire l’umore e farmi scappare una risata che rompe il flusso del dramma interiore. Per iniziare, sappiate che ogni giorno che Dio manda in terra si celebra qualcosa; e non parlo di festicciole di borgata, no no, qui si stappa una bottiglia tutti insieme nel mondo (o almeno in quelle parti del pianeta che godono del lusso di una bottiglia, fosse anche solo d’acqua)… che è una bella cosa, avendo l’umore giusto

La paralisi emozionale

Lisbeth con matita Questo è un periodo di grane grosse, da qualsiasi parte lo si voglia guardare. Lanciate pure un argomento a caso, e io vi do la grana a tema. Lo so che qui è sempre tutto complicato, ma ora non si scherza: gira tutto al contrario e con moto caotico, non è possibile prevedere da dove e quando arriverà il prossimo disastro.  Le preoccupazioni sono tante e ho anche la pessima abitudine di sobbarcarmi i guai altrui. Non se ne esce. Provo ad essere razionale, e mi spiego la sfilza di eventi degli ultimi mesi adducendo come causa scatenante il fatto che due o tre persone mi odiano tanto e le loro energie negative sono riuscite ad impossessarsi del mio essere, nonché dell'ambiente circostante. Non vi sto a raccontare quali teorie elaboro quando provo ad essere irrazionale. Ma giusto ieri, mentre esponevo la tesi sulle devastazioni provocate dall'odio altrui a una meravigliosa bambina di nome Firyal, lei mi ha risposto che mi ama talmente tanto da compensare. I bambi

La complessa gestione del successo

Qualche giorno fa, parlando con amici che come me scrivono, ci si chiedeva se e come saremmo sopravvissuti ad un'improvvisa e travolgente ondata di successo. Loro erano perfettamente allineati alla teoria che il successo non ti cambia, soprattutto alla nostra età.  Io ci ho riflettuto e prima di rispondere mi è salito un portentoso attacco d'ansia, quindi sono intervenuta nella conversazione con un suono gutturale e indecifrabile. Quindi, come spesso accade quando mi impazzisce l'amigdala, ho iniziato a scherzarci su. Ma questa sera ci ho ripensato per via di un fatterello accadutomi in mattinata. Poi, da cosa nasce cosa, e ho collegato l'evento con uno simile di cui avevo preso nota. Quindi, condivido con voi due brani del mio "diario", da cui si risulta evidente che l'argomento mi turba (anche se ho la certezza di non correre alcun pericolo rispetto al successo), perché continuo a prendermene gioco. Premetto che ogni fatto qui narrato è realmente accadut

Fuga dal virtuale

  Un’illuminazione. Anche io ho avuto la mia modesta, seppur potente, illuminazione. Stavo seguendo due videoconferenze e, pur essendo ormai discretamente abile nella pratica del multitasking (tipo vestirmi mentre fumo o fare un’intervista mentre sono impegnata a scegliere la verdura al mercato), non sono riuscita a cogliere alcunché di entrambe. Mi sono accorta d’essere distratta da un pensiero molesto, una sorta di film mentale che mi proponeva fotogrammi assai demoralizzanti di ciò che sta diventando la mia vita. E tra un'immagine e l'altra, fantasticavo... Oh, se l'ho fatto! Ormai, da tempo, lavoro anche nei fine settimana; nel tempo libero scrivo, e quando mi guardo un filmetto (con copertina sulle ginocchia e tisana, come si confà a una signora della mia età) tengo accanto il telefonino. Telefonino che non mi abbandona nemmeno la notte, benché sia refrattaria a tenere dispositivi elettronici dove dormo. Sta accanto al piatto mentre mangio e in tasca dell’accap

Amore?

Da qualche mattina, si ripete la stessa scena: arriva un piccione sul davanzale, attende la gatta, quindi inizia a tubare e a girare in tondo come un derviscio. Va avanti per un bel po' e lei, che è afona dalla nascita, apre e chiude la bocca come se avesse un mucchio di cose da raccontare; non pare pronta all'attacco, lo segue con interesse avanti e indietro dall'altra parte del vetro. Che dite, provo ad aprire la finestra o continuo a baloccarmi nell'illusione (forse) che sia amore? Perché, in fondo, l'amore è un esperimento, è il paradosso del gatto di Schrödinger (e qui il gatto c'è, anche se sappiamo per certo che è vivo): fino a quando non apriamo quella finestra, non possiamo appurare se la gatta sia innamorata o se ucciderà il piccione. Inoltre, esistono altre possibilità: per prendere l'amato (o la preda) lei potrebbe cadere giù; lui (ammesso che sia maschio) forse sta solo esprimendo aggressività e coraggioso disappunto davanti a un predatore. Per