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Vita ingarbugliata

  Mi sento adeguatamente infelice, ma non ne farei un problema personale. E' che la vita raramente risponde alle mie domande con un sì. Spesso non sono nemmeno dei no, ed è questo che mi turba. Il "le faremo sapere" è sempre ansiogeno, non si sa cosa aspettarsi e ovviamente si teme il peggio. Non che io sia pessimista. Non scherzo, in linea di massima mi mantengo sempre neutra, se penso negativo è per scaramanzia e per non crearmi aspettative inutili. Ma il fatto resta che aspetto. E allora, mentre sono seduta sulla panchina accanto a un binario, che non mi è dato sapere se sia morto o meno (oddio, non vedere altri viaggiatori in attesa dovrebbe essere un indizio rivelatore, ma non si sa mai), mi capita di riflettere. Su cosa? Principalmente su che diavolo sto aspettando. Perché, in realtà mica ho le idee chiare; mi conosco, non benissimo ma abbastanza da comprendere che dentro c'è una grande confusione, che in passato ho voluto e ottenuto "beni" che poi non
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Anno nuovo, vecchie ansie e qualche risposta

  Anno nuovo, vecchie ansie e qualche risposta Tutto bene? Giunti indenni nel nuovo anno? Bene! (Male, se avete risposto no). Questo pezzo di strada che sto per condividere - o forse no, deciderò alla fine – mi risulta un po’ difficile da scrivere, perché ci sono argomenti che, come già detto in precedenza, ritengo estremamente privati. Argomenti che riguardano la sfera sentimentale, di cui sono un filo gelosa, possessiva, omertosa, e che, fondamentalmente, fanno parte anche della vita di altre persone e quindi vanno trattate con rispetto (o, meglio, non trattate affatto). Tuttavia, è accaduto qualcosa che mi ha condotta su un percorso di riflessione profonda e di una nuova autoconsapevolezza. Quindi la reputo importante, perché magari vi può tornare utile per districarvi nel groviglio di ansie che, a volte, appaiono di difficile lettura. Vediamo se e come me la cavo. Partiamo con un dato di fatto: esprimere emozioni e sentimenti mi è sempre risultato difficile; sono uscita

Il 2020

  Di questo anno che volge al termine (ho bisogno di un buon editor, non ci piove), si possono dire molte cose; raramente qualcuno spenderà belle parole per un "bisesto" che ha confermato la sua fama oltre ogni aspettativa. Tuttavia, ogni anno, ci insegna qualcosa. Sarei molto curiosa di sapere cosa avete imparato voi, e mi farete cosa gradita se vorrete condividere il vostro pensiero. Personalmente, nel 2020 ho fatto scoperte interessanti, di cui vi rendo partecipi. 1. Esiste un animale delizioso che si chiama pangolino. Purtroppo è talmente delizioso che i cinesi se lo mangiano. Tuttavia, per chi non lo sapesse, oltre ad avere un aspetto tenero (pare lo sia anche la sua carne, ma evitiamo di pensarci), è l'unico mammifero rimasto dell'ordine dei folidoti. Quindi ci auguriamo che esca dalla dieta sinica. Sarei tentata di esprimere una ferma e categorica condanna se non fosse che ieri un macellaio mi ha raccontato che mai, nella sua lunga carriera, ha venduto tanto ag

Il racconto di Noria

  Troppo presa dal lavoro, dai progetti, spesso anche da persone che non meritano tanta attenzione... fondamentalmente troppo presa da me stessa (un recente fenomeno su cui inizio seriamente a interrogarmi e preoccuparmi). Stanotte mi sono alzata per via di un'inquietudine anomala e ho pensato che erano forse più di due mesi che non sentivo Noria: avevamo in cantiere delle cose da fare insieme (dalle sirene all'uncinetto a un libro a quattro mani, oltre a qualche utopia); io avevo posticipato tutto all'anno nuovo perché avevo poco tempo e troppe cose da fare, lei mi aveva risposto che tanto dal suo letto non si muoveva, che la sclerosi non la lasciava scappare e poteva aspettarmi. Non l'ha fatto. E io mi sono preoccupata della sua prolungata assenza dopo quasi due mesi. Così, come mi è accaduto un'altra volta con un'altra meravigliosa ragazza che mi voleva bene, ho scoperto sui social che Noria Nalli (giornalista abilissima nel raccontare con ironia il mondo del

Single party

Avete presente quelle grandiose, sontuose (per dirla con un unico aggettivo che riassume tutto: magnificenti) feste dove s'incontra gente nuova, mescolata a vecchie facce, e si arriva all'alba con la brama di tracollare nel letto per un lungo letargo? Ecco, quest'anno non si può. E' comunque consentita, peraltro senza spreco d'inchiostro per l'autocertificazione, la parte conclusiva dell'evento, che poi era quella che ho sempre reputato più gradevole, in cui ci s'infila sotto le coperte per un sonno ristoratore. Anche gli isolazionisti individuali potranno estraniarsi dal mondo esterno ma senza la compagnia di nuovi panorami (baita sperduta tra i monti, dove al massimo può arrivare un serial killer, o atollo del Pacifico che può interrompere la solitudine solo con un'onda anomala). Voi che vi struggete per la festa sottovuoto, tipo sardine in barattolo, dovrete arrangiarvi senza il mio aiuto; quindi ci lasciamo qui, andate a leggere altrove.  Chi, in

Mignoli e agorafobia

Non fatelo a casa! Tempo fa mi sono fratturata un dito. Ho sentito un crac, ho dato di stomaco, e in un amen il mignolo della mano destra è diventato buono per farci un hot dog. Che fare? Erano tempi non sospetti, il Covid era fuori dai radar (non è vero, i ricercatori lo conoscevano da anni, ma nessuno li stava a sentire, come parlassero di UFO)... comunque, come ogni persona normale farebbe, la soluzione più sensata del problema era rivolgersi a gente competente in materia, ossia recarmi al pronto soccorso. Persone normali! Eh, qui si presenta l'ostacolo. Mentre gli altri uscivano, percorrevano a lunghe falcate ogni direzione del mondo esterno con persino un po' di indolenza e la noia di chi sa di poterlo fare come e quando gli pare (bizzarra la vita, vero? Mai avere certezze, ne ho fatto una regola), io mi godevo il tepore di casa. Un tepore da estate a Torino, ultimo piano, tetto non coibentato. E' che non uscivo. Punto. E' che solo l'idea di mettere un piede fu

In crisi d'astinenza

 Un problemuccio di salute, che rende l'entusiastica vitalità di un organo interno incompatibile con l'assunzione di farmaci, mi sta sottoponendo alla tortura dell'allontamento dallo Xanax. E' la quinta o sesta volta che di provo. Non ci sto rinunciando completamente, altrimenti non sarei qui a scrivere, non fosse altro che risulta complesso dedicarsi a qualsiasi attività mentre si batte la testa contro il muro; semplicemente sto tentando di ridurre (dimezzare) il consumo quotidiano. Ora, sapete che quanto sia affezionata a quella pastiglietta rosa (o bianca, dipende dalla confezione capitata in sorte): un amore non facile, nato con pessime premesse perché tendo a rifiutare i farmaci. Persino gli analgesici non sono praticamente mai entrati in casa mia, preferisco sopportare il dolore piuttosto che ingollare roba chimica. Inoltre, ho sempre pensato d'essere un soggetto predisposto alle dipendenze di vario genere, pur detestando le dipendenze (uno dei miei tanti cont