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Visualizzazione dei post da marzo, 2024

L'ipocrisia dell'assenza di giudizio.

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  “Io non giudico mai nessuno” ... quante volte si sente! Quanta ipocrisia palesa. Nel momento in cui lo dici, mi stai giudicando… presumibilmente come una persona giudicante, quindi brutta. Ed è vero! Io giudico, giudico eccome. Giudico al primo sguardo, giudico dalla postura e dal tono della voce, dall’odore, eccetera. Se non lo facessi non potrei provare un sentimento, di qualsiasi tipo, verso la persona, l'evento, l'oggetto che ho davanti. Per qualche motivo, all’atto del giudicare si dà quasi sempre un’accezione negativa, eppure l’etimologia parla chiaro: “ dal latino judĭcare, derivazione di judex = giudice . Judex deriva dall'unione di ius + decs (dicere) cioè colui che dice, che si pronuncia sul diritto. In senso più ampio, giudicare significa valutare, stimare, esprimere un'opinione ”. E il giudice è imparziale (o almeno dovrebbe esserlo), e tutti noi partiamo da una posizione imparziale (o almeno dovremmo). Veniamo giudicati dalla nascita (sano, bell

Sul rancore, l'amore, l'assenza, la consapevolezza del tempo.

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“Il tempo ripara tutto” : me lo diceva spesso mia nonna; con lei il tempo non è stato clemente e io non ho mai creduto a questa, come a molte altre, perle di saggezza. Ho sempre elaborato teorie alternative, snaturato il significato di proverbi e di altri consigli derivanti dall’atavica esperienza popolare. Così, nel tempo, chi mi ha dato motivo d’astio, l’astio se l’è tenuto. “Dimentico ma non perdono”: ecco un altro stravolgimento, una semplice anastrofe che suona quasi come un lapsus, mentre delinea un preciso bug di programma mentale. Il rancore è un sentimento esecrabile, ma come accade con tutti i sentimenti è assai difficile, se non impossibile, ragionarci e ridurlo a più miti consigli. Sono una persona rancorosa che, peraltro sfoga apertamente il proprio rancore, perché tenerlo dentro produce ulcere gastroduodenali, ipertensione e, soprattutto, ansia e insonnia. Sputandolo fuori perde intensità e poi accade sempre qualcosa che lo fiacca, lasciandolo lì a languire: si scorg

Il decalogo del Sonnologo.

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  D a 7 a 5, poi a scalare fino a due o tre ore al giorno di sonno; mi è capitato di trascorrere 48 ore consecutive di veglia, posto che lo stato catatonico possa essere definito “veglia”. Tutto questo per un paio d’anni.   Ho provato l’autoipnosi, lunghe passeggiate notturne, rimedi erboristici dal sapore gradevole quanto masticare guano di piccione, suoni della natura provenienti dal comodino, visione notturna di partite di golf e altre strategie più o meno (o per nulla) approvate dal mondo medico e dal buonsenso comune.    Niente! Certo, quando mi era concesso dormire di giorno andava a meraviglia, ma la quotidianità è satura di regole comportamentali aggirabili esclusivamente da chi se lo può permettere, e io non posso. Sull’insonnia ho già scritto varie volte ( QUI potete leggere un pezzo in cui, circa un anno fa, promettevo di ricominciare a dormire), ad un certo punto mi ero persuasa ad accettare questo problemuccio, fino a quando l’organismo ha iniziato a scatenare una serie d