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Visualizzazione dei post con l'etichetta sogni

Invecchiando s’impara. E si cambia qualcosina.

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  Foto di Foto di Светлана Бердник      Da giovane pensavo che superati i cinquant’anni, e ancor più arrivata ai sessanta, tutto si sarebbe fermato… sogni, cambiamenti, desideri. A dire il vero, da giovane pensavo che sarei morta giovane, e non è accaduto (a volte sbaglio anch'io). Però, è anche vero che sono sempre stata lenta (apposta amo le lumache), ma mai avrei osato sperare che questo difetto mi sarebbe tornato utile. Invece, col passare del tempo è diventato più facile immergermi in quel luogo spaventoso, tuttavia necessario, in cui ti siedi davanti a uno specchio e ti vedi per quella che sei e che dovresti essere per ritrovare l’equilibrio perduto. Non vi nego che è stato un po’ sconvolgente scoprire di aver trascorso mezzo secolo in un inganno perpetrato a mio esclusivo danno. Inganno che si è piacevolmente accoppiato con la depressione, l’ansia, la fobia sociale: hanno banchettato tutti insieme, hanno occupato casa, portandosi via una marea di an...

Streptease della memoria.

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Seduta al tavolo della cucina, con un thè verde al limone che dovrebbe aiutarmi a digerire un notturno e blando impulso suicidale perpetrato con alimenti spaccastomaco, ho letto un articolo inviatomi da un'amica. È una mattinata afosa, la via ha il tipico suono di un quartiere che non va in vacanza, finalmente il mal di schiena mi dà tregua, forse per non rubare la scena ai guai digestivi. L'articolo racconta di un ragazzo, il figlio dell'amica di cui sopra, che dopo un percorso di studi assai impegnativo (roba da cervelloni), e lavori altrettanto ardui, ha deciso di svoltare. Non vi racconterò la sua storia, benché sia interessante e bella, perché è sua. Tuttavia, mi sento di condividere le riflessioni che ha prodotto in me. La lettura ha riportato in superfice un vecchissimo ricordo. I miei genitori avevano teorie educative che mi spingerei a definire non convenzionali. In realtà, sospetto che non avessero idea di cosa fare, quindi si limitarono a non introdurre re...

La rigenerazione dei sogni

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Ho un amico a cui sono molto legata da una serie di affinità e discordanze che s'intersecano come pezzi di un puzzle; un puzzle molto complicato, di soggetto astratto, cinquemila pezzi piccini piccini. Lui e io abbiamo un sogno comune che periodicamente ci regala momenti di autentico sconforto. Non vi svelerò di quale sogno si tratta, perché è materiale di nostra esclusiva proprietà, e benché noi si sia non poco generosi, i sogni non li diamo via volentieri. Purtroppo viviamo molto lontani, troppo persino escludendo l'agorafobia. Ma siamo vicini in virtù dei sogni, della capacità di superare orgoglio e imbarazzo nell'esprimerli, dell'empatia che ci porta a condividere i rispettivi guai, ma soprattutto nella capacità di renderli più tollerabili grazie a quella benedizione divina che è il senso dell'umorismo. E arrivo al punto. Da qualche tempo il nostro sogno ha preso una strada che pare senza uscita. Cioè, un'uscita bene o male c'è sempre, ma ...

Il buon panico si vede dal mattino

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Il cielo dentro Mio nonno riusciva a prevedere le mutazioni climatiche basandosi sull'intensità dei dolori dei calli ai piedi; inoltre, grazie al nervo sciatico sapeva dire se la pioggia sarebbe apparsa in serata o nel pomeriggio seguente. Ricordo che imbastiva delle diatribe con la tv; nello specifico con il Colonnello Bernacca, un uomo dall'aria mite ma assai professionale. E in effetti, i suoi calli battevano ai punti le complesse analisi del meteorologo. Sempre. La genetica non concede spazio d'errore e, pur non avendo ancora ispessimenti della pelle che mi consentano una carriera nella previsione del tempo, io so con certezza, fin dalle prime luci dell'alba, se durante la giornata si presenterà un attacco di panico degno di nota.  Lo sento al risveglio, anche se se ne sta acquattato in un angolo remoto della mente, trattenendo il respiro per non farsi scoprire. Nessun suggerimento dal mondo onirico: troppo facile, ci riuscirebbe chiunque e i miei s...