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Visualizzazione dei post con l'etichetta nausea

Attacco di panico in luogo di supermercato

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  Ed eccolo l’attacco di panico, il primo dell’anno. È pronto per la sua letio migistralis, ha da insegnarmi molte cose sulla vita e su di me. “Tesoro, dov’eri stato? Ti aspettavo”, gli dico con un sorriso che mi costa fatica perché la bocca pare paralizzata da quel terrore che ferma tutto per qualche minuto o per molti minuti, ancora non so. Lui vacilla, lo sento. Ma sappiamo che è più forte, che per quanto io abbia imparato a combatterlo non riesco ancora a sconfiggerlo. “Io devo fare la spesa. Con te o senza di te io farò la spesa. Se solo mi permettessi di muovere le gambe non dovremmo stazionare nel reparto ortofrutticolo a fissare una marea inespressiva di vegetali”. Manda scariche di adrenalina. Che sia alfabeto morse? C’è quella canzone in sottofondo e cerco di non ascoltarla, mi tapperei le orecchie se solo riuscissi a muovermi. Mi ha concesso quasi tre mesi di quiete, perché proprio ora? Voglio solo comprare le carote, gli asparagi surgelati e una pizza da mette...

Era solo nascosto

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dove prima c'erano i libri Si era nascosto in un angolino buio. Se ne stava acquattuato, con i muscoli tesi, forse muoveva il posteriore come un felino pronto a saltare. Di preciso non so, perché non lo vedevo. Ne avvertivo la presenza, certo, per via di quell'istinto che fa percepire i pericoli prima che i sensi vengano allertati da un rumore, un odore, un lieve spostamento d'aria. E' un fatto che stavo allerta da tempo; non che lo aspettassi con ansia, ma l'ansia c'era. E' arrivato dopo che mi ero persuasa che ormai avrei potuto sopportare tutto, che nulla sarebbe più riuscito a piegarmi. E' entrato con la grancassa e mi ha svegliata mentre riposavo, seguito dalla banda, rumorosa oltre il limite del tollerabile, composta da nausea, tachicardia, iperventilazione, terrore d'impazzire, semiparalisi agli arti... mi pare di aver visto anche delle majorettes inette a cui cade la mazza direttamente sulla mia testa. A pensarci bene, forse ...

La fame notturna

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Ho sempre avuto e sempre avrò problemi alimentari, è un fatto. Ci ho discusso, con l'inappetenza, e abbiamo raggiunto una sorta di accordo: lei mi lascia in pace per qualche ora al giorno e io la ignoro per il resto del tempo. E' un buon contratto, che estenderei anche ad altre questioni persino planetarie. Ma, un ma c'è sempre, se durante il giorno viviamo una convivenza da separate in casa, di notte l'ipotalamo laterale (quello centrale evidentemente dorme) si sveglia trasformandomi in un licantropo del frigorifero.  Posso anche trovarmi nel guscio protettivo del sonno profondo, posso anche avere la dispensa vuota (capita, più spesso di quanto i miei microscopici pasti possano prevedere), e io divento una sorta di lupo famelico. E' così da sempre, non me ne faccio un cruccio: tra l'una e le due devo mangiare, non importa cosa. La scorsa notte, in preda ad uno di questi attacchi, ho colto che la scelta era scarsa. Una scatola di ceci, un pac...

Il sabato della posta. Panico a go go

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Tanto quel pacchetto dovevo spedirlo: un geco (finto) per il nipotino di un'amica; e i nipoti delle amiche meritano qualsiasi sacrificio. Ho pensato chi vuoi che vada alla Posta di sabato, alla otto e trenta, in un giorno tra due feste, roba che in due minuti sono entrata e uscita; tranquilla . Tuttavia sentivo quella punta d'ansia che segnala l'urgenza di dare di stomaco. Non è mai un buon segno quando lo stomaco tenta il suicidio lanciandosi dall'epigastrio; non c'è bisogno d'essere veggenti per prevedere la catastrofe, i segni ci sono tutti. Comunque, ho preso la mia macchinina (che ultimamente ha sviluppato un nuovo rumore da testata fondente al 90%) e mi sono avviata. Un isolato e mezzo e già non si vedeva un parcheggio per chilometri. Doppia fila, vigili a iosa per via del mercato rionale. La gente sarà ancora a letto oppure in centro per i regali di Natale o, al massimo, al mercato che in effetti è pieno come una discoteca a capodanno; tran...

Il buon panico si vede dal mattino

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Il cielo dentro Mio nonno riusciva a prevedere le mutazioni climatiche basandosi sull'intensità dei dolori dei calli ai piedi; inoltre, grazie al nervo sciatico sapeva dire se la pioggia sarebbe apparsa in serata o nel pomeriggio seguente. Ricordo che imbastiva delle diatribe con la tv; nello specifico con il Colonnello Bernacca, un uomo dall'aria mite ma assai professionale. E in effetti, i suoi calli battevano ai punti le complesse analisi del meteorologo. Sempre. La genetica non concede spazio d'errore e, pur non avendo ancora ispessimenti della pelle che mi consentano una carriera nella previsione del tempo, io so con certezza, fin dalle prime luci dell'alba, se durante la giornata si presenterà un attacco di panico degno di nota.  Lo sento al risveglio, anche se se ne sta acquattato in un angolo remoto della mente, trattenendo il respiro per non farsi scoprire. Nessun suggerimento dal mondo onirico: troppo facile, ci riuscirebbe chiunque e i miei s...

Ansia da anagrafe e capelli biondi

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Sono all'anagrafe. Seduta in una sala d'attesa troppo ampia e troppo piena. Siamo veramente in tanti e faccio uno sforzo per non contare puntando l'indice su ogni individuo. Mia nonna mi ha insegnato che non sta bene indicare le persone. A parte qualche anima partita, senza possibilità di ritorno, per il mondo delle applicazioni di telefonia mobile (e io che scrivo su un taccuino guardandomi attorno con aria diffidente, casomai qualcuno volesse copiare), nessuno tace. Parlano tutti a un volume che fa pensare alla necessità di comunicare durante un concerto heavy metal. Italiani e stranieri, senza eccezioni. Non è vero, due cinesi se ne stanno seduti in un silenzio che, a questo punto, diventa quasi inquietante. Qualche Smartphone suona: carina la suoneria con il garrito del gabbiano, perché io non ce l'ho? Si lamentano tutti: i più giovani sono disgustati dall'Italia, dagli italiani e da altra roba attinente il territorio nazionale; i più anziani ...