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Sogno/incubo in mutande

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  Mi sono spesso lamentata di sognare d’essere in mezzo alla strada senza mascherina e di provare l’imbarazzo tipico di quando il mondo onirico ci esibisce nudi nella pubblica piazza. Poi ho sentito di numerosi casi analoghi e forse (dico “forse” perché vorrei riconoscere alla mente ancora un po’ di pietà nei miei confronti) le celluline grigie hanno elaborato un piano più crudele per farmi svegliare sudata come un facocero. Ed eccomi a raccontarvi il mio ultimo sogno… che qua ci divertiremo anche a scriverlo (boh), ma mi ha parecchio angosciata. Diciamo che in assenza di psicoterapeuta, ve lo beccate voi. Premetto che voglio un gran bene a mio padre, ma effettivamente mi ha sempre ricordato uno scienziato pazzo, con la conseguente soggezione che tale percezione si porta dietro. Il sogno: Mio padre è in uno studiolo a baloccarsi con ampolle, matracci, becher, eccetera. L’arredamento sembra rubato da una stampa di fine Ottocento. Mi sta dicendo che è stato un mio amico a pre...

Il 2020

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  Di questo anno che volge al termine (ho bisogno di un buon editor, non ci piove), si possono dire molte cose; raramente qualcuno spenderà belle parole per un "bisesto" che ha confermato la sua fama oltre ogni aspettativa. Tuttavia, ogni anno, ci insegna qualcosa. Sarei molto curiosa di sapere cosa avete imparato voi, e mi farete cosa gradita se vorrete condividere il vostro pensiero. Personalmente, nel 2020 ho fatto scoperte interessanti, di cui vi rendo partecipi. 1. Esiste un animale delizioso che si chiama pangolino. Purtroppo è talmente delizioso che i cinesi se lo mangiano. Tuttavia, per chi non lo sapesse, oltre ad avere un aspetto tenero (pare lo sia anche la sua carne, ma evitiamo di pensarci), è l'unico mammifero rimasto dell'ordine dei folidoti. Quindi ci auguriamo che esca dalla dieta sinica. Sarei tentata di esprimere una ferma e categorica condanna se non fosse che ieri un macellaio mi ha raccontato che mai, nella sua lunga carriera, ha venduto tanto ag...

Guardiamoci negli occhi!

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Lisbeth  L'uso della mascherina ha certamente innescato una serie di disagi.  Non sto parlando di quanto possa essere o meno faticoso respirare o degli occhiali che si appannano (quello degli occhiali, effettivamente è un tema su cui ci potremmo lamentare a lungo); sto cercando di comprendere l'impatto psicologico di qualcosa a cui non eravamo abituati, a meno di non svolgere professioni che prevedano l'uso di tale dispositivo. Ho iniziato a doverla indossare (ed era un dovere che non ammetteva ribellioni) mentre ero ricoverata in ospedale, nel periodo coincidente con l'inizio del lockdown: ci dovevo convivere anche di notte e mi era consentito toglierla soltanto durante i pasti e quando mi lavavo faccia e denti. Sapevo che era un elemento fondamentale per difendermi da un attacco esterno, quindi non stavo a ragionarci sopra; ciò che mi turbava era vedere attorno a me solo volti sconosciuti con l'aggiunta di non poterne scorgere, memorizzare, interpretare, i connota...

A caccia di sintomi

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Come stiamo? Tutto bene? Lo chiedo perché, non so se ve ne siete accorti anche voi, ma la gente inizia ad andare un po' fuori di testa, e allora mi domando cosa stia accadendo a chi, come molti di noi, già sforava i bordi prima. Non so come vi regolate nell'intimità delle vostre case, personalmente mi pare di stare poco bene in linea generale. Appena sveglia lancio l'autodiagnostica del sistema e mi rammarico di non avere un antivirus capace di scovare e debellare i "trojan" nella mente. Ammettiamolo, per quanto ci sforziamo non riusciamo a ignorare i messaggi dell'ipocondria che vive in noi. E, attenzione, sta diventando ipocondriaca anche gente che prima della pandemia se ne sbatteva altamente di qualsiasi campanello d'allarme proveniente dal corpo, anche se suonava come la Campana dei Caduti di Rovereto. C'è gente (la conosco, non invento nulla) che si aggira alla ricerca di sintomi come fossero calzini spaiati. Chi come me soffre...