LAPTOP VS TYPEWRITER
(tutti i dialoghi avvengono tra me e me, assecondando i principi fondamentali della follia) Interno notte. Lampadina a luce calda puntata sulla tastiera. Flap, flap, flap. - È il suono che non va. Beh, anche la consistenza dei tasti, la loro arrendevolezza. Mai che oppongano un minimo di resistenza e a noi piace lottare, non è forse vero? - No, no, noi si scappa, perlopiù. O ci si dà per morti, che ci riesce bene. Flap... toc (che sarebbe un punto premuto con enfasi che ha tanti di quei sottintesi che toccherebbe scriverne per giorni). - Magari andare a dormire? - Ho un’idea... - Le nostre idee ci mettono sempre in allarme, ricorda. Sulla carta non sono male, ma nella realtà sono invariabilmente sbagliate. - Ah-ah, vedi che sei sempre negativa? Laptop chiuso, lampadina spenta. Da una libreria esageratamente abitata, osserviamo la “collezione” di macchine per scrivere. La Remington extralarge lancia occhi...