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Visualizzazione dei post da maggio, 2017

Piccole ipocrisie per NON smettere di fumare

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La sigaretta è ansiogena. Dille di smettere! Esperimenti vari tratti da indicazioni di amici, medici e gente di passaggio, con inevitabili conseguenze. 1) Bere un bicchiere d'acqua ogni volta che si desidera una sigaretta. Risultato: gonfia come un otre, l'ultimo bicchiere resta a metà con l'acqua color nicotina perché nel frattempo è stato elevato a ruolo di posacenere. 2) Mettere il pacchetto in un luogo raggiungibile solo dopo inenarrabili traversie (ad esempio, buttarlo   sull'armadio)... ottimo per chi come me è molto pigro. Ma i pigri, è noto, sono subdoli con se stessi. Risultato: dopo aver fatto su e giù dalla scaletta per massimo 3 volte, il pacchetto resta lì (per le emergenze) e se ne apre un altro (già posizionato in precedenza a tiro di mano). 3) Annotare ora, luogo, situazione, stato d'animo prima di accendere ogni sigaretta. Pessimo per chi ama scrivere ma fatica a farlo senza fumare. Si finisce per fumare solo per scrivere e vice

Un passo alla volta

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Cominciato il programma di rieducazione psicomotoria, si va veloci come schegge. Gli altri. Non io che sono un tipo originale. Io ho deciso di procedere per passi. Passettini. Praticamente ferma ma con la determinazione a muovermi, prima o poi. Ho scoperto il fascino del pianerottolo, mica roba da poco. Cioè, ero convinta di arrivare lontano; ma in fondo il mondo è saturo di gente ambiziosa e io non faccio eccezione, è che tendo ad accontentarmi di poco. Quindi mi vestivo (o mettevo il cappotto sopra il pigiama, che si può fare), restavo seduta sul divano a dibattermi tra dilemmi esistenziali, poi uscivo.  Arrivata al pianerottolo, che peraltro rivelava un improbabile moto sussultorio-ondulatorio, meditavo sul numero di gradini affrontabili in un’unica e temeraria sessione. Lo ammetto, sono rimasta sul pianerottolo per parecchio tempo, ogni volta dicendomi “ok, il più è fatto, si torna dentro”. Conosco ogni minimo particolare di porte, campanelli e plafoniere; in pochi p

E' una specie di terapia

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Agorafobia, sigarette (troppe, tocca smettere), tentativi di vita all'aperto... e tanti altri fallimenti da assumere secondo prescrizione, ma poi si sfora sempre nel sovradosaggio. Di questo voglio raccontare. La sera sei una persona normale, seppur con alcuni limiti perché la normalità non è una faccenda facile, e il giorno dopo ti ritrovi in un letto di fobie in cui non sai come ci sei arrivata. Imbarazzante, molto imbarazzante. E' così, nessuno saprebbe spiegare il fenomeno in modo convincente. All'inizio ti strazi, ti fai domande e le giri a chiunque abbia la bontà di ascoltarti, ti lamenti tanto da sentire l'impulso di buttarti fuori casa (non serve, rientri comunque) e scopri che il "fuori" ti paralizza dal terrore e anche il dentro non è un piacere. Si finisce con il perdere il senso di sé, del mondo, della vita e di parecchia altra roba. Arriva la depressione e in un attimo (il percorso è più lungo, ma dobbiamo adattarci alla sintesi) ci si t

Si va a cominciare

Con calma, non è il caso di farsi salire l'ansia. Al momento sono sola, è notte, non ci sono lettori; l'ansia da prestazione non ha ragione d'essere. Volendo, non è obbligatorio, posso anche digitare lettere a caso e nessuno se ne risentirebbe. fktamkhgdrv  L'ho fatto. Non mi ha giovato; evidentemente la digitazione a random non funziona, o almeno non quanto un ansiolitico... che non assumerò perché ho il pieno controllo delle mie emozioni  (al momento mi paiono confuse e straordinariamente vivaci, tuttavia le controllo, l'ho detto e lo faccio; sono una maniaca del controllo io, non preoccupatevi, non c'è pericolo di fughe, contaminazioni o altro). Casomai poi cercherò un sinonimo di "controllo", ora me lo appunto. Sto tergiversando, ma ora faccio tutta una tirata veloce e ne saremo fuori in men che non si dica. Promesso. CIAO, SONO ALE E SONO AGORAFOBICA. Mi sembra d'essere a una riunione dei nevrotici anonimi (esisteranno?