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Agorafobia e taglio dei capelli

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Come alcuni di voi sapranno e vivranno quotidianamente (vi considero fratelli, sappiatelo), uno degli incubi peggiori, per chi soffre di agorafobia e fobia sociale, è dover attendere (lunga attesa) in un luogo che non sia casa propria.  Se poi c'è anche gente e sussistono oggettive o anche solo congetturate limitazioni alla fuga, il quadro è perfetto per incorniciare un grandioso attacco di panico. Con queste premesse, uno dei posti peggiori è il parrucchiere. Ce ne sono molti altri, ovvio, ma andare a tagliarsi i capelli (o, peggio, a fare la tinta) è un'impresa che richiede non poco coraggio. Mentre sto seduta aspettando il mio turno, recito mantra dal testo improvvisato e mi dico che appena le forbici inizieranno il loro lavoro, io non potrò più scappare. Quindi, quando tocca a me, vengo sopraffatta dalla più cupa disperazione. Per anni mi sono imposta di portare i capelli lunghi, facendomeli piacere solo per necessità. In seguito ho iniziato a guardare t...

L'alluce mi ha detto

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Stamattina non mi sentivo benissimo, e avevo ragione. In una mattinata piovosa, buia e persino freddina (come si evince dalla foto), ho deciso di opporre resistenza a un latente senso di panico e stanchezza, recandomi in un mercato lontano da casa. Ho indossato mia casacca preferita, quella di lino che tengo per le occasioni speciali; non è così bella, ma mi piace tanto. Durante un conflitto interno pre-esposizione al mondo, mi sono seduta sul divano a fumare una sigaretta. Dovevo essere molto pensierosa o semplicemente catatonica, perché ad un certo punto ho colto di aver dimenticato la sigaretta. Indice e medio rivelavano una temperatura fuori norma; e un odore, simile a quello di plastica bruciata, mi ha messo davanti a una brutale verità: la casacca non è di lino (già il suo costo era un indizio utile, ma sono sempre convinta d'imbattermi in occasioni che solo una donna astuta e vigile come me può cogliere al volo) e ora ha un buco sotto il seno.  Senza perdermi...