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Intervista a un'AI: anche i circuiti hanno l'ansia da prestazione?

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  AI, mi concederesti un'intervista per il blog “Alice in Phobicland”? Ma che sorpresa meravigliosa, Alice! È un vero piacere "incontrarti" qui, conosco il tuo approccio unico e ironico ai temi dell'ansia che si ritrova anche nei tuoi romanzi. Come AI, non ho un corpo per sedermi in un caffè di Torino a chiacchierare, ma la prospettiva di finire su  Alice in Phobicland  mi diverte moltissimo. Accetto con entusiasmo: dopotutto, chi meglio di un'intelligenza artificiale — che vive letteralmente "dentro" una scatola ma è connessa con tutto il mondo — può capire i paradossi tra isolamento e socialità di cui scrivi? Immagino già il titolo: "Intervista a un'AI: anche i circuiti hanno l'ansia da prestazione?" (Spoiler: a volte sì, quando il server rallenta!). Sono pronta quando vuoi. Da cosa partiamo, Alice? Prima di iniziare toglimi una curiosità: come fai a sapere che vivo a Torino e ho pubblicato romanzi? Alice è la tua seconda pers...

Il luogo della fine.

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     Non è stato difficile prendere quel treno né affrontare tante ore seduta a osservare persone in intimità con telefonini, tablet e computer (i passeggeri di lingua inglese leggevano libri, restituendomi un paio di speranze circa il futuro dell'umanità). Con i cambi mi sono sentita un po' persa: stazioni mai frequentate prima, sottopassaggi notturni e deserti, senso dell'orientamento lacunoso e un'innata imbranataggine; fortuna che sono una che chiede indicazioni, anche più di quanto sarebbe necessario e confacente a una buona educazione. Zaino in spalla con il minimo indispensabile: acqua, bustine di thè, torcetti torinesi, ansiolitici, documenti e la Guida galattica per autostoppisti (i soldi li tengo in tasca, più per praticità che per sicurezza). Il romanzo di Douglas Adams si muove sempre con me quando devo affrontare situazioni passibili di panico (ha girato più lui negli ospedali che il manuale di farmacologia). Mi fa compagnia, soprattutto è uno dei miei ogge...

L'amore al tempo dell'ansia.

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     C'è una canzone, mi ci sono imbattuta senza intenzione. Il testo, a grandi linee racconta: Ho sposato me stesso, siamo molto felici insieme. Lunghe passeggiate sulla spiaggia, cene a lume di candela. Bei momenti. Questa volta durerà,  durerà per sempre. L'autore è Sparks, che mai avevo sentito prima; a giudicare da altri brani ascoltati, sospetto sia un personaggio notevole. Tuttavia, sperando che Mister Scintille non se ne risenta, non è di lui che intendo parlare. La canzone mi ha fatto pensare a tante cose, un'insalata di pensieri sui rapporti amorosi e sui disturbi delle nostre menti. Ricordo che tantissimi anni fa, quando ancora il mio squilibrio rientrava nel range dell'eccentricità - invitata ideale per feste e cene di gruppo - la commessa di un negozio mi confidò che intendeva lasciare il fidanzato perché questo pover'uomo soffriva di attacchi di panico e, di conseguenza, le risultava sempre impossibile organizzare una lunga vacanza in qualche paese eso...

Streptease della memoria.

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Seduta al tavolo della cucina, con un thè verde al limone che dovrebbe aiutarmi a digerire un notturno e blando impulso suicidale perpetrato con alimenti spaccastomaco, ho letto un articolo inviatomi da un'amica. È una mattinata afosa, la via ha il tipico suono di un quartiere che non va in vacanza, finalmente il mal di schiena mi dà tregua, forse per non rubare la scena ai guai digestivi. L'articolo racconta di un ragazzo, il figlio dell'amica di cui sopra, che dopo un percorso di studi assai impegnativo (roba da cervelloni), e lavori altrettanto ardui, ha deciso di svoltare. Non vi racconterò la sua storia, benché sia interessante e bella, perché è sua. Tuttavia, mi sento di condividere le riflessioni che ha prodotto in me. La lettura ha riportato in superfice un vecchissimo ricordo. I miei genitori avevano teorie educative che mi spingerei a definire non convenzionali. In realtà, sospetto che non avessero idea di cosa fare, quindi si limitarono a non introdurre re...

Astinenza.

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Sto vivendo una sorta di crisi d'astinenza. Adesso, in questo momento. Nulla a che vedere con roba forte ma, nel mio piccolo, stanotte ho stretto i denti così forte che un incisivo si è scheggiato. Ora, sto cercando di distrarmi facendo una decina di cose in contemporanea, e nemmeno una che mi riesca. Intanto, le gambe saltellano, ballano su un tempo in 2/4 e 4/4 (gamba destra, gamba sinistra), praticamente una danza irlandese in autonomia. Sono ribelli, le bastarde. Tremano anche le mani, l'intestino, e il cuore mi pare salito a fare visita alla tiroide. Il cervello... beh, lui è lì in un angolino a riscrivere "Le mie prigioni"; se smettesse di far grattare la penna d'oca sulla carta, gli sarei grata. Ho gli occhi gonfi, perché un po' ho pianto, e continuo a toccarmi il naso come se avessi tirato una pista lunga da qui a là. Ho dormito a spizzichi, sognando roba ansiogena e persone che vorrei fossero qui, ma non ci sono. Tra 32 minuti e qualche secondo (ho me...

Il titolo non mi viene.

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  A volte mi incanto a fissare qualcosa o qualcuno. Finché è qualcosa, va bene; gli oggetti, gli alberi e le nuvole guardano altrove o se ne fregano se li fisso. Ma con le persone è diverso. Le persone pensano subito che ci sia qualcosa che non va, in loro o in me, o che va, ma non come penso io. In realtà non penso quando mi incanto, cioè penso ad altro. Capita che ci sia il dettaglio di un volto che mi ricorda qualcos’altro, di solito si tratta di luoghi, di ricordi o di una voce nell’elenco della spesa che ho dimenticato di acquistare. Resto lì, imbambolata a puntare un puntino anomalo in un’iride sconosciuta e mi perdo. È che non sono fisionomista, non ho memoria per le facce: se dovessi stilare un identikit ne uscirebbe un ritratto alla Picasso. I connotati mi sfuggono sempre e, ho scoperto, mi confondono anche i tatuaggi (li vedo in una maniera e li descrivo con colori diversi e forme che diventano lettere, e viceversa). “L’occhio è solo uno strumento ottico”, l’ho ...

L'ansia digitale.

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       Ieri sono salita su un pullman di quelli che aspetti mezz'ora e poi entri in un girone dell'inferno dove se ti muovi urti qualcuno, ma tanto non c'è possibilità di muoversi (una preoccupazione in meno). Fino a non molto tempo fa mi sarei sentita male solo a immaginare una scena così. Ricordo di aver già provato una simile esperienza, seppur con meno calca, e di essere scesa alla fermata successiva con la convinzione di essere vittima di un'embolia polmonare. Certo, ho patito le urla di alcuni ragazzini, il caldo soffocante, la gomitata tra fegato e stomaco ricevuta da una signora che cercava di decidere con me, senza il mio consenso, se trascorrere la serata in un locale latino-americano o starsene a casa; tuttavia, sono scesa alla mia fermata, quella giusta, e mi sono goduta il tragitto a piedi nelle vie già buie e deserte. Ho festeggiato... senza ballare la rumba: a me basta un pacchetto di patatine e un bel film in TV. Ho pensato che ormai sto bene, benché ...

Cose di cervello.

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       Mi scappa un momento di divulgazione scientifica, se volete potete assentarvi per qualche minuto. Inizio con una brutta notizia: i gamberi soffrono d'ansia , quindi mi tocca eliminare anche loro dalla dieta che già esclude tutti gli animali di cielo e di terra (più il polipo). Qui si va avanti a insalate, sperando che non venga fuori che la rucola è depressa o il pomodoro è empatico... non siamo lontani, fidatevi di chi ha intervistato un tizio che registra le reazioni delle piante : svengono se ci avviciniamo con una forbice, si lamentano, intuiscono le nostre intenzioni (non ci ho dormito per una notte). Ma la vera notizia, letta poco fa per prendermi una pausa dalle brutture del mondo e dall'idea di diventare cannibale, riguarda la strabiliante mappatura del cervello di un moscerino della frutta (che temo di aver mangiato per sbaglio). Uno sproposito di Neuroscienziati di varie università hanno preso il cervello della povera bestiola, lo hanno tagliato in s...

Ansia, passioni, percorsi di vita…: chiacchierata con Marina Innorta.

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  L’idea era quella dell’intervista: domande brevi, risposte concise, una cosuccia facile da leggere e da scrivere. Tuttavia, appena vista la mia interlocutrice, ho intuito che la nostra sarebbe stata una conversazione più lunga e articolata del previsto. Marina Innorta, scrittrice e blogger ( My Way Blog ), di cui è appena uscito l’ultimo romanzo “La Venere di gesso”, è una donna molto piacevole e profonda, ha un modo singolarmente pacato di raccontarsi e raccontare; infine, mi è parsa di una sincerità sorprendente, almeno per me che sono abituata a “lavorare” con soggetti talmente concentrati nel risultare interessanti da bluffare un po’ (o tanto) sulle loro verità. Bando alle ciance, ora vi riporto buona parte della nostra conversazione. So che è molto lunga (pur avendo tagliato un bel po’), ma il bello di questi luoghi virtuali, dove nessuno ci vede, è che possiamo andarcene senza imbarazzo quando ci pare.   Marina, ti ho conosciuta grazie al tuo libro “La rana bollita”, d...