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Arriva il peggio e...

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Ognuno di noi ha nella propria testolina paranoica un preciso scenario che prega costantemente di non dover mai vivere. Personalmente ho sempre avuto timore della malattia (grave, ovviamente) di una persona cara, di dovermene prendere cura e di non esserne in grado per motivi che vanno dalla A di assente mentalmente alla Z di zampogna in luogo del cervello. Inoltre, se mi foste stati attenti invece di distrarvi dietro le prime farfalline (che sono tarme del cibo,  sappiatelo; fa ancora troppo freddo per i lepidotteri affascinanti), ricordereste che la madre di tutte le mie fobie è costituita dagli ospedali.  Mi è sempre bastato passarci accanto per paralizzarmi; e poi muovermi solo per il terrore d'essere ricoverata senza poter porre una degna (e discretamente violenta) resistenza.  Ho sempre giurato a me stessa che sarei perita dignitosamente (o anche in modo indecoroso, fa lo stesso) tra le mura di casa mia,  che poi è l'unico luogo a parermi soppo...

Alla faccia della fobia sociale!

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Il cielo antistress So di non aggiornarvi da tempo circa i miei progressi nelle uscite da casa.  Non pensiate che voglio tenermi tutto per me e festeggiare da sola, mangiandomi l'intera torta e tracannando a canna una bottiglia di Dom Perignon: sono esposta (per via famigliare) al diabete, sono astemia e non sono egoista... il tutto con moderazione. Il fatto è che, negli ultimi tempi, i miei successi si alternano a imbarazzanti fallimenti. Ad un rapido calcolo, mi trovo sul meridiano di Greenwich dell'equilibrio mentale. Vedete quindi che rischierei di darvi false speranze e farvi perdere un sacco di tempo. Però domenica mattina ho affrontato con coraggio e determinazione una capatina in un ipermercato... avete idea? Cioè, riuscite a immaginare lo sforzo titanico e la dedizione alla causa?  Oddio, in venti minuti sono entrata, ho fatto la spesa e sono uscita, ma in quei venti minuti mi è passata tutta la vita davanti (esattamente come è accaduto con due perso...

Fuori non è bello

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Non ero lì Stamattina mi è toccato stare fuori casa. Mi piacerebbe dire che ne sono uscita indenne, ma così non è. C'era da risolvere la questione di un postino evidentemente disonesto o di una catastrofe naturale (non escludo alcuna pista) che ha fatto sparire un libro spedito un mese fa. Per risolvere intendo rispedire, che altro si può fare? Non è che si possa fare intervenire il reparto scientifico del FBI (mi verrebbe da aggiungere una L e anche un apostrofo), anche se mi piacerebbe. Con il mio pacchettino ho atteso nell'ufficio postale. Non è un brutto posto, è questione di gusti. Il mio gusto dice che vuoto sarebbe meglio, ma anche qui non mi è concessa la possibilità di lavorarci su. Magari, ecco, regolare il termostato su una temperatura di qualche tacca sotto a quella indicata per una serra di piante tropicali, non sarebbe male. Perché inizi a spogliarti e quando poi esci di corsa ti accorgi che sei in canottiera e fuori ci sono dieci gradi. Ho i...