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Visualizzazione dei post da giugno, 2017

Racconto e basta

Vedete come sono? Volevo scrivere ogni giorno e già ne ho saltato uno. Ho la giustificazione: ieri ero molto giù di tono; non che oggi mi senta un leone, per dire. Ho scritto "giù di tono" e non "depressa" perché ho imparato, grazie alla frequentazione di alcuni ambienti giusti della mia mente, la differenza tra i due concetti e cerco di rispettarla. Mi chiederete "ti è morto il gatto?"  In effetti sì, mi è morto il gatto e sto assecondando con diligenza le fasi di elaborazione del lutto. Passiamo oltre e veniamo a noi. Una persona molto carina (che ringrazio di cuore) mi ha scovata su Facebook e mi ha scritto un messaggio delicato e cortese in cui mi chiedeva perché non parlo di cure serie e non do consigli utili su farmaci e terapie. Gli ho risposto privatamente, ma ci tengo a precisare anche qui due o tre cosette, così non ci torniamo più su. Io non conosco il segreto della guarigione, prova ne è che non sono mai uscita completament

Fobie: the winner is...

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C'è un blackout. Un temporale d'intensa intensità si è abbattuto sulla città facendo danni a più di un sistema nervoso, non al mio che è saldo come una patella allo scoglio. La batteria del computer è carica d'entusiasmo, quindi posso tediarvi per un bel po'. In attesa che mi venga sonno o, in alternativa, che torni la luce, stilo l'elenco delle mie fobie. Devo farlo, non è che mi diverto così, e comunque qui non si sta mai con le mani in mano (questa, per chi mi conosce, risulterà molto divertente). Il buio non mi spaventa, anzi. E' avvolgente e rassicurante, ci sguazzo dentro come un pesciolino ipercinetico. Infatti, in questo momento mi sento d'incanto, benché non ne abbia alcun motivo. Ci sto rifletto: no, nessun motivo, nemmeno uno a cercarlo con il lanternino. Comunque, il buio mi piace, mi mette persino una certa energia, esco volentieri di notte per la mia passeggiatina: sono una specie di vampiro nevrotico. Torniamo invece

Da non dire in caso di panico

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Oggi vorrei rivolgermi a chi vive (o si trova di passaggio) accanto a un soggetto in prossimità o completamente immerso in un attacco di panico. Inizio con un consiglio: se non conoscete il disturbo per esperienza diretta, se non godete di straordinarie doti empatiche, vi conviene tacere e ascoltare (come per qualsiasi altro argomento); va benissimo tenere la mano e massaggiarla, offrire un bicchiere d'acqua, persino recitare La pioggia  nel pineto con voce calma e partecipe; ma MAI, ed è un mai maiuscolo, dire una delle frasi che trovate qui sotto. Non è per cattiveria, lo so che ci volete bene e cercate di aiutarci, il problema è che vi è quasi impossibile comprendere di cosa si tratti in realtà, e quindi rischiate di dire qualcosa di estremamente irritante, fuori luogo e persino dannoso. Ecco alcune delle frasi che potrebbero trasformare il soggetto DAP e l'agorafobico in un killer (se solo noi non fossimo di animo tanto sensibile e buono). Vado in ordine sparso

Sull'orlo di una prostatite

Oggi, se tutto procede secondo programma, finirò il mio lavoro con gli oncologi.  Esperienza interessante, anche se vieterei per legge (tipo con un'ordinanza restrittiva) di fare avvicinare questi seppur meravigliosi medici a un'ipocondriaca; lo so, ho usato un termine in via d'estinzione, ne abbiamo parlato non più di due giorni fa, ma mi rifiuto di infilare in una frase la corretta dicitura "Disturbo da sintomi somatici"; l'ho appena fatto, fingiamo tutti insieme di non essercene accorti, grazie. Comunque, nel giro di due settimane d'interviste, mi pare di avere sviluppato noduli sospetti dai capelli ai talloni, tossisco (con dolore) a intervalli troppo ravvicinati, la mia solita magrezza ora mi pare insolita, e avverto un dolore collocato in luogo anomalo della testa, oltr e ad altre sintomatologie che vi evito per non causare eccessiva preoccupazione.  Ciò che mi impensierisce maggiormente, a parte il mal di testa che si colloca secondo in

Compagni di letto

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Quando iniziò il declino, non lo presi bene. Ricordo che andavo a lavorare, tornavo a casa, mi mettevo nel letto e attendevo il giorno successivo. A dire il vero attendevo niente. Lo psichiatra dell'epoca (brav'uomo, un po' distratto e malinconico ma professionalmente encomiabile) decise che non era un momento propizio per vivere sola. La presenza dei gatti parve non smuoverlo; in compenso mi smossi io all'idea di un ricovero. Ma all'epoca non ero molto reattiva: farmaci, sonno perenne e mancanza di nutrimento (le crisi preferisco affrontarle a stomaco vuoto), mi avevano fiaccata. Così, mi trasferii (con gatti) a casa di un'amica; di lei forse vi parlerò in un secondo momento, per ora vi basti sapere che grazie a questa donna ho iniziato a mettere in discussione la mia diffidenza riguardo all'esistenza degli angeli.  Lei era preoccupata, in prima istanza per la mancanza di nutrienti nel mio organismo e poi per l'assoluta apatia fisica e me

Non c'è più l'ipocondria di una volta

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Una volta, e non parlo dell'era giurassica ma al massimo di due anni fa, c'era l'ipocondria.  Si trattava di un disturbo semplice, senza troppe pretese, una robina su cui non si stava a cavillare. Fastidioso, questo sì; anzi, abbastanza invasivo da spingere a volerlo eliminare fisicamente. Un sintomo banale, un doloretto, una macchiolina spuntata chissà perché, e partiva il festival delle malattie più devastanti, invalidanti e senza speranza del prontuario medico.  Perché, ammettiamolo, noi ipocondriaci ne sappiamo di medicina più di qualsiasi diagnosta; il dottor House, in confronto, è una matricola che farebbe meglio a mollare gli studi e darsi all'insegnamento del tip tap (pur con le sue evidenti limitazioni motorie).  E infatti, se qualche amico non si sente bene cosa fa? Chiama noi; poi casomai va dallo specialista per un secondo parere, o verosimilmente per procurarsi la prescrizione delle analisi che gli abbiamo consigliato. Noi trascorriamo part

Bollettino medico dell'auto

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Nessuna notizia sullo stato di salute dell'auto. Il meccanico prende tempo, tentenna, tergiversa, oserei dire che cincischia (è un termine forte, lo so). Ho già visto dei medici fare così, molte volte: preludeva a nulla di buono, finiva con una biopsia. E' che io non insisto e le altre auto mi passano davanti. Le vedo, lucide e possenti, sul ponte con un mucchio di professionisti che ci lavorano. La mia piccina resta in un angolo, con il cofano aperto e lercio. Se solo fosse in grado di fare due passi, la riporterei a casa... perché, per quanto tenti di trattenermi, riverso le mie paranoie su di lei e la immagino affrontare un ricovero coatto senza il supporto di ansiolitici. Se il meccanico in questione non fosse un armadio, andrei a scuoterlo con violenza. Invece parto decisa, con la mente in assetto di guerra (ha anche gli anfibi), e mi blocco appena lo scorgo avvicinarsi con una chiave inglese in mano; stringe costantemente un attrezzo minaccioso, mai capitato di

Esterno notte

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Non sono una creatura estiva. Preferisco il freddo e le sue scenografie. Ma amo una cosa dell'estate: le finestre aperte, le tapparelle alzate fino a tarda ora, perché ci sono poche cose che mi piaccia fare quanto spiare nelle case altrui. Onestamente non m'interessa vedere chi ci vive. E' il come a intrigarmi. Di notte l'agorafobia offre momenti di quiete, perché non è lo spazio aperto ad attrarre l'inquietudine, è la gente, il vociare, la necessità di parlare a generare ansia. Il buio offre protezione, si presta all'indifferenza dei pochi che ti passano accanto. Per me che ero un animale sociale, questo è stato il cambiamento forse più scioccante, ma ci si abitua a tutto; la mente finisce per adattarsi e, nonostante il fenomeno abbia risvolti salvifici, quando ci si pensa sale una certa tristezza. Anche di notte il mio quartiere  non si presta all'incanto . Tuttavia incappo in pareti blu elettrico e in lampadari molto attraenti nelle loro form

La tossicità delle lamentazioni

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Ho appena finito di leggere un interessante studio sui danni delle lamentele. Roba pesante: le sigarette, a confronto, sono aria fresca... che inspiegabilmente portano all'enfisema, ma ora direi di concentraci su altre grane. Tuttavia l'esempio delle sigarette non è messo qui a caso, perché esistono i danni da lamentela passiva. Non scrivo a vanvera (o, almeno, non con intenzione) e ve lo dimostro. Ci fidiamo della scienza? Risposta secca, i dubbi li teniamo buoni per fare volume durante la prima paranoia che ci capita a tiro. La nostra fiducia non è mal riposta, perché quello che vi sto per dire l'abbiamo sperimentato tutti, solo eravamo più ottimisti circa le conseguenze. Sono al punto: gli scienziati della Stanford University (quindi non di una scuola per corrispondenza) hanno impiegato un bel po' di tempo ed energie per dimostrare che l'esposizione superiore ai trenta minuti alle lamentele nuoce al cervello. In pratica, quando raccontiamo le nos

La radio più rilassante del mondo

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Tutto è iniziato con un post su Facebook. Un'amica suggeriva di fare una capatina su Radio Garden, la mappa interattiva (così c'era scritto) che permette di ascoltare le radio di tutto il mondo. Dopo essere rimasta incantata,  per un periodo di tempo che si avvicinava pericolosamente alla catatoni a, a osservare l'immagine del nostro pianeta fittamente cosparso di puntini luminosi, mi sono concessa un viaggio meraviglioso. Una nottata intera ad ascoltare musica d'ogni tipo e idiomi di tutte le razze. L'effetto è stato bellissimo: la sensazione d'essere parte di qualcosa d'immenso, cangiante, di poter coprire qualsiasi distanza e di sentirmi parte di un tutto tenuto insieme da sette note... ci vuole mica tanto. Comunque, le tappe più lunghe me le sono concesse nel Regno Unito (per il quale nutro un'inspiegabile passione), e mentre indugiavo su Londra mi sono imbattuta su Birdsong Radio. Ventiquattro ore di uccellini che cantano (se si ha pazien

Effetto go down

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La ricerca scientifica dovrebbe destinare del tempo a un fenomeno strano ma non così infrequente. Io lo chiamo "effetto go down": ti si guasta qualcosa e, in rapida successione, non funziona più niente.  La prima volta che ebbi il piacere di osservarlo da vicino, talmente vicino che ci sono finita dentro, coincise con l'inizio dell'esaurimento nervoso che mi ha condotta al panico e alle sue naturali diramazioni. Fu un periodo di sventure dalle connotazioni persino surreali, di perdite e di dolori mentali e fisici. A queste si affiancarono disastri lavorativi che trascinarono giù un sacco d'altre cose. Tuttavia, mi consolavo pensando che il fenomeno poteva essere spiegabilissimo, ad esserne capaci; insomma, dipendeva tutto da un crash mentale, un guasto dell'hardware che si portava dietro nel baratro anche i software (pochissime ore di sonno, non so di cosa sto parlando). A dare retta ai teorici della newage, si tratta di blocchi energetici, chak

zanzare, cani, vacche sacre e amici umani

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Mi lascio dissanguare dalle zanzare. Non che mi piaccia, ma è difficile mandarle via quando hanno già infilato lo stiletto. E qui non si uccide nessuno! E' una questione su cui stanno già lavorando alcuni seri professionisti, non perdiamoci tempo. In quanto agorafobica simpatica e dall'aspetto assai fragile, stimolo negli altri un senso di protezione che li spinge a prendersi cura di me nei modi più strani e meravigliosi; ad esempio portandomi doni a profusione al ritorno da ogni vacanza. Un fenomeno strano, come se si sentissero in colpa nel fare qualcosa di estremamente piacevole che a me è negato. Un giorno dovrò riunire tutti e fargli un discorsetto su quanto sia bello vederli felici, e quanto sia invece deprimente vederli tristi a causa mia. Comunque, nel frattempo, un'amica mi ha regalato un unguento lenitivo ayurvedico acquistato in India. C'è da dire che questa amica viaggia molto e ovunque vada acquista rimedi medicamentosi con foglietti illu

Il panico in casa

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Concludo il decalogo.  Se non sapete di cosa sto parlando significa che vi siete persi due tappe fondamentali del viaggio nel meraviglioso mondo dei metodi antipanico; mentre  vi occupavate d'altro  (cosa stavate facendo?) abbiamo parlato di elastici da polso, di sacchetti magici, respirazione diaframmatica e del dottor House. Lo so, dispiace non esserci stati; c'è di buono che ritrovate tutto in rapida sequenza leggendovi gli articoli precedenti. Qui non si butta via niente, è la filosofia della casa. Oggi parliamo dell'attacco di panico che arriva quando meno ce lo aspettiamo, ospite inatteso in momenti in cui ci pare di stare discretamente bene. È subdolo lui, non gli si cambia la testa nemmeno a mazzate; è un caratteriale, imprevedibile, avrebbe bisogno di un lungo ciclo di psicoterapia. Il panico tra le mura domestiche: come contrastarlo? Io tendo a doverlo affrontare con maggior frequenza al mattino, appena sveglia, quando apro gli occhi e sento quella pu

Decalogo anti attacchi di panico (parte seconda)

Riprendiamo da dove abbiamo interrotto ieri. Vediamo se riusciamo a concludere prima di trasformare il decalogo in Beautiful , perché per i prossimi trenta o quarant'anni abbiamo tutti altre cose da fare, mi auguro. Dunque, abbiamo affrontato tre punti, quindi ora passiamo al numero quattro; non che mi faccia piacere: i numeri creano meno ansia quando la loro sequenza non cede a fratture, ma l'importante è non lasciarsi dominare da pensieri ossessivi. 4. Respirare - Se fossi una persona precisa e che sa cosa sta facendo , questo punto sarebbe affiancato dal numero 1; al massimo lo sposteremo in un secondo momento.  Se state pensando che tutti quanti sanno respirare e lo fanno di continuo da sempre, tranne qualche episodio di apnea su cui sorvoliamo, sbagliate di grosso. Personalmente ho impiegato circa sei mesi per imparare a respirare e a tutt'oggi mi mantengo in costante, o quasi, allenamento.  Ho scoperto di non saper respirare quando mi sono avventurata in un

Decalogo anti attacco di panico (parte prima)

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Foto gentilmente donata da Patrizia Tagliamonte Di metodi caserecci per contrastare gli attacchi di panico, o meglio per stroncargli la carriera sul nascere, ne conosco parecchi. Alcuni sono quantomeno discutibili, altri vantano una discreta ragione d'essere. Inutile dire che un Tavor Expidet offre maggiori garanzie di successo, ma tende anche a inebetire, fare straparlare e, almeno nel mio caso, a provocare fastidiosi effetti collaterali tipo un subitaneo crollo in fase rem che può essere imbarazzante ma anche pericoloso (dipende dalla situazione). Vediamo quelli che ho sperimentato con sprezzo del pericolo e amore di conoscenza: Elastico attorno al polso - il principio si basa sull'assioma per cui il dolore fisico distrae la mente; e  la mente distratta non apre la porta al panico (che comunque insiste a suonare il campanello). Da ciò si evince che l'elastico deve essere bello spesso e per tirarlo fino ad ottenere l'effetto desiderato, ossia un dolore

Esorcismo e psicoterapia

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E' vero, quando si sta male si prova di tutto. Non starò a raccontarvi del beverone africano per combattere un'influenza resistente a qualsiasi farmaco; ha funzionato ma mi si è aperta un'ulcera, quindi vi nego la ricetta perché sento di volervi già un po' di bene. Nel caso del panico, con annesso evitamento fobico (è lui a creare i problemi più fastidiosi), le terapie convenzionali o meno si sprecano. Devo ammettere, con una punta di soddisfazione, di averle provate tutte; almeno quelle che ho trovato sul mercato.  Mi manca uno sciamano, questo è un cruccio; tuttavia confido di riuscire a mettere una tacca anche su questa esperienza. Ho iniziato con un neurologo: si è pensato all'epilessia. Il tutto aggravato da uno scambio di referti da cui risultava un tracciato dell'encefalo perfetto (qui mi sono sorti i primi dubbi), ma una cardiopatia gravissima. Sono sfuggita per un pelo al trapianto di cuore, quindi ho optato per lo psichiatra. Ne ho pass

Tentativi di annichilimento dell'insonnia con musicoterapia

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Sto applicando una notevole pazienza. Dall'altra parte trovo una forza uguale e contraria. Si tratta di fisica, non sta accadendo nulla di così straordinario. Tuttavia la chimica cerebrale si sta decomponendo e rischia di diventare instabile. Sono, metaforicamente, quasi in fase di nitrazione della glicerina. In parole povere, sono a un passo dal perdere la pazienza ed esplodere: stato per me raro e, in quanto tale, di eccezionale entità.  Il fatto è che ci sono pensieri, non si riesce a dormire, il panico attende che io molli la presa, e si tentano tutti i metodi antinsonnia conosciuti dall'uomo, cercando di evitare le benzodiazepine perché non mi piace vincere facile. Ecco l'esperienza con la musicoterapia (che comunque è da riprovare) Ore 2 punto 35: stacco dal lavoro. Bene! Ore 3 punto 00: cerco su Youtube "musiche contro l'insonnia"; apro video, abbasso un po' il volume, ottima musica classica. Ce la sto facendo, sento che