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Tutti hanno paura

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Panorama ospedaliero Cos'è il coraggio?    Per me è andare al supermercato di sabato pomeriggio o entrare in un ospedale.  Per tanti sarà qualcosa di più epico ed eroico.  Ma la mia paura non ha meno dignità delle altre. Qualche giorno fa ero in ospedale per una visita prericovero. Inutile ripeterlo, ma lo faccio ugualmente: nulla mi terrorizza quanto gli ospedali. Mentre mi accingevo ad affrontare i corridoi affollati sentivo che le gambe iniziavano ad essere poco collaborative; arrivata all'ascensore ero certa che sarei crollata a terra e, lo ammetto, speravo in un infarto acuto (e non se ne parla più). Una volta raggiunta la sala d'attesa, è già mi pareva di aver scalato l'Everest, non c'era una sedia libera e a quel punto le gambe non le sentivo proprio più. Mentre attendevo con gli altri, immaginavo quanto tutto sarebbe più semplice se non avessi tutte le paure paralizzanti che, per quanto mi ostini ad affrontare, sembrano non tenere cont...

Il panico non si dimentica di te

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Beh, insomma, ho retto 21 giorni di ospedale senza attacchi di panico. Wow! Niente male. E venne il giorno ventiduesimo, dove allo stress, allo scoramento, alla fobia per i luoghi di cura e alla stanchezza si è aggiunta l'ansia anticipatoria per qualcosa che non è accaduto (quindi potete rilassarvi, nessuno si è fatto male). Ma procediamo con un minimo d'ordine. La sera del ventunesimo giorno stavo parlando con il mio vicino/amico/papà sostitutivo. Tra una roba e l'altra, lui dice di aver visto passare in corsia dei tizi vestiti da clown: roba strana per geriatria. A me torna su il cenone del capodanno 2000 che, vista l'eccezionalità di entrare in un nuovo millennio (sembra strano ma capita una sola volta nella vita, se capita), avevo mangiato parecchio. Guardo il mio vicino con una punta di paura e anche un frammentino di risentimento. "Eh no, cazzo, anche i clown no!" Le spalle mi si incurvano insieme al tracciato dell'elettroc...