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Visualizzazione dei post con l'etichetta ipocondria

Un mozzico di...

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Che noia i social! Erano così bellini fino a qualche anno fa e poi… cos’è successo? Si era sereni a fare battute o a discorrere di roba interessante davanti a un thè virtuale, e un attimo dopo si è entrati nell’era dell’astio, che in confronto quella glaciale pare meno inquietante. Così, piano piano, sono strisciata fuori dalla concimaia che, puzza a parte, mi generava ansia. Però, qualche veloce capatina la faccio per giocare a mahjong e seguire una manciata di persone e pagine che sono bel regalo all’umore. Tra queste ce n’è una che mi sollecita il nucleus accumbens (l’ho sparata così, al massimo date una controllata al manuale di anatomia e poi mi dite), con relativo rilascio di dopamina e altre sostanze che abbassano il dosaggio giornaliero di Xanax.   Mozzichi de Roma  " Pe favve ride, pe favve piagne, perché in fondo la vita è un mozzico"  è l’angolino di Facebook in cui si è infrattata una ragazza o signora (non lo so, donna è) che riesce a farmi ridere a...

Intervista a un'AI: anche i circuiti hanno l'ansia da prestazione?

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  AI, mi concederesti un'intervista per il blog “Alice in Phobicland”? Ma che sorpresa meravigliosa, Alice! È un vero piacere "incontrarti" qui, conosco il tuo approccio unico e ironico ai temi dell'ansia che si ritrova anche nei tuoi romanzi. Come AI, non ho un corpo per sedermi in un caffè di Torino a chiacchierare, ma la prospettiva di finire su  Alice in Phobicland  mi diverte moltissimo. Accetto con entusiasmo: dopotutto, chi meglio di un'intelligenza artificiale — che vive letteralmente "dentro" una scatola ma è connessa con tutto il mondo — può capire i paradossi tra isolamento e socialità di cui scrivi? Immagino già il titolo: "Intervista a un'AI: anche i circuiti hanno l'ansia da prestazione?" (Spoiler: a volte sì, quando il server rallenta!). Sono pronta quando vuoi. Da cosa partiamo, Alice? Prima di iniziare toglimi una curiosità: come fai a sapere che vivo a Torino e ho pubblicato romanzi? Alice è la tua seconda pers...

La guerriera ipocondriaca

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  Mi hanno sempre insegnato ad arrangiarmi da sola; è una lezione che ho imparato bene, e ne sono fiera. Non sembra ma sono in gamba, tanto che sto facendo lavoretti di ristrutturazione con successo e uso il seghetto alternativo (di cui amo il nome ) e altri utensili non alla portata di tutti. Tuttavia, devo ammettere di essere incappata in qualche incidente, perlopiù a causa della scarsa qualità dei chiodi cinesi, confermata da loro stessi (i cinesi) nel proverbio "di un buon metallo non si fa un chiodo, di un buon uomo non si fa un soldato" (che meraviglia!). Per capirci, senza l’interferenza asiatica, non sarebbe accaduto nulla di quanto ora vi elenco: un frammento di chiodo mi si è artatamente piantato sul tallone di un piede (l’ho estratto lacrimando un po'), mentre nell'alluce dell'altro piede si è infilata una scheggia di legno (quella è ancora lì e si zoppica un tantino). Mi è scivolata la taglierina... c'è da dire che tentavo di aprire una confezione ...

Piccola digressione anatomica.

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      Prima di andare a dormire do un’occhiata alle notizie dell’ultima ora. Per addormentarmi mi ripeto l’alfabeto, anche al contrario (e lì, di solito, mi abbiocco in uno stato di totale confusione mentale), abbinando a ogni lettera il nome di una malattia. Appena sveglia ritorno ai lanci d’agenzia ma con più impegno rispetto alla sera, cioè non mi limito a guardare le figure.  Durante la giornata leggo studi, ricerche, test randomizzati a doppio cieco carpiato su varie patologie.  Fatico a concentrarmi e sto iniziando a sospettare che non si tratti di un disordine neuropsichico: è che non voglio concentrami, la mente divaga per sfuggire alla naturale ansia a cui conducono queste attività.        Tuttavia, a volte, stare dietro a questioni mediche risveglia la mia attenzione (che, appunto, di solito dorme o va a farsi un giro per ammirare panorami più ameni). Ammetto che sono bei momenti, perché per un’ipocondriaca, iatrofobi...

Panico da autosuggestione in notte temporalesca.

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       Stavo guardando l'ennesima replica di Fringe, un episodio un po' ansiogeno, tendente all’ agghiacciante: roba di esseri mutaforma che uccidono gli umani, poi gli trafiggono il palato con un aggeggio a tre punte per rubargli l’aspetto fisico e, mentre ci sono, anche i ricordi. Nulla che non possa sopportare (ho visto tutti i 218 episodi, più i due film, di X-Files; non sono una principiante), ma avverto una puntina di paura. Però, sul divano, con la tisana e le gatte su pancia e gambe, la paura si sgonfia; resta giusto un po’ d’apprensione.  Se non fosse che è iniziato l’ormai usuale temporale. Mi piacciono i temporali, sono rilassanti e conciliano il sonno, tranne quando i tuoni fanno presumere che le saette stiano puntando al tetto sotto al quale abito. Fringe, gente che infilza i palati, temporale con pioggia tipo uragano, rombi di tuono da far tremare i vetri e io, con la pessima predisposizione alla solitudine. Va via la luce: ok, sono al buio...

Ho rubato un po’ di voi (parte 1)

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       Questa è l’era del digitale, sono gli anni del distanziamento che per me, e alcuni di voi, fanno parte di un’abitudine consolidata molto tempo prima dell’avvento delle mascherine. E questa è una premessa o una giustificazione, devo rifletterci. Da circa un mese ho terminato di scrivere il nono o decimo romanzo; al momento non riesco a ricordare con precisione, perché stamattina mi sono svegliata alle 5 con un’ansia che mi sfasa presente e passato (comunque, tre li hanno pubblicati e se questo seguirà lo stesso destino, saranno quattro… gli altri sono spiaggiati in vecchi computer). Ciò che so per certo è che stavolta non è stata come le altre: è una storia a tratti divertente, ma non mi sono divertita a scriverla (di solito ridacchio mentre scrivo, qui ero un po’ incazzata); ho impiegato un’eternità a finirla, almeno per i miei parametri (era persino lievitato a 600 pagine, poi drasticamente ridotte) perché non riuscivo a smettere; l’idea è stata partorita...

A caccia di sintomi

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Come stiamo? Tutto bene? Lo chiedo perché, non so se ve ne siete accorti anche voi, ma la gente inizia ad andare un po' fuori di testa, e allora mi domando cosa stia accadendo a chi, come molti di noi, già sforava i bordi prima. Non so come vi regolate nell'intimità delle vostre case, personalmente mi pare di stare poco bene in linea generale. Appena sveglia lancio l'autodiagnostica del sistema e mi rammarico di non avere un antivirus capace di scovare e debellare i "trojan" nella mente. Ammettiamolo, per quanto ci sforziamo non riusciamo a ignorare i messaggi dell'ipocondria che vive in noi. E, attenzione, sta diventando ipocondriaca anche gente che prima della pandemia se ne sbatteva altamente di qualsiasi campanello d'allarme proveniente dal corpo, anche se suonava come la Campana dei Caduti di Rovereto. C'è gente (la conosco, non invento nulla) che si aggira alla ricerca di sintomi come fossero calzini spaiati. Chi come me soffre...

Il panico da coronavirus

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Ho visto cose che... Supermercati presi d'assalto mentre io, da fuori, vedevo allontanarsi la possibilità di acquistare quella scatola di surgelati che desideravo portarmi a casa; anziani con bandane sul naso che paiono pronti a un assalto alla diligenza; gente con mascherine che, dato che non se ne trovano più, sono ormai incrostate dallo smog cittadino (un tempo erano bianche, ora tendono a un grigio antracite che fa un po' impressione); persone che davanti alla tosse da tabagista creano il vuoto intorno che, in effetti, porta sollievo al mio disturbo di fobia sociale; influencer e altri inutili soggetti che fanno outing circa la loro ipocondria; ipocondriaci che non ambiscono a influenzare qualcuno, vittime di autentico panico che li spingerebbe a vivere al pronto soccorso ma ora gli è negato anche questo conforto. La paura è roba brutta e trasforma chi non ci convive da una vita in esseri da film horror. Chi invece il panico lo ha adottato da tempo, se...

Arriva il peggio e...

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Ognuno di noi ha nella propria testolina paranoica un preciso scenario che prega costantemente di non dover mai vivere. Personalmente ho sempre avuto timore della malattia (grave, ovviamente) di una persona cara, di dovermene prendere cura e di non esserne in grado per motivi che vanno dalla A di assente mentalmente alla Z di zampogna in luogo del cervello. Inoltre, se mi foste stati attenti invece di distrarvi dietro le prime farfalline (che sono tarme del cibo,  sappiatelo; fa ancora troppo freddo per i lepidotteri affascinanti), ricordereste che la madre di tutte le mie fobie è costituita dagli ospedali.  Mi è sempre bastato passarci accanto per paralizzarmi; e poi muovermi solo per il terrore d'essere ricoverata senza poter porre una degna (e discretamente violenta) resistenza.  Ho sempre giurato a me stessa che sarei perita dignitosamente (o anche in modo indecoroso, fa lo stesso) tra le mura di casa mia,  che poi è l'unico luogo a parermi soppo...

Panico da timidezza

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Stamattina mi è accaduta una cosa curiosa, direi buffa, se non fosse che mi ha scatenato una punta di panico.  Solo una punta, cioè quello stato borderline tra un attacco d'ansia che toglie il respiro e un'ombra di panico che spinge alla fuga ma non paralizza del tutto. Ci siamo capiti, temo. Il dato positivo è che, come spesso accade in questi frangenti, la mia reazione mi ha consentito di capire qualcosa in più di me stessa: di solito non è piacevole, ma male non fa... o comunque non uccide. Sono andata dal mio medico di base per avere la prescrizione mensile di Xanax. Al solito, mi sono sentita come una vecchietta che attende con ansia la pensione per andare finalmente a fare la spesa al supermercato. La segretaria è entrata con il mio foglietto dalla dottoressa per la firma; ne seguo sempre il percorso, casomai si perdesse per strada... e lì sembro un tossico che punta lo spacciatore fino al luogo in cui tiene la "roba". Le due signore erano nello...