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Ansia da gatto

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Vi ho già parlato del mio rapporto con gli animali, e in particolari con i gatti. Così come ho già scritto di Lisbeth (se volete rinfrescarvi la memoria, potete leggere  QUI ). Con il tempo non sono riuscita a educarla come si deve, e nemmeno mi ci sono impegnata più di tanto; è rimasta un po' selvatica, diciamo così. Non le piace stare in casa, ecco. Non dicono che gli animali somigliano ai loro padroni? Non è vero, fidatevi. Così, basta lasciare una finestra socchiusa (ma anche chiusa, tanto ha imparato ad aprirla) e lei scappa. Io mi faccio prendere dal panico e sono costretta a uscire per recuperarla.  Insomma, riassumendo, non è il gatto adatto ad un'agorafobica a cui gioverebbe un animale/pianta da appartamento, che gli si dà un po' d'acqua, della pappa, e finisce lì. Ora c'è una novità: Lisbeth si è innamorata (credo) di un muratore moldavo che viene a fare dei lavori in questo stabile disastrato, talmente disastrato che i muratori ormai li consi...

La camminata ondeggiante

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Oggi mi gira la testa. A dire il vero, i capogiri e a volte le vertigini, mi accompagnano da anni quasi quotidianamente. Tra le varie diagnosi raccolte qua e là dai medici, ho annotato: cervicale, effetto collaterale dei farmaci, ansia (qui, il professorone di turno mi ha rubato la parcella), labirintite, non lo so. "Non lo so" è la patologia che, a distanza d'anni, continuo ad apprezzare di più per l'onestà intellettuale e professionale.  Quindi, poco fa sono uscita con il sintomo peculiare del non lo so (prima o poi troveranno una cura, la ricerca fa passi da gigante) e mi sono esposta al mondo. Al mondo... diciamo al quartiere, che tuttavia è un microcosmo multietnico, trasversale per età e modalità intellettuale, ricco di suoni e di cose belle e brutte: un mondo a tutti gli effetti. Più che camminare, ho basculato intorno all'ansia, con l'aria dell'ubriaco che non ricorda la strada per casa o che tenta di capire se sta sognando nel suo let...

Stratagemmi per perdere tempo

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Fortemente sconsigliato durante la guida o l'uso di macchinari. Viaggio a due velocità: lenta (quasi ferma) e rapidissima. Il ritmo intermedio mi riesce difficile da affrontare perché non si adatta ai miei stati emotivi: catatonico e nevrotico. Diciamo che parto con grande energia, ma la esaurisco in fretta; a volte ancora prima di iniziare a carburare. È sempre stato così, a grandi linee, tuttavia noto un peggioramento. Nel bel mezzo dello sprint, mi fermo a perdere tempo. So che che nell'economia delle faccende del mondo, e persino di quelle personali, questo fenomeno non merita nemmeno lo status di problema, ma è anche vero che nel corso degli anni mi ha creato delle grane. Tuttavia, perdere tempo, a volte, serve per ritrovare se stessi. O per dimenticarsene del tutto. Comunque sia, in momenti che gradirebbero la mia partecipe presenza, reputo fondamentale (attenzione, per ogni distrazione si trova sempre un più che valido motivo) : Ricordare i nomi (non solo i...