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L'outfit del depresso

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Da decenni ho una convinzione: un giorno la depressione farà tendenza. E guardate che non tocca andare molto lontano; già ora, in alcuni ambienti, lo sguardo vacuo, il volto tra l'inespressivo e l'annoiato e la postura da armadillo, vanno alla grande. Pensiamo agli pseudo-artisti che sentono l'obbligo morale di mostrarsi tormentati fin nel midollo da chissà quali strazianti esperienze e tediare il loro pubblico con piagnistei, più o meno farciti di veemente disgusto per tutto ciò che li circonda (salvo poi circondarsi costantemente da una pletora di "gente che conta", che di norma genererebbe disgusto anche all'essere meno incline alla nausea). Ma io sto parlando dei depressi d.o.c., non dei "fintoni" convinti che essere sull'orlo del suicidio possa colmane l'assenza di talento. Parlo di alcuni di noi, che perlopiù si circondano di disordine casalingo e pensieri tetri, che trascorrerebbero volentieri la vita a letto, salvo poi fati...

Fissarsi su dettagli irrilevanti

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La curiosità è una bestia strana: è capace di lasciarti in pace su questioni importanti, poi ti assale nel momento più irrilevante. Ama i dettagli lei, io vado pazza per quelli oziosi. E' che quando noto qualcosa di strano, la voglia di conoscere diventa fissazione, diciamo pure paranoia. Ecco, oggi stavo sistemando la borsa della spesa in auto, cioè l'ho buttata sul sedile e uno yogurt si è infilato vicino ai pedali e... vabbè, non è più mangiabile, a meno di non fare tanto la schizzinosa e passare il cucchiaio sul tappetino...   Dicevo, stavo per salire in auto e tornarmene a casa (che ne avevo una gran voglia), quando ho girato la testa e ho visto una scritta sul muro. Ho inclinato la testa verso sinistra; lo faccio spesso quando qualcosa m'incuriosisce, e credo che quella posa mi conferisca un'espressione particolarmente ottusa, ma non è questo il punto. Il punto è che l'unica parola per me comprensibile della scritta in questione, era Serbia. ...

La paranoia nel destino

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Mi rifiuto di ingollare uno Xanax alle 7 del mattino. Questo mi sono detta prima di uscire. Nella mente ho sentito la determinazione balbettare, diciamo che mi è parsa una determinazione poco determinata. Così, ho raggiunto il compromesso di infilare il blister nello zaino che, non che sia importante ai fini della narrazione, pesa in media tra i 5 e i 10 chili. Il fatto è che esco sempre con la convinzione di non rientrare più.  E allora finisce che mi porto dietro libri, acqua, taccuini, matite, temperino, spazzolino, una confezione da viaggio di dentifricio, un cambio di biancheria, il tablet e altre cose di normale amministrazione nella gestione di una borsa. Comunque esco con il carico dello zaino e dell'incertezza del destino, vado verso l'auto che mai parte al primo tentativo e mi avvio verso il meccanico. A metà strada penso che è tempo di trovare un altro professionista dei turbamenti del motore più vicino a casa, magari dietro l'angolo. Avverto l...