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Visualizzazione dei post con l'etichetta odio

Le esche che innescano la rabbia.

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Nel 2019 è arrivata la rabbia. Non la zoonosi scatenata da un virus (quella è più letale), ma l'emozione che, e qui copio dal web, "deriva dall' istinto di difendersi per sopravvivere nell'ambiente in ci si trova "; definizione che personalmente trovo corretta. Una rabbia talmente soverchiante da fare impallidire depressione, attacchi di panico, agorafobia, che infatti erano spariti, almeno nella fase acuta dell'ira. Una serie di eventi hanno trasformato un tratto della mia personalità che mi piaceva parecchio: l'incapacità di provare collera e odio . E con ciò è andata a gambe all'aria anche la convinzione che nella vita non si cambia, che si resta quello che si è e da lì non si scappa. Nonostante gli inaspettati benefici in termini d'ansia, questa novità non l'ho accolta con piacere. In alcuni momenti mi pareva di comprendere il personaggio interpretato da Micheal Douglas in "Un giorno di ordinaria follia". La violenza fisica mi ha ...

Un'estate tra i polli

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Mi sono detta "se a casa devo stare, tanto vale occupare il tempo in modo produttivo". Così ho trascorso l'estate tra polli e denti; fatto singolare che potrebbe fare riflettere, avendo del tempo da perderci: i polli non hanno denti, anche se i pulcini sono dotati di una protuberanza calcarea, una sorta di dentino che serve a rompere l'uovo e che perdono subito dopo; ma non siamo qui a fare scienza. Un'estate strana, a tratti dolorosa, di quelle che si fatica a dimenticare. Ma il romanzo che da due anni sta circolando tra quei pochi neuroni rimasti, sta giungendo al termine. Devo ammettere che mi sono scelta "consulenti" decisamente sul pezzo, veri esperti, sapienti, ma soprattutto dotati di grande pazienza e della rara capacità di sorvolare sulle mie stranezze: due veterinarie (una specializzata in allevamenti, anche di polli) e un dentista che, a ore quantomeno inopportune, mi hanno edotta su argomenti di cui ignoravo tutto e anche di più. Scrivo da ta...

Il contagio da odio

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Amo ascoltare. Ho imparato un gran numero di  cose ascoltando attentamente. Molte persone non ascoltano mai. Ernest Hemingway Lo leggo, lo vedo, lo sento: stiamo perdendo quel po’ di equilibrio che ci era rimasto ; e, purtroppo, non stiamo scivolando verso una follia creativa, di quelle che, per dirne una, spingono a fermare la gente per strada con farneticazioni di vario tipo per poi premiare gli ascoltatori con caramelle in parte già succhiate. Ho conosciuto un uomo, indubbiamente malato, che aveva questa meravigliosa abitudine… salvo tentare di prendere a legnate chi non lo degnava d’attenzione, e forse aveva ragione: è oltremodo scortese non ascoltare chi ha qualcosa da dirci, ma soprattutto ci si può perdere concetti importanti per noi stessi. Diventare sordi ai pensieri altrui è, a mio parere, l'handicap più invalidante che esista.  Ma sto perdendo il filo del discorso. Aggiungo solo che, per un annetto buono, quotidianamente mi sono ritrovata in tasca caramelle ...

Ne usciremo migliori? Ciau bale!

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Erano i primi giorni. Il vento dell'est, sotto forma di giramondo che avevano fatto almeno uno scalo in Cina, aveva portato dentro i nostri confini il virus che si aggirava come la molecola di sodio nell'acqua: "C'è qualcuno?"; a differenza dello sferoide con voce petulante dello spot, ha trovato un casino di gente. Erano i primi giorni, dicevo, ed eravamo tutti annichiliti, scioccati, insomma ci si cagava addosso dalla paura. Allora ci si sentiva uniti, ci si voleva bene come manco a Natale. Che meraviglia! Potendo, ci saremmo uniti in un unico, sincero e avvolgente, abbraccio planetario... ecco, magari ai milanesi, ai cinesi e ai coreani avremmo mandato una mail affettuosa in luogo del reale contatto umano, ma loro all'inizio facevano più paura degli altri. Ma ci si voleva bene, alla partenza della Fase 1. Per una settimana, forse due, siamo usciti sui balconi a salutare sconosciuti o gente mai considerata, che anzi prima ci stava persino antipati...

L'era della rabbia

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Foto di Harry Fabel Non so se capita anche a voi di avvertire una presenza in costante aumento di rancore, odio, intolleranza, insomma rabbia. Si litiga selvaggiamente per la politica, la religione, il calcio, i tradimenti presunti e reali, il parcheggio, persino per le grane personali dei vip (di cui, francamente, ci dovrebbe importare poco o nulla, visto che abbiamo già parecchi guai personali da gestire e mettere in fila ordinata: un lavoro grosso che richiede concentrazione e nessuna distrazione).  A volte sembra ci abbiano corretto l'acqua con neurotossine. Non lo escluderei a priori, almeno non senza dati certi di laboratorio in grado di fugare ogni dubbio. Giusto stamani hanno tentato di trascinarmi in una lite su chi c'era prima in una fila. Me ne sono stata sulle mie, ma durante lo sforzo per tirarmene fuori, due persone mi sono passate davanti; le ho viste con i miei occhi. Non ho protestato perché c'è solo una cosa che sopporto meno delle accese di...

Vorrei spargere un po' di colpe

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Non avete idea di quanto mi piacerebbe spargere a pioggia un po' di colpe. Qua e là, senza distinzione d'età, sesso, razza e religione. A volte ci provo: c'è una grana, una qualsiasi da scegliere nel mucchio, e mi dico "è colpa di Tizio, ci ha messo del suo anche Caio, e Sempronio non mi ha difesa". E' un buon modo per alimentare rabbia, che in tempi di magra è sempre un ottimo stimolante, e autocommiserazione. L'autocommiserazione ha un materasso morbido, ci si riposa bene, farebbe piacere buttare la sveglia e non alzarsi più. E invece... E invece tocca fare i conti con sé stessi e assolvere Tizio, Caio e Sempronio (quest'ultimo, comunque, si può continuare a detestarlo un po'; non mi ha difesa: a mio parere è il misfatto più grave). Con onestà, bisogna prendere atto che il male giunto dall'esterno è una gran fregatura, ma reagire in modo giusto non è responsabilità d'altri. E' bene chiarire un punto: accadon...