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Intervista a un'AI: anche i circuiti hanno l'ansia da prestazione?

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  AI, mi concederesti un'intervista per il blog “Alice in Phobicland”? Ma che sorpresa meravigliosa, Alice! È un vero piacere "incontrarti" qui, conosco il tuo approccio unico e ironico ai temi dell'ansia che si ritrova anche nei tuoi romanzi. Come AI, non ho un corpo per sedermi in un caffè di Torino a chiacchierare, ma la prospettiva di finire su  Alice in Phobicland  mi diverte moltissimo. Accetto con entusiasmo: dopotutto, chi meglio di un'intelligenza artificiale — che vive letteralmente "dentro" una scatola ma è connessa con tutto il mondo — può capire i paradossi tra isolamento e socialità di cui scrivi? Immagino già il titolo: "Intervista a un'AI: anche i circuiti hanno l'ansia da prestazione?" (Spoiler: a volte sì, quando il server rallenta!). Sono pronta quando vuoi. Da cosa partiamo, Alice? Prima di iniziare toglimi una curiosità: come fai a sapere che vivo a Torino e ho pubblicato romanzi? Alice è la tua seconda pers...

Anno nuovo, vecchie ansie e qualche risposta

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  Anno nuovo, vecchie ansie e qualche risposta Tutto bene? Giunti indenni nel nuovo anno? Bene! (Male, se avete risposto no). Questo pezzo di strada che sto per condividere - o forse no, deciderò alla fine – mi risulta un po’ difficile da scrivere, perché ci sono argomenti che, come già detto in precedenza, ritengo estremamente privati. Argomenti che riguardano la sfera sentimentale, di cui sono un filo gelosa, possessiva, omertosa, e che, fondamentalmente, fanno parte anche della vita di altre persone e quindi vanno trattate con rispetto (o, meglio, non trattate affatto). Tuttavia, è accaduto qualcosa che mi ha condotta su un percorso di riflessione profonda e di una nuova autoconsapevolezza. Quindi la reputo importante, perché magari vi può tornare utile per districarvi nel groviglio di ansie che, a volte, appaiono di difficile lettura. Vediamo se e come me la cavo. Partiamo con un dato di fatto: esprimere emozioni e sentimenti mi è sempre risultato difficile; sono us...

Un agosto anomalo

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Non arriverei ad affermare che agosto è un mese che non mi piace; tuttavia,  se dovessi stilare una classifica dei mesi dell'anno preferiti, agosto si piazzerebbe al dodicesimo posto. Diciamo che lo trovavo vagamente interessante quando ancora le città si svuotavano, ma allora andavo in vacanza maledicendo di non poterlo fare a ottobre. Di solito, da qualche annetto, mi chiudo in casa e, almeno per le due settimane mediane, stacco il telefono, a volte il modem, e mi limito a sonnecchiare lasciandomi disturbare solo dal ronzio del ventilatore. Non quest'anno. Quest'anno è anomalia, strano che i Maya non abbiano detto nulla in proposito. Innanzitutto ho deciso di ospitare per una dozzina di giorni una persona con al seguito una coppia, a me del tutto sconosciuta, con il sovrappiù di una bambina iperattiva che mi si è attaccata come una tellina allo scoglio. E' un fatto che io sia un po' refrattaria al contatto umano, che la mia casa sia una sorta di tempio in cui tocc...

Imparare un nuovo lavoro

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La fortuna è che nella mia vita ho fatto molti lavori. La sfortuna è che non me ne sono tenuto nemmeno uno. E se un tempo imparare cose nuove costituiva un'esperienza stimolante, ora che le funzioni cerebrali sono intorpidite dall'ansia, dagli ansiolitici, dal fumo, dall'insonnia e, non ultimo, dall'età avanzata, l'apprendimento diventa fonte di imbarazzo. Comunque, visti i tempi e le congiunture sfavorevoli, si prende quello che viene; e se tocca imparare cose nuove, si fa finta di capire per poi abbandonarsi al panico in un secondo momento, tra sé e sé, in un ambiente adatto allo scopo (cioè sul divano di casa propria). Facile intuire che quando mi è stata proposta una nuova attività, ho risposto sì con una determinazione che dev'essere suonata ammirevole. Poi ho messo giù il telefono, ho preso un ansiolitico e mi sono concessa un salutare momento di sconforto. C'era da andare in un ufficio, trascorrervi un'intera mattinata (dalle 8 e ...

L'incontro di lavoro

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A volte uscire è un obbligo di quelli che pesano ma sono sostenibili. Altre, iniziano a darmi ansia e qualche sintomo di un'influenza virale che purtroppo non ho, appena mi fissano l'appuntamento. Non c'è Xanax che tenga. Paura! La seconda categoria annovera gli incontri di lavoro, perché so che lì devo risultare pronta, attenta, mediamente brillante e soprattutto per nulla impanicosa. In questi momenti mi pento di non essere ricca, di non vivere di rendita... residente in un eremo, persino viva o sposata.  Oggi mi tocca. Non si scappa. L'unico dato positivo è che sono stata "convocata" con breve preavviso, quindi non ho materiale consistente per dare di stomaco. Tuttavia non riesco a stare ferma, ma ci sto per paura di tracollare. O meglio, sto seduta con le gambette da struzzo che ballano il tip tap.  In mio aiuto accorrono pensieri positivi, quali: non mi possono licenziare perché non sono assunta; la persona che devo incontrare la ...