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Un mozzico di...

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Che noia i social! Erano così bellini fino a qualche anno fa e poi… cos’è successo? Si era sereni a fare battute o a discorrere di roba interessante davanti a un thè virtuale, e un attimo dopo si è entrati nell’era dell’astio, che in confronto quella glaciale pare meno inquietante. Così, piano piano, sono strisciata fuori dalla concimaia che, puzza a parte, mi generava ansia. Però, qualche veloce capatina la faccio per giocare a mahjong e seguire una manciata di persone e pagine che sono bel regalo all’umore. Tra queste ce n’è una che mi sollecita il nucleus accumbens (l’ho sparata così, al massimo date una controllata al manuale di anatomia e poi mi dite), con relativo rilascio di dopamina e altre sostanze che abbassano il dosaggio giornaliero di Xanax.   Mozzichi de Roma  " Pe favve ride, pe favve piagne, perché in fondo la vita è un mozzico"  è l’angolino di Facebook in cui si è infrattata una ragazza o signora (non lo so, donna è) che riesce a farmi ridere a...

Ho rubato un po’ di voi (parte 1)

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       Questa è l’era del digitale, sono gli anni del distanziamento che per me, e alcuni di voi, fanno parte di un’abitudine consolidata molto tempo prima dell’avvento delle mascherine. E questa è una premessa o una giustificazione, devo rifletterci. Da circa un mese ho terminato di scrivere il nono o decimo romanzo; al momento non riesco a ricordare con precisione, perché stamattina mi sono svegliata alle 5 con un’ansia che mi sfasa presente e passato (comunque, tre li hanno pubblicati e se questo seguirà lo stesso destino, saranno quattro… gli altri sono spiaggiati in vecchi computer). Ciò che so per certo è che stavolta non è stata come le altre: è una storia a tratti divertente, ma non mi sono divertita a scriverla (di solito ridacchio mentre scrivo, qui ero un po’ incazzata); ho impiegato un’eternità a finirla, almeno per i miei parametri (era persino lievitato a 600 pagine, poi drasticamente ridotte) perché non riuscivo a smettere; l’idea è stata partorita...

Fuga dal virtuale

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  Un’illuminazione. Anche io ho avuto la mia modesta, seppur potente, illuminazione. Stavo seguendo due videoconferenze e, pur essendo ormai discretamente abile nella pratica del multitasking (tipo vestirmi mentre fumo o fare un’intervista mentre sono impegnata a scegliere la verdura al mercato), non sono riuscita a cogliere alcunché di entrambe. Mi sono accorta d’essere distratta da un pensiero molesto, una sorta di film mentale che mi proponeva fotogrammi assai demoralizzanti di ciò che sta diventando la mia vita. E tra un'immagine e l'altra, fantasticavo... Oh, se l'ho fatto! Ormai, da tempo, lavoro anche nei fine settimana; nel tempo libero scrivo, e quando mi guardo un filmetto (con copertina sulle ginocchia e tisana, come si confà a una signora della mia età) tengo accanto il telefonino. Telefonino che non mi abbandona nemmeno la notte, benché sia refrattaria a tenere dispositivi elettronici dove dormo. Sta accanto al piatto mentre mangio e in tasca dell’accap...