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Visualizzazione dei post con l'etichetta ansia patologica

Aspetto con ansia

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Capita spesso di sentire "aspetto con ansia". La frase di solito termina con: la telefonata di qualcuno particolarmente gradevole (o a cui si sta mentendo), l'uscita di un nuovo romanzo, l'ultimo modello di telefonino, ecc. E' un modo di dire che trovo divertente, perché io (e suppongo molti di voi) aspetto con ansia e basta. Non so cosa aspetto, a parte le catastrofi; quindi do al concetto un significato anticonvenzionale, diciamo così. Quello che per altri è un attendere con beata trepidazione, per me è ansia anticipatoria. Non ci sono santi, non si scappa. Ci ragionavo stanotte, nell'intento di sfuggire da altri pensieri ben più molesti, e mi davo ragione su un dato certo: l'aspetto più insopportabile dell'ansia, sono i suoi tempi d'attesa.  Attenzione: come sempre, intendo l'ansia patologica, non quella che gli esperti definiscono salutare, propedeutica alla creatività, salvifica, e altre belle cose. So che tra una settiman...

fuori dalla memories avenue

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Oggi pensavo che è folle analizzare ogni comportamento e ogni pensiero. Poi ho iniziato a notare che stavo analizzando il mio analizzare. Ne sono uscita per un pelo. L'autoanalisi, l'analisi in generale, è cosa buona e giusta, ma se il lavoro parte da basi errate si finisce con la catastrofe dell'umore. C'è poco da fare, l'ansia patologica è una cattivissima consigliera; mette in fila tutti i pensieri come fossero tessere del domino. Poi s'inciampa in un ricordo molesto e parte l'effetto go-down. Qualche giorno fa teorizzavo che da qualche tempo sono men depressa, o almeno non con effetti psico-fisici così evidenti, perché non ho tempo. L'ho sparata così, una battuta per tacitare domande insistenti. Oggi, che ho un po' meno da fare, mi ritrovo a rifletterci e intravedo quantomeno una mezza verità. L'impegno a lottare per piccole e grandi grane quotidiane, certamente non rende più sereni (anzi), ma allontana la sequenza devastante...