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Visualizzazione dei post con l'etichetta fobie

Non toccatemi i depressi!

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Stavo lavorando. Poi mi sono presa una pausa perché nessuno rispondeva più ai miei messaggi WhatsApp e iniziavo a sacramentare (intransitivo) con un astio propedeutico alla gastrite ulcerosa. Intanto, lo schermo del computer sembrava impiantato sulla home di Facebook; e lì c’era un post che mi guardava, sembrava farlo apposta. Una “tizia” (intransitiva) scriveva qualcosa tipo “Sto uscendo dalla depressione. Ho capito che è solo una questione d’intelligenza”. Ho come regola di base di non leggere post quando le pulsazioni superano i 90 battiti al minuto, ma quello mi chiamava… Mi sono sgranchita le dita (tipo pianista professionista), con l’idea di partire da un assunto, qualcosa d’inopinabile (tipo, “sei un’imbecille”),  aggiungere un’altra proposizione dichiarativa e giungere alla conclusione: insomma, ricamarle un sillogismo su misura. Poi, sempre nelle mie intenzioni, le avrei elencato un’infinità di menti eccelse affette dal mal di viere, in qualsiasi campo del sape...

10 pensieri da TAC

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     Questo decalogo di pensieri positivi (beh, insomma, per quanto mi sforzi il mio talento raggiunge i massimi livelli nelle ideazioni catastrofiche) è stato stilato a vostro uso e consumo; nasce da recente esperienza in ambiente di Tomografia Assiale Computerizzata, tuttavia può tornare utile per indagini diagnostiche di vario tipo. A mio immodesto parere, l'ideale è la Risonanza Magnetica: giusta durata che si avvicina al concetto, seppur astratto, di eternità; un frastuono che se non riesci a concentrarti su altro rischi di intonare " Deutschland über alles" con frequenze d'acciaio, rendendo vana l'operazione di privazione di orecchini, bracciali e ninnoli vari. Ultima indicazione: sospetto che non funzioni in caso di colonscopia e gastroscopia, ossia laddove l'attività cerebrale è totalmente impegnata a elaborare il sadico sterminio dell'intero personale ospedaliero. Ecco a voi i miei pensieri da TAC, in ordine di apparizione (con i sottotitoli origi...

L'assenza ingiustificata dell'entusiasmo

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Tra una manciata di giorni uscirà il mio nuovo romanzo. Ieri ho ricevuto le prime copie fresche di stampa. Bello, bello, bello... gioia gioia, gioia... festa... ALT! No. Niente. Solo un po' d'ansia, di quella brutta peraltro. Eddai, sii contenta, mettici un po' d'entusiasmo, cosa ti costa? Me lo ripeto mentre, seduta sul divano con le spalle spioventi del depresso, fisso la scatola contenente i volumi profumati da carta non ancora contaminata dal fumo dalle sigarette. E mi odio, eh. Attenzione, in momenti come questi mi odio con tutte le mie forze. Una gatta entra nella scatola e tenta di distruggere la fonte della mia tristezza. Mi scappa una risata, giro un brevissimo video: tre minuti di umore decente. Poi passa, non c'è da preoccuparsene. Di tutto ciò non me ne frega niente. Lo dico a voi perché so che non lo racconterete in giro. Mi spiace solo che potrebbero passare casualmente di qui l'editore, la mia agente, le persone che ha...

10 motivi per non vergognarsi del panico e affini

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Alzi la mano chi si vergogna di soffrire di attacchi di panico, depressione, fobie varie, ipocondria, periodici sbarellamenti della mente (quest'ultima patologia non la trovate nei manuali di psichiatria né su Wikipedia). A me è capitato nel periodo d'esordio di tutta quella roba lì; a volte, anche ora tendo a non fare cenno delle storture che mi accompagnano, ma solo in ambito professionale, perché mi rendo conto che molti non capiscono e si fanno l'idea che da un momento all'altro potrei trasformarmi nel Jack Nicholson del film Shining e non è bello dare l'impressione d'inseguire potenziali clienti brandendo un'accetta; è poco "skilled", diciamo. Penso a quante volte, ad esempio nella sala d'attesa del medico (e non solo, purtroppo), gente mai vista m'intrattiene con dettagliate descrizioni di malattie che partono dall'artrosi per giungere alle emorroidi. Ecco, onestamente proverei più pudore nel lamentarmi su quanto duole il...

Stephen King, fobie e la libreria che non ritroverò più

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Mi sono persa. Capita spesso. Pessimo senso dell'orientamento, memoria lacunosa, ansia distraente. Mi perdo ovunque: in centro, in periferia, dietro l'angolo, in un bicchiere d'acqua. Mentre mi trovo in una via che potrei giurare di non aver nemmeno mai immaginato, e non vedo la punta della Mole (la uso tipo stella polare per i marinai), scorgo un negozio minuscolo stipato di (da, con) libri usati. Eccellente elemento distraente dall'ansia, perché quando smarrisco la strad a sale sempre una punta di panico, non ci sono santi. Il negoziante ha l'aria assonnata, sfatta e distratta: meglio di una benzodiazepina. Mi guardo attorno, mi confondo e intanto chiacchiero con me stessa e con l'uomo stanco. Gli dico che Douglas Adams è morto (da almeno un decennio, ma non mi sono ancora ripresa del tutto), che gli scrittori che mi piacciono tendono sempre a morire. Lui risponde che forse è un complotto. Risposta esatta. Ok, abbiamo creato un legame. - Oggi mi...

Progressi e pentola a pressione

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Non so voi, ma io ho un rapporto conflittuale con le responsabilità. Non mi piacciono, mi mettono ansia, generano angosce più o meno apocalittiche, turbano profondamente il sistema nervoso; per il resto non me ne lamento. A tratti bramo la noia, perché in essa c'è un piacevole vuoto. Invece niente, sei lì che stai per annoiarti e ti cade addosso una responsabilità. Ecco, tenderei ad associarla al ragno che ti plana sul braccio mentre sei a un passo dall'addormentarti: la gradisco con pari entusiasmo. In questi giorni mi si è aggiunta una responsabilità, anzi due, al già gravoso pacco di guai che quotidianamente devo affrontare. Va da sé che l'ansia stia tracimando. Tuttavia non mi lascio abbattere, anzi m'impegno con maggiore solerzia al raggiungimento di nuovi traguardi: prendo il mio elenco delle fobie (dico solo che supera la pagina, e non ne parliamo più) e ci lavoro. Quindi, è con grande piacere e una punta di presunzione, che posso dirvi che, ...

Riflessione sulla passeggiata forzata

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Sarà il caldo. Mai affrontato con leggerezza. Sarà che avere più tempo libero agevola l'assalto disordinato dei pensieri molesti. Sarà, come sostengono alcuni stimati specialisti, che l'energia vitale non riesce a trovare un'agevole via di sfogo. Sarà pigrizia. Anche interrogarsi su quello che sarà, non aiuta. Quindi, sia come sia, la passeggiatina quotidiana sta vivendo un momento di crisi. Non io, lei. A volte penso che non sia salutare forzarsi a fare qualcosa che proprio non mi piace. E' che qui la questione non è piacere o non piacere, il vero problema è la paura. Paura di sentirsi male, di non riuscire più a tornare indietro, di svenire e rinvenire con accanto un paramedico (se solo la gente non fosse così solerte nel chiamare il 118!), di incontrare qualcuno che ti trattiene con chiacchiere infinite mentre avrei voglia di scappare ma anche di non risultare sgarbata, della luce così intensa, di non trovare un angolino buio in cui nascondermi...