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Visualizzazione dei post con l'etichetta paure

Cose che ho imparato in questi giorni

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Eccomi di nuovo qui, fresca di un altro soggiorno in ospedale dove mi è stata offerta una nuova opportunità di riflessione sui fatti della vita, dall'ansia e di tutto il resto; inezie incluse, che mi appassionano non meno degli altri argomenti. Diciamo che ho ottimizzato il tempo attaccata alle flebo per osservare un neon rotto sul soffitto e i guasti nella mia testa ( e  in altri distretti del mio organismo, ma su questi non desidero intrattenervi). Da tempo ho maturato la teoria per cui lo scopo fondamentale della vita potrebbe essere, in ultima analisi, quello di imparare più cose possibili; riassumendo: osservare e imparare, quindi modificare il proprio percorso e ricominciare a osservare e imparare...  A che pro? Non ne ho la più vaga idea, per ora; appena ne saprò di più, sarete i primi a ricevere indicazioni in merito. Partiamo dal periodo che stiamo vivendo tutti quanti. Ho osservato gente per nulla incline all'ansia, cedere al panico. Ed é giusto che si...

L'amore ai tempi del panico

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Quasi quasi oggi parlo un po' d'amore, e non pensiate che sia un lavoro facile perché per me non lo è. È una tematica che mai porterei come argomento a scelta ad un esame; l'ho sempre capita al pari della trigonometria: svolgevo le equazioni ma ancora oggi non ho idea di quali siano le sue applicazioni pratiche... e comunque raramente ho raggiunto la sufficienza. Tuttavia so alcune cose, la prima è che avere un  ideale d'uomo (o di donna; mi propongo di scrivere un pezzo unisex, a tutto tondo, pratico per ogni stagione) è cosa inutile, in quanto tutti noi sappiamo quanto irrazionali, irragionevoli e persino ironici siano i sentimenti. Vi farò un esempio; il mio uomo ideale è da sempre: senso dell'umorismo di Woody Allen, aspetto fisico di Thor, pazienza di Giobbe. Risultato: mi sono perlopiù innamorata di uomini con  il fisico di Woody Allen,  il senso dell'umorismo di Giobbe, e la pazienza di Thor. Vedete bene, dunque, che non funziona. Un'altra ...

Più dentro che fuori - il viaggio dell'agorafobica

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Quante volte vi ho detto che volevo andare a Dublino? Siate sinceri: avete pensato che non ce l'avrei mai fatta, eh? Credete forse che una donna perlopiù impegnata a raccontarvi il tormento interiore per una capatina dal panettiere sotto casa, non riesca ad allontanarsi dalla sua tana per più di mezzora? Gente di poca fede!  Certo che ci sono andata a Dublino. Con la fantasia, ma ci sono andata. Adesso direte che così sono capaci tutti. Mica vero, serve parecchio sforzo creativo per arrivare in un luogo senza muoversi dalla sediolina; si fa prima a prendere un aereo, per dire. Comunque l'Irlanda è intrigante esattamente come la immaginavo. Da questo viaggio avventuroso e intriso di complicanze insite nell'agorafobia, è nato il romanzo "Più dentro che fuori", sottotitolo: "Il viaggio dell'agorafobica", edito da Morellini. E dal momento che qualsiasi sinossi, commento, analisi, trama legata a un libro mi risolta assai difficile, vi...

Arriva il peggio e...

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Ognuno di noi ha nella propria testolina paranoica un preciso scenario che prega costantemente di non dover mai vivere. Personalmente ho sempre avuto timore della malattia (grave, ovviamente) di una persona cara, di dovermene prendere cura e di non esserne in grado per motivi che vanno dalla A di assente mentalmente alla Z di zampogna in luogo del cervello. Inoltre, se mi foste stati attenti invece di distrarvi dietro le prime farfalline (che sono tarme del cibo,  sappiatelo; fa ancora troppo freddo per i lepidotteri affascinanti), ricordereste che la madre di tutte le mie fobie è costituita dagli ospedali.  Mi è sempre bastato passarci accanto per paralizzarmi; e poi muovermi solo per il terrore d'essere ricoverata senza poter porre una degna (e discretamente violenta) resistenza.  Ho sempre giurato a me stessa che sarei perita dignitosamente (o anche in modo indecoroso, fa lo stesso) tra le mura di casa mia,  che poi è l'unico luogo a parermi soppo...