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Da soli è meglio. A volte.

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Da "L'assassino del commendatore" di Murakami AVVERTENZA: se siete tanatofobici, non proseguite nella lettura. Ci ritroveremo comunque nei prossimi giorni... se saremo ancora qui (a volte, la mia perfidia mi stupisce). Avete mai partecipato alla cerimonia di consegna delle urne cinerarie?  Io non ero nemmeno informata della sua esistenza e mi ci sono trovata da sola, con due addetti cimiteriali (o qualcosa del genere) che mi stavano a fianco come corazzieri (anche l'altezza era quella giusta). Loro, i corazzieri, sembravano stupiti e persino avviliti per via della penuria di gente in buona salute (insomma, così così) nella stanza rotonda e per la mia evidente brama di concludere tutto velocemente. Perché "confezionare" le ceneri di un defunto è un'attività che richiede lentezza meditativa e una certa quantità di packaging.  Chiariamo un concetto: ve la racconto in modalità brutale, ma sul momento c'era della sofferenza che dovevo ges...

Arriva il peggio e...

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Ognuno di noi ha nella propria testolina paranoica un preciso scenario che prega costantemente di non dover mai vivere. Personalmente ho sempre avuto timore della malattia (grave, ovviamente) di una persona cara, di dovermene prendere cura e di non esserne in grado per motivi che vanno dalla A di assente mentalmente alla Z di zampogna in luogo del cervello. Inoltre, se mi foste stati attenti invece di distrarvi dietro le prime farfalline (che sono tarme del cibo,  sappiatelo; fa ancora troppo freddo per i lepidotteri affascinanti), ricordereste che la madre di tutte le mie fobie è costituita dagli ospedali.  Mi è sempre bastato passarci accanto per paralizzarmi; e poi muovermi solo per il terrore d'essere ricoverata senza poter porre una degna (e discretamente violenta) resistenza.  Ho sempre giurato a me stessa che sarei perita dignitosamente (o anche in modo indecoroso, fa lo stesso) tra le mura di casa mia,  che poi è l'unico luogo a parermi soppo...