Ansia, attacchi di panico e cambiamento in un bel libro

"Siamo come un motore sempre su di giri"

Dopo un'indigestione occorsa qualche anno fa, ora evito come la peste qualsiasi libro, manuale, dispensa (in cartaceo e digitale) che tratta l'argomento del panico-ansia-depressione. Periodicamente, ma nemmeno tanto spesso, mi limito a leggere articoli medico-scientifici: di solito finisco con il collocare diligentemente la lingua tra le labbra e dedico alle dotte dissertazioni un sonoro spernacchio.
Sono fatta così, ossia male. Sono convinta che nessuna pagina scritta possa essere risolutiva. E io cerco soluzioni.

Con analogo spirito ostile, sono andata a leggere l'incipit de La rana bollita - Una storia d'ansia, attacchi di panico e cambiamento scritto da Marina Innorta.
Perché l'ho fatto? Innanzitutto a causa di un messaggio molto carino ricevuto dall'autrice: è sempre piacevole, quasi commovente, incontrare gentilezza proveniente da una persona sconosciuta; poi perché mi piacciono le rane: sono simpatiche, saltano, e i salti, per chi è indolente come me, costituiscono un'attrattiva irresistibile (l'importante è che non debba farli io).

Le prime pagine mi hanno conquistata, ho avvertito la curiosità di vedere come andava a finire e se l'autrice riusciva a mantenere il ritmo. C'è riuscita, da non credere, mai un attimo d'incertezza.
La mia intenzione iniziale era di saltare qua e là come la Vispa Teresa (salti figurati, ovviamente) tra le pagine.
E invece ho letto tutto con piglio diligente, senza fretta, quasi in assenza d'ansia... l'assenza totale non la frequento più da anni.
Ecco la tregua nella guerra ai manuali di auto-aiuto che, per quel che mi riguarda, aiutano giusto a stimolare un pizzico di narcolessia.
E' che La rana bollita somiglia più a un romanzo dalla trama avvincente, scritto da un'ottima penna, intelligente, ricco d'informazioni che fanno riflettere.

La narrazione è autobiografica: un viaggio all'interno di emozioni e sensazioni, con più di una capatina al mondo esterno.
Senza lamentazioni (non sopporto i lamenti, li capisco, a volte li metto in atto, ma mi urtano: è un mio limite, una debolezza, l'imbarazzo di non sapere come reagire), senza vittimismo, Marina Innorta racconta la storia di una lotta condotta e vinta senza spargimenti di sangue, attraverso riflessioni che mi hanno spinto a ragionarci su con serio impegno, e che aprono scenari a tratti insospettati. Più di una volta mi sono ritrovata a pensare questo lo sapevo, ma non sapevo di saperlo.

C'è volontà di guarire e c'è coraggio nell'esporsi, perché, come sostiene l'autrice: "C'è gente capace di raccontarti nei minimi dettagli della sua colonscopia, però di malattie mentali non si deve parlare". 
Marina sa raccontare senza disagio la sua storia e sa raccontare cosa siano ansia, panico e depressione. Parla delle tecniche usate per tentare di uscirne. Narra, tra l'altro, di yoga e meditazione.
La meditazione a me giova molto e mi piace come ne descrive gli effetti: "E' come essere sotto un cielo carico di nubi nere e minacciose. A un certo punto le nuvole se ne vanno e sotto c'è l'azzurro. Un azzurro bello, fatto di calma e cose semplici. Un azzurro che è sempre stato lì, solo che finché ci sono quei nuvoloni io non posso vederlo".

Ma soprattutto, il libro presenta citazioni letterarie intriganti e numerosi estratti di studi scientifici esibiti con l'arte della narrazione, senza paroloni o concetti incomprensibili, con un lessico semplice e tuttavia preciso.
Scopriamo molte curiosità... ad esempio sulla nascita delle benzodiazepine o sul meccanismo degli antidepressivi, su quanto accade nel nostro cervello quando il panico vi si stabilisce in pianta stabile e senza pagare il canone di locazione, sull'esperienza di noti specialisti.

Per concludere, anche se avrei ancora molto da dire su questa opera, ho rubato da La rana bollita l'idea di tenere un diario in cui ogni giorno scrivere tre cose per cui sono grata.
E direi che inizio oggi, in questo momento: sono grata a Marina Innorta per avermi fatto conoscere il suo libro... perché ci somigliamo molto: posso farcela anche io!

PS La denuncia di smarrimento della carta d'identità l'ho rimandata a domani. Marina capirà.


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