Caldansia
Scena 1 - Nove del mattino circa, un alitino d'aria. Sono fuori col cane, stiamo tornando a casa perché sono già marcia di sudore e il cane sbava come un lumacone e si rifiuta di bere alla fontanella (cane strano, venti chili di pulci e idiosincrasie).
Svoltiamo un angolo e ci attende lo spettacolo della rissa mattutina. Un omone ce l'ha con un omino piccino ma dall'aspetto abbastanza inquietante. Dall'eloquio elegante come un calzino di spugna sotto uno smoking, evinco che la questione ruota attorno a una transazione insoddisfacente per una delle due parti (il piccinino ha preso una bustina, sospetto non di Polase, e non l'ha pagata il giusto). Sto per cambiare marciapiede, quando l'omone solleva l'omino e lo getta a una spanna da me. In una situazione normale, chiederei allo spiattellato se serve aiuto... ci ho anche pensato, lo ammetto. Ma lui, quello adeso all'asfalto dice "sei fortunato che non c'ho il pezzo".
Ora, per deformazione professionale sarei stata tentata di ipotizzare che il signore avesse dimenticato a casa un articolo di costume o addirittura un editoriale, ma ogni dubbio è stato fugato quando l'altro (l'omone) ha tirato fuori in suo di "pezzo". Nessun elzeviro, una pistola. Credo d'essere rimasta bloccata a fissare quell'aggeggio nero perché a trascinarmi via è stato il cane.
Scena 2 - Conversazione entrata di prepotenza, nella mia cucina mentre pranzo guardando un gialletto in tv.
- Non mi porti mai da qualche parte - dice lei.
Lui bofonchia qualcosa di inintelligibile.
(Zona ultra periferica, non ci si può aspettare Porto Cervo, nda).
- E questa da dove esce? Chi ti ha raccontato una balla del genere? Lui pare indignato.
- Hai pagato con la mia carta.
- Ahah, vedi che non sai un cazzo. Non è vero! Ho sempre pagato con la mia... sono mica scemo.
Così, lo scemo innesca un tripudio di urla, recriminazioni, insulti a pioggia. Io alzo il volume dell'Ispettore Barnaby che credo si senta fino a Midsomer, contea immaginaria ma i decibel travalicano la realtà.
Plié, jeté, pirouette e torno a casa col mio pacco che spedirò un altro giorno.
Non invento nulla, ho solo cambiato o omesso qualche vocabolo per amore di eleganza. Fidatevi.
Quale di queste scene è la più ansiogena? Vi lascio tempo per pensarci, e intanto vi dico la mia.
Sapete già che ho la fobia delle divise; tuttavia, anche le armi, di prima mattina, mi impressionano. Eppure, il prestigioso Premio Xanax se lo aggiudica la coppia litigiosa.
Il fatto è che siamo in estate e io amo il freddo, i brividi e le lenzuola siberiane, i maglioni spessi, i piedi gelati e, soprattutto, le finestre chiuse e la gente che gira armata, se proprio ne avverte la necessità, dopo il tramonto.
Il fatto è che il "troppo" fa salire l'ansia, non so se ci avete fatto caso anche voi. Troppa luce abbatte le diottrie... se m'incontrate mentre guido meglio girare alla larga o indossare un giubbino con luci natalizie (di notte no, di notte non c'è da preoccuparsi); troppo caldo... beh, quello credo non piaccia a nessuno, rettili a parte. E, so che l'avrete già notato, quando l'afa attacca, il panico è pronto a uscire.
E le urla! Non quelle scimmiesche dei ragazzini che giocano a pallone in strada o che si inseguono con i monopattini a tre posti (è un modello esclusivo del quartiere), nemmeno gli improvvisi botti dei fuochi d'artificio perché qui ogni notte è Capodanno, le diuturne feste dei peruviani con melodie andine (abbastanza fastidiose, ci si fa l'abitudine pur sviluppando un modesto pregiudizio etnico) o le radio di auto parcheggiate nel pianerottolo (così pare)... a proposito, perché il volume aumenta in sincrono con musica che definire tale è un mero atto di pietà? Mai capitato d'essere molestata, nottetempo, dai Queen o da Bowie o, che so, da Bach.
No, le litigate, soprattutto quelle coniugali, hanno il dono di stimolarmi il picco d'ansia. Non che il pusher armato mi abbassi i livelli di cortisolo, sia chiaro... eppure, le liti coniugali mi impanicano più del rischio di un eventuale proiettile malriposto. Cerco di pensare ad altro, a volte infilo le cuffie e mi prenoto alla sordità precoce, mi do alla meditazione (osservare i suoni che ci circondano senza giudicarli: Fanculo!), eppure sento il cuore che martella le tempie, il respiro si fa affannoso, sale la nausea e il senso di stordimento.
Mi capita di invidiare chi si mette alla finestra, gomiti sul davanzale, e con aria compiaciuta si gode lo spettacolo, magari commentandolo con altri spettatori. Temo che quello sia un atteggiamento più sano del mio.
Quando le urla si fanno astiose, e peggio ancora arriva l'ondata di singhiozzi, la mia mente mi manda il messaggio (fuorviante, perché la mente è stronza) che quei suoni non si esauriranno, continueranno in eterno.
Attendo il freddo, le finestre chiuse, il silenzio.

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