Un mozzico di...


Che noia i social! Erano così bellini fino a qualche anno fa e poi… cos’è successo?

Si era sereni a fare battute o a discorrere di roba interessante davanti a un thè virtuale, e un attimo dopo si è entrati nell’era dell’astio, che in confronto quella glaciale pare meno inquietante. Così, piano piano, sono strisciata fuori dalla concimaia che, puzza a parte, mi generava ansia.

Però, qualche veloce capatina la faccio per giocare a mahjong e seguire una manciata di persone e pagine che sono bel regalo all’umore.

Tra queste ce n’è una che mi sollecita il nucleus accumbens (l’ho sparata così, al massimo date una controllata al manuale di anatomia e poi mi dite), con relativo rilascio di dopamina e altre sostanze che abbassano il dosaggio giornaliero di Xanax.

 

Mozzichi de Roma "Pe favve ride, pe favve piagne, perché in fondo la vita è un mozzico" è l’angolino di Facebook in cui si è infrattata una ragazza o signora (non lo so, donna è) che riesce a farmi ridere anche quando avrei desiderio di piagnucolare nello sgabuzzino (che un buon posto non è).

E scrive bene, è dotata di un’ironia rapida, verace: a mio parere c’è del talento, difficile da trovare persino nelle pagine di scrittori affermati che ormai non fanno che ripetere quanto sono scrittori affermati.

Per qualche tempo è scomparsa dai social ed è partito il totoscommesse sulle possibili cause dell’assenza: la più gettonata è stata una crisi amorosa, perché l’emancipazione femminile pare non riuscire a superare lo scoglio dell’allontanamento di un ometto. Vabbè, io ho semplicemente sperato che non avesse i calcoli alla cistifellea, ma sono ipocondrica anche per interposta persona, quindi ci sta.

Ora è tornata, e dopo questa premessa lunga come la Quaresima, e aver ottenuto il consenso dell’autrice (che non conosco, non ci siamo mai viste né sentite; insomma, non è una marchetta che mai farei; sempre odiate le marchette), condivido il suo post.

Lo faccio perché penso che le sue parole spieghino con schiettezza e lucidità lo sfrangimento da social e, soprattutto, quello stato d’animo - depressione, inutile girarci intorno - che noi, su questo blog, ciclicamente (o in modalità costante, miseria ladra!) avvertiamo. Vi lascio a lei, credo ci possa essere utile.

 

Bene bene, è giunta l'ora di spiegare le motivazioni della mia mistica sparizione da faccialibro qualche mese fa.

(Per quelli che in questo momento stanno a di "masticazzi" potete annà a giocà a moscacieca sul raccordo o su istagram a guardà quelle che parlano saltellando pe fa ballà le tette.)

Da quando sono ricomparsa tipo allucinazione è passata una settimana e ancora non vi ho detto niente, so riuscita a creare suspense?

Ho fatto come quelle serie televisive che finiscono demmerda e tu te dici " ma che se fa così?! Ce deve esse un seguito pe forza".

Le ragioni sono molteplici, alcune riguardano la sfera personale ed altre sono esterne ma hanno contribuito al lento deterioramento de zebedei che ha portato al silenzio stampa.

Il meccanismo dei social ti porta ad essere sempre performante se vuoi mantenere certi standard, devi postare sempre, più volte al giorno, stare sul pezzo, cavalcare l'onda dell'ultima notizia, avere un'opinione su tutto, schierarti in maniera non troppo palese, altrimenti che scherzi, non piaci a nessuno.

Devi essere presente ma non invadente, riconoscibile ma non ripetitivo, simpatico ma non frivolo, profondo ma non abissale, empatico ma non pietoso, nazionalpopolare possibilmente, educato, paziente, comprensibile e comprensivo, regà che due coglioni!

Mi sono ritrovata giorni in cui realmente non avevo niente da dire e andavo in giro alla spasmodica ricerca di una notiziola da commentare, ma più cercavo più la mia testa si svuotata di ogni parola, pensiero, guizzo creativo ed io avevo costantemente quest'ansia da prestazione.

Scrivi cazzo, scrivi, possibile che tu abbia finito gli argomenti? Non ti viene neanche una battuta?

Ebbene si.

Sotto questo ingranaggio il solo fatto di scrivere si è trasformato da piacevole passatempo a dovere, non declinabile, fino a diventare una cosa faticosa, quindi ho semplicemente smesso.

Mettici pure che l'anno scorso faccialibro mi ha messo in punizione, non consiglia più la mia pagina ( si stiamo ancora così dopo un anno) perché sono brutta e cattiva e limita in maniera significativa le visualizzazioni dei miei post finché non risolvo i problemi relativi alla pagina, ma non mi ha mai detto quali sono sti cazzo de problemi, mannaggia Eva golosa de mele, come minchia faccio a risolverli?!

Eh ma dice " scrivi per te stessa che te frega delle visualizzazioni?"

Che tenerezza, che meravigliosa ingenuità, che purezza di spirito, regà se realmente scrivessi solo per me stessa lo farei sul diario segreto al buio nella mia stanzetta, tutti quelli che possono essere definiti creator digitali si aspettano qualcosa indietro in materia di popolarità, crescita, visualizzazioni e copertura dei post e chi dice il contrario è un buCiardo spudorato.

D'altra parte, se proprio non possiamo definirlo un lavoro ( anche se fatto a certi livelli, non il mio, lo diventa, in campo di guadagni e tempo) è comunque una cosa impegnativa, se ti torna indietro poco e niente è frustrante .

Ma dice impegnativa? Ma che cazzo stai a di?! Va a lavorà cosi capisci che vordì!

So d'accordo, ve lo dice una che dalle 5:30 alle 10 fa la facchina in un magazzino di spedizionieri e dalle 10:30 alle 14:30 pulisce casa della gente.

Per questo ho parlato di impegno e non di fatica, perché produrre testi lunghi e comprensibili quotidianamente richiede del tempo che tu inevitabilmente dovrai sottrarre ad altro.

Seguire i commenti richiede del tempo, essere pazienti con la gente che crede di psicanalizzarti e di aver capito tutto da 4 righe su fb richiede una fatica emotiva non indifferente ( almeno per me).

Se scrivi pubblicamente accetti implicitamente le regole del gioco, ognuno è libero di esprimere la propria opinione anche se la suddetta opinione è solo un rigurgito di cazzate sensa senso.

Oltre a questo mettici pure che ho vissuto un momento di profonda depressione , avevo perso ogni guizzo vitale, passavo pomeriggi interi sul divano a fissare il vuoto, mi sentivo completamente svuotata da ogni stimolo, schiacciata, sopraffatta.

Mi lavavo a malapena, non dormivo la notte, mangiavo a salti, la casa era diventata una specie di centro sociale occupato da pankabestia, pile di piatti da lavare, vestiti ammucchiati dappertutto, cose varie ed eventuali buttate in ogni angolo.

Più caos avevo intorno, più il vuoto mi regnava dentro, ero abitata da uno sconfinato deserto, chilometri di sabbia e terra secca inadatta alla vita e non riuscivo a fare assolutamente niente per impedire che la vita mi scorresse addosso come un vento impietoso che spazza via ogni gioia.

Ho provato anche a prendere gli psicofarmaci ma non mi facevano un cazzo di niente, allora visto che sono una testina di minchia li ho smessi cosi de botto, la mia terapista credo mi volesse fisicamente menare forte in quel periodo.

NON LO FATE MAI!

Gli psicofarmaci hanno bisogno di tempo per fare effetto e non tutti sono adatti a tutti, spesso bisogna aggiustare dosaggio e combinazioni, poi soprattutto vanno scalati gradualmente.

Ho passato tre giorni in uno stato quasi delirante, piagnevo al lavoro, piagnevo in macchina, piagnevo a casa, piagnevo de notte.

Perché ero depressa non è cosi facile da spiegare, è stato un lento deterioramento iniziato un anno prima con il flop del lavoro in libreria, poi regà io so depressa da quando ho memoria e bipolare, ogni tristezza per me diventa un buco nero insondabile, tanto quanto gli stati di up diventano picchi di entusiasmo immotivato

È come vivere sulle montagne russe da sempre e per sempre .

Poi un giorno, non so esattamente cosa è successo, forse mi sono semplicemente rotta il cazzo di questo stato di premorte e ho cambiato tutto.

Mi sono alzata dal divano, ho messo a posto tutti i vestiti, ordinato le cose in giro, lavato i piatti, trovato un secondo lavoro, ricominciato a fare sport, la tinta ai capelli, le lavatrici, la doccia , la crema in faccia, mangiare regolarmente, dormire di notte.

Mi sono ricordata le parole di un vecchio saggio ( che voi conoscete come er Preferito) " chi mette ordine nella propria vita mette ordine nei propri pensieri" e cosi ho fatto.

Ho continuato a farlo anche quando ne avevo poca voglia perché seguire quelle poche semplici regole basilari mi facevano stare bene.

Pian piano la vita è cominciata a rifluire nelle mie vene e con lei è tornata la voglia di scrivere e condividere.

Ed eccomi qua, signor giudice, sono tornata tra voi, ma badate bene, non ho più intenzione di farmi stritolare dal meccanismo, non me ne frega un cazzo di cavalcare sempre la notizia, scriverò solo quando ne ho veramente voglia, quindi è possibile che in certi giorni ci sarà silenzio e non sarò comprensiva, tollerante e paziente con tutti ad ogni costo, sto giro manno affanculo facile o blocco senza pietà che de cazzi ne ho già avuti abbastanza, non ho tempo da perdere con inutili facezie.

Ps metterò na cifra de foto mie perché all'algoritmo pare che ultimamente piaccia la mia faccia e li mostra a più persone e pure perché sono fottutamente egocentrica, quindi portate pazienza.

Foto di Mozzichi de Roma



Commenti

  1. Mi sento molto molto lusingata, io le parole le sparo cosi esattamente come le penso, ogni volta che ho provato ad addomesticarle è venuta fuori una schifezza forzata. Continuerò così a mozzichi e bocconi, tra alti e bassi in bilico tra santi e falsi dei.

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