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Effetti/affetti collaterali.

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     Nell'ultimo post ero invischiata in una piccola  crisi d'astinenza  e promisi di raccontare la vicenda sottostante, primevo, scatenante, disturbante, e potrei continuare all'infinito perché sono un po' tesa anche oggi.   Storia vera, croce sul cuore. Racconto lungo come la quaresima, casomai passate oltre. Il fatto è che lo Xanax è come la vita: all’inizio pare una meraviglia, ma a lungo andare fa mica bene. Brucia un po’ la memoria, lo Xanax (anche la vita, se è per questo), e allora capita che assumi due pastiglie in rapida successione chiedendoti, dopo qualche minuto, se lo hai già preso o meno… si rischia la lavanda gastrica, poi pensano che hai tirato a farla finita, invece è solo partito il fusibile dell’ippocampo. In questi casi sarebbe meglio non mettersi alla guida di veicoli pesanti, e nemmeno di una carriola. Soprattutto, sarebbe meglio mettersi a letto e smaltire la sbornia. Perché si pare ubriachi, sapete, e si fanno cose e si dicono ...

Astinenza.

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Sto vivendo una sorta di crisi d'astinenza. Adesso, in questo momento. Nulla a che vedere con roba forte ma, nel mio piccolo, stanotte ho stretto i denti così forte che un incisivo si è scheggiato. Ora, sto cercando di distrarmi facendo una decina di cose in contemporanea, e nemmeno una che mi riesca. Intanto, le gambe saltellano, ballano su un tempo in 2/4 e 4/4 (gamba destra, gamba sinistra), praticamente una danza irlandese in autonomia. Sono ribelli, le bastarde. Tremano anche le mani, l'intestino, e il cuore mi pare salito a fare visita alla tiroide. Il cervello... beh, lui è lì in un angolino a riscrivere "Le mie prigioni"; se smettesse di far grattare la penna d'oca sulla carta, gli sarei grata. Ho gli occhi gonfi, perché un po' ho pianto, e continuo a toccarmi il naso come se avessi tirato una pista lunga da qui a là. Ho dormito a spizzichi, sognando roba ansiogena e persone che vorrei fossero qui, ma non ci sono. Tra 32 minuti e qualche secondo (ho me...

Il titolo non mi viene.

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  A volte mi incanto a fissare qualcosa o qualcuno. Finché è qualcosa, va bene; gli oggetti, gli alberi e le nuvole guardano altrove o se ne fregano se li fisso. Ma con le persone è diverso. Le persone pensano subito che ci sia qualcosa che non va, in loro o in me, o che va, ma non come penso io. In realtà non penso quando mi incanto, cioè penso ad altro. Capita che ci sia il dettaglio di un volto che mi ricorda qualcos’altro, di solito si tratta di luoghi, di ricordi o di una voce nell’elenco della spesa che ho dimenticato di acquistare. Resto lì, imbambolata a puntare un puntino anomalo in un’iride sconosciuta e mi perdo. È che non sono fisionomista, non ho memoria per le facce: se dovessi stilare un identikit ne uscirebbe un ritratto alla Picasso. I connotati mi sfuggono sempre e, ho scoperto, mi confondono anche i tatuaggi (li vedo in una maniera e li descrivo con colori diversi e forme che diventano lettere, e viceversa). “L’occhio è solo uno strumento ottico”, l’ho ...

L'ansia digitale.

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       Ieri sono salita su un pullman di quelli che aspetti mezz'ora e poi entri in un girone dell'inferno dove se ti muovi urti qualcuno, ma tanto non c'è possibilità di muoversi (una preoccupazione in meno). Fino a non molto tempo fa mi sarei sentita male solo a immaginare una scena così. Ricordo di aver già provato una simile esperienza, seppur con meno calca, e di essere scesa alla fermata successiva con la convinzione di essere vittima di un'embolia polmonare. Certo, ho patito le urla di alcuni ragazzini, il caldo soffocante, la gomitata tra fegato e stomaco ricevuta da una signora che cercava di decidere con me, senza il mio consenso, se trascorrere la serata in un locale latino-americano o starsene a casa; tuttavia, sono scesa alla mia fermata, quella giusta, e mi sono goduta il tragitto a piedi nelle vie già buie e deserte. Ho festeggiato... senza ballare la rumba: a me basta un pacchetto di patatine e un bel film in TV. Ho pensato che ormai sto bene, benché ...

Cose di cervello.

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       Mi scappa un momento di divulgazione scientifica, se volete potete assentarvi per qualche minuto. Inizio con una brutta notizia: i gamberi soffrono d'ansia , quindi mi tocca eliminare anche loro dalla dieta che già esclude tutti gli animali di cielo e di terra (più il polipo). Qui si va avanti a insalate, sperando che non venga fuori che la rucola è depressa o il pomodoro è empatico... non siamo lontani, fidatevi di chi ha intervistato un tizio che registra le reazioni delle piante : svengono se ci avviciniamo con una forbice, si lamentano, intuiscono le nostre intenzioni (non ci ho dormito per una notte). Ma la vera notizia, letta poco fa per prendermi una pausa dalle brutture del mondo e dall'idea di diventare cannibale, riguarda la strabiliante mappatura del cervello di un moscerino della frutta (che temo di aver mangiato per sbaglio). Uno sproposito di Neuroscienziati di varie università hanno preso il cervello della povera bestiola, lo hanno tagliato in s...

La guerriera ipocondriaca

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  Mi hanno sempre insegnato ad arrangiarmi da sola; è una lezione che ho imparato bene, e ne sono fiera. Non sembra ma sono in gamba, tanto che sto facendo lavoretti di ristrutturazione con successo e uso il seghetto alternativo (di cui amo il nome ) e altri utensili non alla portata di tutti. Tuttavia, devo ammettere di essere incappata in qualche incidente, perlopiù a causa della scarsa qualità dei chiodi cinesi, confermata da loro stessi (i cinesi) nel proverbio "di un buon metallo non si fa un chiodo, di un buon uomo non si fa un soldato" (che meraviglia!). Per capirci, senza l’interferenza asiatica, non sarebbe accaduto nulla di quanto ora vi elenco: un frammento di chiodo mi si è artatamente piantato sul tallone di un piede (l’ho estratto lacrimando un po'), mentre nell'alluce dell'altro piede si è infilata una scheggia di legno (quella è ancora lì e si zoppica un tantino). Mi è scivolata la taglierina... c'è da dire che tentavo di aprire una confezione ...

Ansia, passioni, percorsi di vita…: chiacchierata con Marina Innorta.

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  L’idea era quella dell’intervista: domande brevi, risposte concise, una cosuccia facile da leggere e da scrivere. Tuttavia, appena vista la mia interlocutrice, ho intuito che la nostra sarebbe stata una conversazione più lunga e articolata del previsto. Marina Innorta, scrittrice e blogger ( My Way Blog ), di cui è appena uscito l’ultimo romanzo “La Venere di gesso”, è una donna molto piacevole e profonda, ha un modo singolarmente pacato di raccontarsi e raccontare; infine, mi è parsa di una sincerità sorprendente, almeno per me che sono abituata a “lavorare” con soggetti talmente concentrati nel risultare interessanti da bluffare un po’ (o tanto) sulle loro verità. Bando alle ciance, ora vi riporto buona parte della nostra conversazione. So che è molto lunga (pur avendo tagliato un bel po’), ma il bello di questi luoghi virtuali, dove nessuno ci vede, è che possiamo andarcene senza imbarazzo quando ci pare.   Marina, ti ho conosciuta grazie al tuo libro “La rana bollita”, d...