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Guida galattica per gli autostoppisti

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Ci sono libri che fanno bene all'umore. Sono quelli che rileggo nei periodi "no", quando l'ansia tormenta senza ritegno e la depressione sembra così vicina da poterla toccare. Nella libreria di casa mia occupano uno spazio tutto loro, tipo armadietto del pronto soccorso, così se arriva un attacco d'angoscia improvvisa non perdo tempo e agisco subito. Tra questi, un posto particolare è dedicato ai romanzi di Douglas Adams, autore inglese trapiantato in America, con un senso dell'umorismo unico nel suo genere. La sua opera più famosa è Guida galattica per gli autostoppisti, scritta nel 1979. Amo leggerla perché è la storia di un viaggio che non potrò mai fare, ma non a causa dell'agorafobia; e già questa la trovo una gran consolazione. Fantascienza umoristica: sembra d'essere sull'Enterprise, ma al posto del capitano Kirk, Spock (ho già detto che aspiro a portare la mia emotività al livello di quella di un vulcaniano?) e compagnia be...

Difficoltà motorie, John Lennon e numeri del lotto

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Negli ultimi tempi, le passeggiate si fanno più difficili. La mente dilata gli spazi e cento metri li percepisco come una quarantina di chilometri. Colpa di varie sagrinazioni (parola inventata, di provenienza dialettale: in Piemonte i sagrin sono le preoccupazioni). E sappiamo quanto le preoccupazioni siano frenanti. Tuttavia devo andare avanti con il programma di rieducazione psicofisica.  Grazie allo sciopero delle funzioni motorie, esco e mi siedo sulla prima panchina che trovo (un giorno dovremmo tentare di capire il meccanismo per cui c'è gente che brucia le panchine, ma ora non ho la testa per occuparmi anche di questa grana). Nei giorni di grazia, faccio incontri interessanti. Cioè incontro gente capace di distrarmi dai pensieri molesti. Colgo l'occasione con lo spirito della miracolata. Oggi ho ricevuto una grazie perché ho incontrato il mio pusher di numeri del lotto.  Momento di cultura generale: la prima estrazione del lotto è avvenuta a Na...

Differenti livelli

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Premetto che non amo pensare in termini di ceto sociale. Che si sia poveri o ricchi, la sostanza non cambia: cambiano le "sostanze" in termini di patrimonio, ma si è tutti esseri viventi appartenenti alla specie umana, abitanti del pianeta terra. Non stiamo a sottilizzare sulle zone del suddetto pianeta che occupano gli uni o gli altri; c'è chi vive in un attico di Manhattan e chi su una panchina a Calcutta. Quello di Calcutta è felice di aver trovato la panchina, l'altro osserva con tedio e una punta di depressione New York dall'alto; ma purtroppo non siamo in grado di prestare soccorso all'americano. Ma io non bado a queste sottigliezze né m'interrogo sul come e perché esistono differenze cosi abissali, e tanto meno m'innervosiscono quelli che posseggono più di me. Tuttavia, mi rifiuto di giustificare alcune cosette. Vi faccio un esempio fresco di giornata. Stamane ho raggiunto l'edicola, con difficoltà che non vi sto a narrare (...

Racconto e basta

Vedete come sono? Volevo scrivere ogni giorno e già ne ho saltato uno. Ho la giustificazione: ieri ero molto giù di tono; non che oggi mi senta un leone, per dire. Ho scritto "giù di tono" e non "depressa" perché ho imparato, grazie alla frequentazione di alcuni ambienti giusti della mia mente, la differenza tra i due concetti e cerco di rispettarla. Mi chiederete "ti è morto il gatto?"  In effetti sì, mi è morto il gatto e sto assecondando con diligenza le fasi di elaborazione del lutto. Passiamo oltre e veniamo a noi. Una persona molto carina (che ringrazio di cuore) mi ha scovata su Facebook e mi ha scritto un messaggio delicato e cortese in cui mi chiedeva perché non parlo di cure serie e non do consigli utili su farmaci e terapie. Gli ho risposto privatamente, ma ci tengo a precisare anche qui due o tre cosette, così non ci torniamo più su. Io non conosco il segreto della guarigione, prova ne è che non sono mai uscita completament...

Fobie: the winner is...

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C'è un blackout. Un temporale d'intensa intensità si è abbattuto sulla città facendo danni a più di un sistema nervoso, non al mio che è saldo come una patella allo scoglio. La batteria del computer è carica d'entusiasmo, quindi posso tediarvi per un bel po'. In attesa che mi venga sonno o, in alternativa, che torni la luce, stilo l'elenco delle mie fobie. Devo farlo, non è che mi diverto così, e comunque qui non si sta mai con le mani in mano (questa, per chi mi conosce, risulterà molto divertente). Il buio non mi spaventa, anzi. E' avvolgente e rassicurante, ci sguazzo dentro come un pesciolino ipercinetico. Infatti, in questo momento mi sento d'incanto, benché non ne abbia alcun motivo. Ci sto rifletto: no, nessun motivo, nemmeno uno a cercarlo con il lanternino. Comunque, il buio mi piace, mi mette persino una certa energia, esco volentieri di notte per la mia passeggiatina: sono una specie di vampiro nevrotico. Torniamo invece...

Da non dire in caso di panico

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Oggi vorrei rivolgermi a chi vive (o si trova di passaggio) accanto a un soggetto in prossimità o completamente immerso in un attacco di panico. Inizio con un consiglio: se non conoscete il disturbo per esperienza diretta, se non godete di straordinarie doti empatiche, vi conviene tacere e ascoltare (come per qualsiasi altro argomento); va benissimo tenere la mano e massaggiarla, offrire un bicchiere d'acqua, persino recitare La pioggia  nel pineto con voce calma e partecipe; ma MAI, ed è un mai maiuscolo, dire una delle frasi che trovate qui sotto. Non è per cattiveria, lo so che ci volete bene e cercate di aiutarci, il problema è che vi è quasi impossibile comprendere di cosa si tratti in realtà, e quindi rischiate di dire qualcosa di estremamente irritante, fuori luogo e persino dannoso. Ecco alcune delle frasi che potrebbero trasformare il soggetto DAP e l'agorafobico in un killer (se solo noi non fossimo di animo tanto sensibile e buono). Vado in ordine sparso...

Sull'orlo di una prostatite

Oggi, se tutto procede secondo programma, finirò il mio lavoro con gli oncologi.  Esperienza interessante, anche se vieterei per legge (tipo con un'ordinanza restrittiva) di fare avvicinare questi seppur meravigliosi medici a un'ipocondriaca; lo so, ho usato un termine in via d'estinzione, ne abbiamo parlato non più di due giorni fa, ma mi rifiuto di infilare in una frase la corretta dicitura "Disturbo da sintomi somatici"; l'ho appena fatto, fingiamo tutti insieme di non essercene accorti, grazie. Comunque, nel giro di due settimane d'interviste, mi pare di avere sviluppato noduli sospetti dai capelli ai talloni, tossisco (con dolore) a intervalli troppo ravvicinati, la mia solita magrezza ora mi pare insolita, e avverto un dolore collocato in luogo anomalo della testa, oltr e ad altre sintomatologie che vi evito per non causare eccessiva preoccupazione.  Ciò che mi impensierisce maggiormente, a parte il mal di testa che si colloca secondo in...