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Ho bisogno di una vacanza

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Stanotte mi sono sorpresa a tenere una lunga conversazione tra me e me. Me ne sono accorta perché, ad un certo punto, i toni si stavano facendo acuti; non sopporto chi alza la voce né lo sguardo infastidito delle gatte svegliate dal loro sonno di bellezza. Tra l'altro le argomentazioni del soliloquio erano confuse e noiose, tant'è che non mi stavo ascoltando... annuivo per gentilezza, ecco. Sono stanca! Ho bisogno di dormire! Ho bisogno di staccare da un lavoro che non amo e che non mi lascia respirare! Notata l'esagerazione di punti esclamativi? Ora, anche grazie a un severo ammonimento del cardiofrequenzimetro manuale (mi tasto i l polso) e alla luce del fatto che sto correggendo una parola su due perché inverto le sillabe, quando non le salto a passo di rospo, ho deciso che ho bisogno di una vacanza. Una lunga vacanza, possibilmente su un'isola delle Shetland raggiungibile solo in barca (o a nuoto se si ha il fiato, che latitata perché quando disc...

Un altro tentativo per smettere di fumare

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Allo scoccare della mezzanotte ho smesso di fumare. Per ben 120 minuti.  Alle 2 mi sono alzata con l'idea di festeggiare l'evento e, presa dal vortice di un'incontrollabile gioia, ho acceso una sigaretta. Tuttavia mi sono persuasa che quell'unico scivolone non avrebbe compromesso il risultato finale. Mi so sentita veramente bene all'idea, finalmente, di prendermi cura di me.  Ho persino pensato che un giorno di questi sarei andata dal medico a farmi prescrivere quelle analisi che mi attendono da un decennio. Sì, fa sentire benissimo prestarsi le giuste attenzioni, quasi come un innamoramento... con anche le ansie che comporta e che stimolano l'attrazione verso il fumo. Ho finito di leggere un romanzo, ho guardato due episodi di Boston Legal che terminano sempre con i due protagonisti che si concedono un sigaro a fine giornata. Mi sono detta ecco, posso fare così: una sigaretta a fine giornata. Però, dal momento che quando prendo una decisio...

Malamore nell'aria notturna

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      Ero a un passo dall'addormentarmi con un romanzo sul naso. Capita spesso e mi offre una spiegazione soddisfacente al senso di soffocamento che a volte mi sveglia.  Meglio dare la colpa a libro piuttosto che assumersi la responsabilità di un tabagismo che tento d'ignorare.  Ma non siamo qui per parlare di rantoli notturni. Aggiungo solo che, nonostante la premessa, il romanzo in questione è avvincente.      Mentre il capitolo 5 si stava adagiando sul setto nasale, sono stata scossa da voci femminili (una giovanissima, l'altra matura) provenienti da un non identificabile, almeno per me, appartamento del palazzone che mi sta davanti. Ho guardato l'ora: circa le due. E che cazzo, ho detto; se ben ricordo ci ho aggiunto anche un punto esclativo, ma non potrei giurarlo. Sono uscita sul balcone, scalza, vestita di una maxi t-shirt con ombrelli, Big Ben e la scritta rain in London (grazie Pat, regalo assai apprezzato)...

Senza titolo

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Avete mai la sensazione d'essere fuori sincrono con voi stessi?  O di avere nella mente un dislivello che impedisce alle rotaie della mente di far viaggiare i pensieri senza portarli a deragliare? Il freno d'emergenza è guasto. Ci sono giorni in cui, per quanto si cerchi, non si trova nulla da ridere.

La rigenerazione dei sogni

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Ho un amico a cui sono molto legata da una serie di affinità e discordanze che s'intersecano come pezzi di un puzzle; un puzzle molto complicato, di soggetto astratto, cinquemila pezzi piccini piccini. Lui e io abbiamo un sogno comune che periodicamente ci regala momenti di autentico sconforto. Non vi svelerò di quale sogno si tratta, perché è materiale di nostra esclusiva proprietà, e benché noi si sia non poco generosi, i sogni non li diamo via volentieri. Purtroppo viviamo molto lontani, troppo persino escludendo l'agorafobia. Ma siamo vicini in virtù dei sogni, della capacità di superare orgoglio e imbarazzo nell'esprimerli, dell'empatia che ci porta a condividere i rispettivi guai, ma soprattutto nella capacità di renderli più tollerabili grazie a quella benedizione divina che è il senso dell'umorismo. E arrivo al punto. Da qualche tempo il nostro sogno ha preso una strada che pare senza uscita. Cioè, un'uscita bene o male c'è sempre, ma ...

La ghiandola che gonfia l'ipocondria

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Mi sveglio con un dolorino tra collo e mandibola. Faccio finta di niente: mani in tasche inesistenti e fischietto stonando un po' per via dell'angoscia. Con la scusa di sistemare i capelli, che sono cortissimi e quindi non adatti ad alcuna manutenzione, mi guardo allo specchio inclinando la testa fino a fare scrocchiare la cervicale. Beh sì, sono un po' gonfia. Ma meglio non tastare perché se una ghiandola è infiammata bisogna lasciarla in pace. Quindi tasto. Sì, si sente una nocciolina che, da profana quale sono, secondo me ha la forma giusta per annunciare un brutto male. Ricordo che non più di una settimana fa, una persona mi ha detto che la mia tosse non è simpatica.  "Quella tosse non è simpatica", testuali parole. Certo, il tizio è un edicolante, mica un medico; ma la logica ci dice che comunque maneggia riviste scientifiche, quindi non è del tutto impreparato. Mi accendo una sigaretta, tanto ormai sono spacciata. Mentre il fumo scende ...

La fame notturna

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Ho sempre avuto e sempre avrò problemi alimentari, è un fatto. Ci ho discusso, con l'inappetenza, e abbiamo raggiunto una sorta di accordo: lei mi lascia in pace per qualche ora al giorno e io la ignoro per il resto del tempo. E' un buon contratto, che estenderei anche ad altre questioni persino planetarie. Ma, un ma c'è sempre, se durante il giorno viviamo una convivenza da separate in casa, di notte l'ipotalamo laterale (quello centrale evidentemente dorme) si sveglia trasformandomi in un licantropo del frigorifero.  Posso anche trovarmi nel guscio protettivo del sonno profondo, posso anche avere la dispensa vuota (capita, più spesso di quanto i miei microscopici pasti possano prevedere), e io divento una sorta di lupo famelico. E' così da sempre, non me ne faccio un cruccio: tra l'una e le due devo mangiare, non importa cosa. La scorsa notte, in preda ad uno di questi attacchi, ho colto che la scelta era scarsa. Una scatola di ceci, un pac...