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Una lettura piacevole.

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  ​ Gli autori giapponesi sono assurdi; mi piacciono tanto. Così, mi sono concessa una pausa dagli italiani che ultimamente pare facciano a gara su chi, nella propria opera, cita il maggior numero di scrittori a numero chiuso, filosofi laotiani, fisici delle particelle anarchiche e altri personaggi che non conosco... la mia sensazione è che penalizzino un po' la trama, e a tratti l'ordito, solo per farmi sentire ignorante come una pigna; peccato, perché alcuni hanno una buona penna. Ma mi sono stancata di alzarmi dal letto per andare a cercare su Google di chi stiano parlando e poi scoprire che ne potevano fare a meno senza nulla togliere all'opera. Ho scelto un autore mai letto prima su consiglio di una cara amica e, lo ammetto, l'ho chiesto in regalo alla  mia madre sostitutiva  perché il titolo mi intrigava; ho amato "Io sono un gatto" di Natsume Soseki e quando mi capita d'adocchiare la favorevole congiunzione di nipponici e gatti, non me la lascio sc...

Il non sonno dell'inquieta.

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  Foto di Giulia Della Croce      Quando finalmente arriva quella stanchezza che promette un buon sonno (ed è cosa rara), inizia il susseguirsi di distrazioni. “Non ho messo in carica il telefono”, così tocca alzarsi e testare i vari cavi appesi a una presa che prima o poi tracollerà; l’ultimo è quello giusto. Torno a letto. “Com’è che non ha fatto il solito bi-bop? Mi sa che non ho infilato bene lo spinotto”, mi alzo a controllare; sta caricando. Bene! Testa sul cuscino. Ho sete. “Perché ho lasciato l’acqua in cucina?”. Mi alzo, apro il frigo, mangio un quadretto di cioccolato e, dopo un tentennamento piacevole per via del fresco che giunge dallo sportello aperto, apro un succo d’aloe; ci hanno aggiunto lo zucchero ma è rinfrescante. Torno a letto . “Dovrei lavarmi i denti, ma ho sonno… troppo dolce quell’aloe, ora ho di nuovo sete e non ho portato l’acqua... ma che testa di...!”.  Mi alzo, prendo la bottiglia, ritorno. Mi piace bere da sdraiata....

Non mi sento vecchia, ma...

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Non mi sento vecchia, ma alcune evidenze mi portano a riflettere. Ho acquistato un tappetino antiscivolo per la doccia e una borsa per l'acqua calda, nell'eventualità di coliche. Non mangio più il cioccolato con le nocciole intere o il croccante di sesamo per non lasciarci i denti. Ho uno shampoo antigiallo per togliere i riflessi nicotina ai capelli bianchi; non l’ho ancora usato, ma è lì in caso d’emergenza. Mi sono sottoposta a una visita geriatrica; il medico mi è parso abbattuto. Riesco ancora a mettermi una gamba sulla spalla, ma se provo a fare una capriola mi accartoccio su me stessa e rischio il collare ortopedico (non so perché lo faccio, è anche questo mi impensierisce). Ho comprato uno di quei portapillole settimanali perché spesso non riesco a ricordare se ho preso lo Xanax o meno (il che significa che anche lui inizia a non funzionare un granché). Controllo i piedi ossessivamente alla ricerca di calli (per ora non ne ho, ma è questione di ore). Ho un taccuino ...

Sviluppare il coraggio. Le armi contro il Disturbo Ossessivo Compulsivo

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  “Come posso allontanare da me questi pensieri che mi fanno star male? Ho provato in tutti i modi a cacciarli via ma, ogni volta che ci provo, loro ritornano immediatamente perché sono dentro la mia testa. È come se avessi una voce interna che mi parla. So che sono pensieri irrazionali, che mi costringono a evitare tante situazioni e a ripetere alcuni comportamenti, ma non riesco a non averli […] So che dall’esterno tutto ciò appare insensato, ma io sento dentro di me una sorta di voce che mi spinge a lavarmi continuamente e, dopo essermi lavato, a non toccare nessun oggetto per non “sporcarmi” di nuovo. Quando finalmente vado a letto, mio padre mi deve accompagnare, rassicurandomi di non aver toccato nulla che possa avermi contaminato […].” Con la testimonianza di un paziente, si apre “ Ossessioni e compulsioni. La terapia cognitivo comportamentale in azione ” (IW Edizioni), del terapeuta Enrico Rolla, direttore dell’Istituto Watson, Centro di Psicoterapia e Scuola di Specializ...

Qualcosa di bello può capitare.

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  C’è quest’uomo… nel quartiere lo si può incontrare facilmente, giorno e notte (è un essere da esterno), e mi pare di avervene già parlato. È basso, più di me, ha la testa rasata, il viso aspro tempestato da tatuaggi di quelli caserecci: un impegnativo triangolo nero nel centro della fronte, poi croci e lacrime a profusione, qua e là, vagamente deturpate da profonde rughe; indossa una canottiera bianco-grigio a costine o, come oggi, una canotta nera (estate e inverno sta smanicato, lui è coibentato, presumo), braghe sborse e scarpe che potrebbero essere ciabatte o viceversa. Credo sia sprovvisto della maggior parte dei denti nel distretto frontale e dimostra un’età variabile tra i 50 (portati malissimo) e i 70 (non portati eccelsamente nemmeno quelli). Soffre di una tosse che, se usata con una buona strategia di marketing, potrebbe rivelarsi una vincente campagna di dissuasione dal tabagismo. Sospetto sia perpetuamente sotto i fumi dell’alcol o che quest’ultimo gli abbia provoca...

Se restassero solo due settimane

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            Questa notte non riesco a dormire: troppo caldo, troppo thè, troppa nicotina e una lattina di Coca Cola. Così, un’oretta fa ho guardato un film di cui ho già dimenticato il titolo. L’ho scelto solo perché il protagonista è Steve Carell, che ha un’incredibile faccia da topo, e mi sono sempre piaciuti gli uomini che somigliano ai topi. Ho immaginato si trattasse di una commedia perché Carell l’ho sempre visto interpretare ruoli comici. Oggi (ormai è un ieri) è stata una giornata strana, non orribile ma con una sfumatura di tristezza che bramava proprio una commedia, qualcosa su cui sorridere senza stare a pensare. Invece mi sono imbarcata in una pellicola di tutt’altro genere. Un meteorite distruggerà la terra tra 15 giorni e il protagonista, abbandonato dalla moglie, decide di andare a cercare il suo grande amore mai dimenticato (altrimenti, come grande amore lascerebbe parecchio a desiderare); nel frattempo incontra una sconosciuta un...

"Libera la tua natura selvaggia" . Intervista a Eija Tarkiainen

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  “Fortunata io. Sono nata in una delle tragedie più antiche dell’umanità: circondata dall’amore profondo ma che trovava espressione attraverso i conflitti e le lacrime. Nella sua forma luminosa restava muto e immobile. Ho così imparato a vedere la Bellezza dietro le spade e gli scudi della paura, la sensibilità dietro gli sguardi feroci, la potenza della nostra natura anche se senza grazia espressa.” Questo è l’incipit di “Libera la tua natura selvaggia” di Eija Tarkiainen. Un libro che ho acquistato nonostante non ami i saggi che tentano d’insegnarmi chi sono, chi dovrei essere e come raggiungere la felicità. Ma è stato il sottotitolo - “Come ritrovarsi attraverso l’antica saggezza finlandese” - che mi ha fatto l’occhiolino, risvegliando l’attrazione che provo verso i Paesi nordici e le loro incantevoli leggende. L’autrice, infatti, si è ispirata al poema epico Kalevala , dove “gli eroi non combattono con le armi, il potere, il dominio materiale o il sapere intellettuale, ma co...