Post

Il colpo degli allegri infelici.

  Ieri è uscito nelle librerie il mio nuovo romanzo! Ho messo un bel punto esclamativo per esprimere un entusiasmo che purtroppo sento tiepido e sciapo come una minestrina d'ospedale. Ma eccomi qui! (idem). Ora ve ne parlo un po'. E' il quarto pubblicato e il nono scritto, è divertente. Qui mi parte una breve digressione: mi è stato chiesto perché scrivo romanzi umoristici a dispetto di uno stato depressivo abbastanza evidente; gli altri 5 lavori, quelli chiusi nel cassetto, sono tutt'altro che divertenti, il fatto è che non me li pubblicano: pare io sia più brava a fare ridere... è la storia della mia vita.  E comunque, a volte basterebbe leggere tra le righe per smorzare il sorriso. La trama del romanzo ve la evito perché sono inetta con le sinossi. Posso dirvi che parla di tre trentenni che decidono di darsi al furto con scasso, ma tutto va storto e si trovano tra le mani un ostaggio. Si tratta di una donna, Pandora, che come la sua omonima mitologica porta scompigli...

Riti insensati. Mi diverto con poco.

Immagine
  Sono una che non festeggia, questione d’abitudine. Ma il Samhain, o Capodanno celtico che dir si voglia, mi ha sempre affascinata. Anni prima che dagli States arrivasse l’ennesima moda buona ad arricchire aziende dolciarie e locali per feste, mi capitò di frequentare alcune donne legate alla Wicca (o cosucce del genere) e ricordo ancora le loro istruzioni per l’uso di rituali più o meno complessi (o vagamente insoliti, tipo restare nude sotto la pioggia durante la luna piena, con accanto il gatto… non l’ho mai fatto perché, da fumatrice quale sono, i miei gatti hanno sempre avuto polmoni deboli e la bronchite è dietro l’angolo). Comunque sia, ogni anno attendo la mezzanotte del 31 ottobre con una certa fiducia nella vita; per me non è materiale da buttar via. Quindi eseguo rituali tutti miei, che mi divertono come una bimba a Natale e, al contempo, mi danno modo di riflettere su un paio di cose (anzi, tre): passato, presente e futuro. Così mi preparo (non fatelo a casa!)...

Piccola digressione anatomica.

Immagine
      Prima di andare a dormire do un’occhiata alle notizie dell’ultima ora. Per addormentarmi mi ripeto l’alfabeto, anche al contrario (e lì, di solito, mi abbiocco in uno stato di totale confusione mentale), abbinando a ogni lettera il nome di una malattia. Appena sveglia ritorno ai lanci d’agenzia ma con più impegno rispetto alla sera, cioè non mi limito a guardare le figure.  Durante la giornata leggo studi, ricerche, test randomizzati a doppio cieco carpiato su varie patologie.  Fatico a concentrarmi e sto iniziando a sospettare che non si tratti di un disordine neuropsichico: è che non voglio concentrami, la mente divaga per sfuggire alla naturale ansia a cui conducono queste attività.        Tuttavia, a volte, stare dietro a questioni mediche risveglia la mia attenzione (che, appunto, di solito dorme o va a farsi un giro per ammirare panorami più ameni). Ammetto che sono bei momenti, perché per un’ipocondriaca, iatrofobi...

Zuzù.

Immagine
     Non ho mai scritto un elogio funebre per una persona, e prevedo che mai lo farò. Ho scritto il mio necrologio, che all’epoca allarmò qualche amico, ma è una cosa del tutto diversa. Tuttavia, ora mi scappa qualche riga sulla compagna d’avventure che mi è stata accanto, per più di vent’anni.  Sabato se ne andata Zuzù, la Cinquecento azzurra che all’improvviso, e con un una fiammata da affumicare l’intero quartiere, ha concluso la sua ultima corsa.  Per motivi che mi sfuggono, ma sui quali lavorerò con “una brava”, ricordo il nostro primo incontro con una nitidezza che, ammetto, non posso paragonare ad alcun appuntamento con un umano.       Mi avevano dato una dritta: un’auto usata a prezzo ridicolo e in buono stato. Quando arrivai alla concessionaria, dalla vetrina ne vidi due: una nera e l’altra azzurra. Adoro il colore nero mentre l’azzurro mi dice poco, ma pregai che fosse la seconda. Ricordo che entrai incrociando le dita e preparandom...

Breve storia di insensata contentezza.

Immagine
  Non è accaduto alcunché di così significativo. Niente da segnalare, eppure. Eppure da qualche tempo sono contenta: canticchio, se il corpo duole diventa l’occasione per fare cose nuove meno faticose, fischietto parecchio, spargo sorrisi a random (e sono sinceri, non partono dalla bocca), passeggio (canticchiando e fischiettando) e mi godo panorami forse insignificanti, sto ricominciando a dormire, mi disinteresso senza sforzo a chi non merita più il mio interesse, mi inalbero poco e solo per giuste cause, fumo meno, rido di più, sento di voler bene a una folla di gente perlopiù sconosciuta… nessuna ansia,   momenti di autentica e insensata gioia. È meraviglioso! Pure troppo. È così strano, almeno per una depressa a lunga percorrenza. Ecco, se sei fatta “storta”, se la mente ce l’hai un po’ sghemba, dopo un mesetto o due finisci persino col preoccuparti e cerchi sul web se la felicità può essere il sintomo di una grave malattia. In effetti, può esserlo, così dice il...

Breve storia del corpo umano (una guida per gli occupanti) di Bill Bryson

Immagine
  Questo libro mi ha seguita per ogni dove. È stato nel mio zaino per tre anni, ovunque andassi lui veniva con me. Mi ha aiutata, talvolta permettendomi di arrivare non del tutto impreparata ad appuntamenti di lavoro, mi ha fatto sorridere in momenti poco piacevoli, è stato una compagnia nei tempi di code e permanenza in sale d’attesa, mi ha distratta da qualche ansia e non è poco. Forse per questi motivi ho sempre evitato di leggerne l’ultimo capitolo. O forse perché parla della morte, e per quanto l’argomento sembri non turbarmi un granché, sotto sotto si tergiversa. Ci è voluto il mal di schiena, e la conseguente necessità di alleggerire il carico quotidiano durante le uscite, per convincermi a sfrattarlo dalla sua dimora mobile. L’ho trovato macchiato dal thè del thermos a tenuta controversa, dalla mina dei lapis, dalle mie impronte digitali poco linde, e tra le pagine c’erano foglietti con appunti, briciole di tabacco e zucchero dei Pavesini; ma finalmente ho terminato la ...

Portare a spasso il cane: benefici ed effetti indesiderati.

Immagine
       Almeno l’80% dei medici che consultai all’epoca dell’agorafobia totale, mi consigliarono di prendere un cane. Ne avevo già avuti due in passato e la loro perdita fu talmente dolorosa che decisi di rinunciare all’idea per sempre (poi scoprii che la morte di un gatto o di un topo provocano un identico dolore). Portare o, come nel mio caso, farsi portare a spasso dal cane, fa bene. Posso persino spingermi a dire che mi ha aiutata molto a uscire nei momenti in cui mi pareva di non farcela nemmeno trainata da due buoi. Inoltre, dato che i proprietari di cani sono esseri molto sociali e attaccano discorso con una facilità straordinaria, anche la resistenza al contatto con i miei simili ha iniziato a vacillare.  L’andatura di Budino è quella del fitwalking, indi ottimale per la salute cardiocircolatoria. Quindi, bene! Tuttavia, qualche problema c’è. Ad esempio, non ho ancora ben capito dove sia consentita la minzione canina. Contro i muri sarebbe vieta...