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Cose di questi giorni

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Matita rossa su giornata grigia Degli ultimi giorni avrei un sacco di cose da raccontare, Per questo sono stata zitta. Mettere ordine tra tanti pensieri è come cercare di districare il caos su una scrivania dove ogni singolo oggetto, foglietto, matita, taccuino, servono, non se ne può fare a meno, devono stare lì, se li allontani rischi di non trovarli più. Ho giorni brutti, altri belli, alcuni intermedi. Quelli intermedi, a dire il vero, sono più numerosi perché il bello è sempre un po' contaminato dal brutto; e non viceversa, non so perché. Posso supporre che le grane siano infestanti come alcune erbe che a lungo andare soffocano anche i roseti più sani e rigogliosi. O forse chi possiede un naturale talento per la coltivazione della depressione non riesce mai a godersi completamente i momenti migliori. Voterei per la seconda ipotesi. Sto scrivendo molto. Non qui sul blog (purtroppo), perché quando scrivo per sedarmi cerco di liberare la mente dalle costrizioni ...

Fissarsi su dettagli irrilevanti

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La curiosità è una bestia strana: è capace di lasciarti in pace su questioni importanti, poi ti assale nel momento più irrilevante. Ama i dettagli lei, io vado pazza per quelli oziosi. E' che quando noto qualcosa di strano, la voglia di conoscere diventa fissazione, diciamo pure paranoia. Ecco, oggi stavo sistemando la borsa della spesa in auto, cioè l'ho buttata sul sedile e uno yogurt si è infilato vicino ai pedali e... vabbè, non è più mangiabile, a meno di non fare tanto la schizzinosa e passare il cucchiaio sul tappetino...   Dicevo, stavo per salire in auto e tornarmene a casa (che ne avevo una gran voglia), quando ho girato la testa e ho visto una scritta sul muro. Ho inclinato la testa verso sinistra; lo faccio spesso quando qualcosa m'incuriosisce, e credo che quella posa mi conferisca un'espressione particolarmente ottusa, ma non è questo il punto. Il punto è che l'unica parola per me comprensibile della scritta in questione, era Serbia. ...

Gente assurda il ciel l'aiuta

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Ieri sera è venuto giù il cielo, e mi sono sentita bene. Non un po' bene, tanto. Premettiamo che ai primi accenni di tuono sono uscita a cercare Lisbeth, scappata dalla finestra del bagno che con il vento, ma anche senza, si apre sempre (ho degli infissi che andrebbero studiati da un team composto da architetti, ingegneri ed esorcisti). Non ne ero contenta, perché mi trovavo nel bel mezzo di uno Sherlock Holmes dalla trama avvincente. Ammetto di aver aspettato un po', sperando iniziasse uno stacco pubblicitario lungo come Via col vento, e invece...  Avete fatto caso che quando non desiderate interruzioni ne arrivano a valanga e, se invece vi sono utili (che ne so, per preparavi un tè, prendere due grissini da sgranocchiare, cercare un accendino funzionante, assecondare l'effetto diuretico del tè, andare a recuperare una gatta scappata da una finestra posseduta da entità demoniache, eccetera) è come se aveste sottoscritto, a vostra insaputa, un contratto con una ...

Agorafobia e taglio dei capelli

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Come alcuni di voi sapranno e vivranno quotidianamente (vi considero fratelli, sappiatelo), uno degli incubi peggiori, per chi soffre di agorafobia e fobia sociale, è dover attendere (lunga attesa) in un luogo che non sia casa propria.  Se poi c'è anche gente e sussistono oggettive o anche solo congetturate limitazioni alla fuga, il quadro è perfetto per incorniciare un grandioso attacco di panico. Con queste premesse, uno dei posti peggiori è il parrucchiere. Ce ne sono molti altri, ovvio, ma andare a tagliarsi i capelli (o, peggio, a fare la tinta) è un'impresa che richiede non poco coraggio. Mentre sto seduta aspettando il mio turno, recito mantra dal testo improvvisato e mi dico che appena le forbici inizieranno il loro lavoro, io non potrò più scappare. Quindi, quando tocca a me, vengo sopraffatta dalla più cupa disperazione. Per anni mi sono imposta di portare i capelli lunghi, facendomeli piacere solo per necessità. In seguito ho iniziato a guardare t...

Lamenti articolari e assenza di agorafobia

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Tutto è iniziato pigiando enter sulla tastiera del computer. E' vero, ho usato il mignolo che è piccolino e non dovrebbe essere impiegato in lavori pesanti, ma ormai era fatta, non ci ho prestato la dovuta attenzione. Dolore. E io sono una che non sopporta il dolore mentale, ma quello fisico le fa un baffo... se si tralascia la questione dell'ipocondria, che comunque è mentale. Per qualche ora ho pensato d'essermi rotta il dito e, avendo la fobia dei medici, oltre ad avvertire un certo imbarazzo nello spiegare la dinamica dell'incidente, ho preso il bastoncino di un gelato (che mi sono mangiata con piacere, tuttavia senza perdere di vista il motivo di tale sacrificio) e ho steccato il mignolo. Terrei a precisare che nel lasso di tempo in cui ho fagocitato il ricoperto al cioccolato, il ditino è gonfiato fino a somigliare, per dimensioni e colore, a un wurstel tedesco. Non mi sto lamentando, sia chiaro, è solo per farvi comprendere i sintomi che mi hanno co...

Gli amici non sono perfetti

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In questa casa si dorme poco in linea generale; quando fa caldo, il poco evolve in nulla. Ma il sabato va bene, lo si accetta senza fare tante storie e si cerca d'impegnare il tempo in modo costruttivo e piacevole, non fosse altro che per fare un dispetto all'insonnia. La notte scorsa, però, ho fatto una capatina su forum, gruppi, pagine dei social, adunanze virtuali, insomma nei luoghi preposti a dare un po' di sollievo a chi soffre di ansia, depressione, panico e affini. Lamentazioni a iosa, qualche pregevole consiglio, pressoché assenti le manifestazioni d'autoironia. Il mio umore era stabile, tendente al sereno, con qualche nuvola sparsa, ma senza minaccia di precipitazioni. Questo prima del tour.  Dopo ho iniziato ad avvertire un po' di malessere, persino un accenno di nervosismo.  Chiedetemelo pure, lo so che ne avete voglia... Ti senti tanto diversa da chi si sfoga sui social? No! Ed è per questo che non mi sfogo sui social. Comunque, la scorsa...

Lisbeth, la gatta personal trainer

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Un anno fa, due amici mi hanno portato due gatte, due sorelline. E, anche per oggi, con i 2 siamo a posto. Non l'ho presa bene per un elenco abbastanza lungo di motivi, che sostanzialmente si possono ridurre a due (eccolo di nuovo): primo, da pochi giorni mi era morto l'ultimo gatto della lunga serie di felini che ho ospitato (o mi hanno ospitato, a dire il vero) e non l'avevo presa bene;  secondo, prendersi cura seriamente di un animale costa più di quanto posso permettermi, immaginiamo due! Non l'ho presa bene. Ecco. Ma erano le 11 di sera, le gattine erano spaventate, avevano fatto un viaggio lunghissimo (almeno secondo i miei parametri), uno dei miei amici era in fase depressiva, e alla televisione stavano dando il film "Uomini che odiano le donne". Cosa c'entra il film? Una delle due gatte, quella nera, a mio parere somigliava alla protagonista, Lisbeth Salander, personaggio favoloso, capace di scatenare in me una grande invidia verso il...