Post

Mignoli e agorafobia

Immagine
Non fatelo a casa! Tempo fa mi sono fratturata un dito. Ho sentito un crac, ho dato di stomaco, e in un amen il mignolo della mano destra è diventato buono per farci un hot dog. Che fare? Erano tempi non sospetti, il Covid era fuori dai radar (non è vero, i ricercatori lo conoscevano da anni, ma nessuno li stava a sentire, come parlassero di UFO)... comunque, come ogni persona normale farebbe, la soluzione più sensata del problema era rivolgersi a gente competente in materia, ossia recarmi al pronto soccorso. Persone normali! Eh, qui si presenta l'ostacolo. Mentre gli altri uscivano, percorrevano a lunghe falcate ogni direzione del mondo esterno con persino un po' di indolenza e la noia di chi sa di poterlo fare come e quando gli pare (bizzarra la vita, vero? Mai avere certezze, ne ho fatto una regola), io mi godevo il tepore di casa. Un tepore da estate a Torino, ultimo piano, tetto non coibentato. E' che non uscivo. Punto. E' che solo l'idea di mettere un piede fu...

In crisi d'astinenza

Immagine
 Un problemuccio di salute, che rende l'entusiastica vitalità di un organo interno incompatibile con l'assunzione di farmaci, mi sta sottoponendo alla tortura dell'allontamento dallo Xanax. E' la quinta o sesta volta che di provo. Non ci sto rinunciando completamente, altrimenti non sarei qui a scrivere, non fosse altro che risulta complesso dedicarsi a qualsiasi attività mentre si batte la testa contro il muro; semplicemente sto tentando di ridurre (dimezzare) il consumo quotidiano. Ora, sapete che quanto sia affezionata a quella pastiglietta rosa (o bianca, dipende dalla confezione capitata in sorte): un amore non facile, nato con pessime premesse perché tendo a rifiutare i farmaci. Persino gli analgesici non sono praticamente mai entrati in casa mia, preferisco sopportare il dolore piuttosto che ingollare roba chimica. Inoltre, ho sempre pensato d'essere un soggetto predisposto alle dipendenze di vario genere, pur detestando le dipendenze (uno dei miei tanti cont...

Una lettera aperta

Immagine
"La verità è raramente pura e mai semplice"  Oscar Wilde Oggi volevo scrivere di tutt'altro, ma da qualche tempo fatico a trattenere gli impulsi del momento; dev'essere un effetto dello stress da 2020; tuttavia, tutto sommato, non me ne lamento. Il fatto è che ho appena finito di leggere il messaggio di Angelo, un "amico" virtuale che bazzica queste pagine da quando ho aperto il blog e spesso mi scrive le sue argute impressioni e osservazioni, quindi mi è particolarmente caro. Nel suo messaggio di qualche giorno fa (purtroppo leggo la posta del blog solo di domenica, quando ho un po' più tempo per soffermarmi su quanto mi raccontate e per rispondervi evitando insignificanti monosillabi), mi scrive che con il passare del tempo ha compreso quanto io abbia completamente aperto le porte della mia vita a degli sconosciuti, ed invidia la fiducia che ripongo in chi mi legge. Ho avvertito, in prima battuta, un po' di stupore e, immediatamente dopo, l'esi...

Piccola storia con brutte foto

Immagine
E' stata una concomitanza di eventi, sommata all'improvvisa consapevolezza di avere accantonato le mie esigenze per il bene comune e la sensazione urticante che il comune non si meriti il mio bene. Ieri, nel giorno in cui di solito festeggio l'inizio di un nuovo anno, qualcosa mi ha turbata; quando sono turbata ho bisogno di riflettere; per riflettere come si deve ho necessità di camminare e i 50 mq di casa non mi bastano; fuori riesco a percorrere tragitti dignitosi e senza panico solo di notte. E c'era la nebbia e un silenzio meraviglioso e una luna piena che dalla finestra mi diceva "Come on" (perché la luna parla inglese, quando è costretta a dire qualcosa). Indossati gli abiti notturni, né carne né pesce, già testati con risultati soddisfacenti, cioè si fa fatica a capire se sotto quella roba ci sia una donna o un uomo segaligno (e la mascherina è, ahimè, un accessorio fondamentale), sono uscita con il mio zaino extralarge con dentro tutto ciò che può tor...

Guardiamoci negli occhi!

Immagine
Lisbeth  L'uso della mascherina ha certamente innescato una serie di disagi.  Non sto parlando di quanto possa essere o meno faticoso respirare o degli occhiali che si appannano (quello degli occhiali, effettivamente è un tema su cui ci potremmo lamentare a lungo); sto cercando di comprendere l'impatto psicologico di qualcosa a cui non eravamo abituati, a meno di non svolgere professioni che prevedano l'uso di tale dispositivo. Ho iniziato a doverla indossare (ed era un dovere che non ammetteva ribellioni) mentre ero ricoverata in ospedale, nel periodo coincidente con l'inizio del lockdown: ci dovevo convivere anche di notte e mi era consentito toglierla soltanto durante i pasti e quando mi lavavo faccia e denti. Sapevo che era un elemento fondamentale per difendermi da un attacco esterno, quindi non stavo a ragionarci sopra; ciò che mi turbava era vedere attorno a me solo volti sconosciuti con l'aggiunta di non poterne scorgere, memorizzare, interpretare, i connota...

La giornata della salute mentale: dati e riflessioni semiserie

Oggi sto lavorando alla salute mentale. In generale, non la mia (quella è una causa persa in partenza, mi limito a somatizzare).  Sabato si celebra la giornata mondiale della salute mentale; dubito si festeggerà, non sfileremo per le strade con le nostre piccole, medie o gigantesche pazzie (che ora si chiamano disturbi, non potendo azzardare un "diversamente normali"), anche se l'idea di folleggiare non sarebbe male; come fobica sociale parteciperei in remoto, ma mi sentirei a casa (dove, in effetti, sarei). Tuttavia, credo sia nostro diritto pretendere dei regali, almeno un piccolo presente o, a limite, un biglietto d'auguri personalizzato. Allora, finito di scrivere un articolo sull'argomento, ho deciso di condividere con voi alcuni dati (fonte ANSA, che se ci aggiungiamo una I fa tanto al caso nostro) che mi sembrano interessanti. Cercherò di trattenermi dal commentarli, vedremo se ci riesco: è tutto il pomeriggio che mi freno, qualcosina può scappare. Intanto,...

Sognare rinoceronti

Immagine
  Da piccola parlavo raramente, perdevo spesso una scarpa e, quando potevo, camminavo fissando uno specchietto che tenevo rivolto verso l'alto.  Non mi piaceva giocare con gli altri bambini e gli adulti m'incuriosivano, ma preferivo osservarli da un certa distanza. Il mio passatempo preferito era guardare le immagini dell'enciclopedia medica; tuttavia quei volumi risultavano troppo pesanti da trasportare, quindi li sfogliavo sul pavimento. Pare fossi poco incline alla gioia o alla tristezza, ma non lo ricordo. Ricordo che l'unica richiesta che formulavo con petulante insistenza era d'essere portata allo zoo. Sospetto d'avere imparato precocemente che apparire strani destabilizza e che le persone destabilizzate cedono rapidamente ai tuoi desideri... per pietà o per paura, non so. Così ero spesso allo zoo, dove le iene m'incutevano terrore e la pantera mi faceva pena perché non smetteva di andare avanti e indietro in una gabbia troppo piccola e buia per un ani...